L'indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata

la legislazione italiana punta sull’utilizzo della PEC quale strumento destinato ad interconnettere tra di loro tutti gli attori dell’azione amministrativa, non più in via preferenziale o prioritaria, ma esclusiva ed escludente; per perseguire questo risultato il legislatore crea un indice nazionale degli indirizzi PEC dei professionisti e delle imprese, a disposizione dell’amministrazione e di qualunque cittadino (ivi incluse ovviamente le imprese e i professionisti)

  1. Lo stato dell’arte della PEC

Il legislatore con la revisione operata attraverso la disciplina di fine 2012 al CAD, ha regolato i rapporti tra cittadini e amministrazione improntandoli al più alto utilizzo possibile delle tecnologie della comunicazione (ICT). È un processo di lunga data che trova le sue origini alla fine degli anni 90 dello scorso secolo, ma che ha subito accelerazioni visibili di grande efficacia (almeno per quanto riguarda l’ambito delle imprese) a partire dal 1 aprile 2010, quando per tutte le imprese (comprese quelle individuali) è diventato obbligatorio l’uso della firma elettronica per rivolgere domande e comunicazioni al registro delle imprese, e definitivamente dal 31 marzo 2011, quando è entrato in vigore il DPR 160/2010, che almeno nella sua stesura originale (ed a regime), prevedeva l’esclusivo utilizzo delle ICT nei rapporti tra imprese e SUAP e tra SUAP (front office) e le altre amministrazioni in posizione di back office (cd. Enti terzi).

L’obiettivo del legislatore era chiaro ed esplicito: il costo a carico dei cittadini degli adempimenti burocratici, risulta vieppiù aggravato dalla lentezza dello stesso, causata dalla circolazione di carta dagli incombenti ad esso connessi (posta tradizionale, protocollazione e smistamento delle pratiche, rapporti tra uffici fondati sulla circolazione di pratiche cartacee). Il costo risulta incrementato nel caso in cui la domanda riguardi una concessione, autorizzazione o comunque altro strumento necessario all’avvio di un’attività.

In tale logica il legislatore ha predisposto una serie di strumenti indirizzati a ridurre le esternalità negative riconnesse a quanto sopra evidenziato, riconducibili ad istituti quali il SUAP, la SCIA, che possono svolgere la propria funzione solo e soltanto se risultano azzerati i tempi strumentali. Non ha alcun senso ammettere che l’attività possa essere iniziata sin dal momento della trasmissione della domanda al SUAP (nel caso di procedimento automatico – soggetto a SCIA), come si evidenzia dal complesso delle norme dell’art. 19 della legge 241, dall’articolo 5 del DPR 160/2010 e dal DM 10 novembre 2011, se poi, viaggiando la domanda con mezzi tradizionali, i benefici recati dalla disciplina risultano frustrati dai tempi necessari alla trasmissione della domanda stessa.

In tale ottica e nell’ulteriore intento di garantire la certezza del mittente, del destinatario e dei tempi di spedizione, il legislatore ha progressivamente fatto sempre maggior ricorso associando agli strumenti informatici sopra descritti l’uso della PEC.

Così avvenne con la comunicazione unica per la nascita dell’impresa (Legge 40/2007, DPCM 6 maggio 2009, DM 29 novembre 2008 e s.m.i.), così nell’ambito del SUAP, ancorché in forma residuale e transitoria.

È lo stesso CAD, tuttavia, a generalizzare l’utilizzo della PEC per i rapporti tra cittadino ed amministrazione. Con la riforma operata dal citato DL 179/2012 è stato introdotto l’articolo 3 bis che già dalla rubrica “Domicilio digitale del cittadino” evidenzia l’iter che il legislatore ha definitivamente intrapreso con riferimento all’istituto oggetto della presente riflessione.

La norma in oggetto ha una portata maggiore del suo ambito d’azione, ove afferma che “al fine di facilitare la comunicazione tra pubbliche amministrazioni e cittadini…”, ma al tempo stesso pone un’immediata scissione tra i due “utenti” dell’amministrazione: cittadini ed imprese/professionisti. Per i primi infatti l’articolo 3 bis (almeno al momento) prevede che l’utilizzo della PEC sia facoltativo, per le finalità di cui sopra, prevedendo poi disposizioni agevolative per il rilascio della PEC al cittadino; per le imprese ed i professionisti (come s’osserverà) il regime è quello dell’obbligo.

Se dunque il cittadino nei rapporti con la P.A. può indicare un domicilio elettronico, il legislatore ne deriva un obbligo (a carico dell’amministrazione) di iscrivere quel domicilio nell’anagrafe nazionale e ne…

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