L’accisa come imposta di scopo ed il caso dell’imposta di consumo sull’olio lubrificante

di Fabrizio Stella

Pubblicato il 15 marzo 2014

la Corte di Giustizia UE è intervenuta recentemente sul concetto di accisa come imposta di scopo, fornendo ancora una volta interessanti chiavi di lettura: mettiamo a confronto la normativa domestica con le norme comunitarie, evidenziandone i profili di eventuale criticità

 

  1. Premessa

La Corte di Giustizia è recentemente intervenuta, con la sentenza del 27 febbraio 2014, resa nell’ambito della controversia C-82/12, sulla natura di imposta di scopo, a tutela della salute e dell’ambiente, di qualsiasi imposizione indiretta sulla vendita di oli minerali, intervenendo, quindi, sulla corretta interpretazione dell’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 92/12/CEE1.

Le accise, si rammenti, svolgono solo incidentalmente un ruolo di raccolta di risorse per l’Erario, rappresentando invero una tassazione di scopo per incentivare/disincentivare determinati comportamenti della domanda nel libero mercato.

La questione oggetto di domanda pregiudiziale era stata sollevata nell’ambito di una controversia promossa da una impresa di trasporto merci iberica che, dopo aver versato la IVMDH (Impuesto sobre las ventas minoristas de determinados hidrocarburos), presentava una domanda di rimborso dell’imposta versata, ritenendo la disciplina nazionale in contrasto con il citato articolo 3, laddove la stessa perseguiterebbe finalità di bilancio e non rispetterebbe l’economia generale della disciplina dell’Unione in materia di Iva o di accise sotto il profilo dell’esigibilità.

In particolare, la questione comunitaria verteva sulla corretta interpretazione del richiamato articolo 3 il quale riconosce, agli Stati membri, la facoltà di introdurre o mantenere imposizioni indirette su prodotti già soggetti a norme armonizzate in materia di accise a condizione che l’imposta abbia una finalità specifica e che rispetti le regole di imposizione applicabili ai fini delle accise o dell’Iva sulla determinazione della base imponibile, il calcolo, l’esigibilità e il controllo dell’imposta2.

Esaminiamo di seguito la sentenza della Corte e la normativa domestica al fine di verificarne la compatibilità a livello comunitario.



  1. La quaestio comunitaria e la Sentenza della Corte di Giustizia.

Con l’articolo 9 della legge 24/2001, il legislatore spagnolo aveva istituito l’IVMDH, imposta entrata in vigore il 1º gennaio 2002.

In particolare, questa imposta gravava sul consumo di determinati oli minerali e veniva assolta sulle vendite al dettaglio dei prodotti annoverati nel suo ambito di applicazione oggettivo, conformemente alle disposizioni della legge n.24/2001.

Sempre in base all’art. 9 il trasferimento dell’IVMDH dallo Stato centrale alle Comunità autonome sarebbe avvenuto secondo le singole leggi di trasferimento ed, inoltre, gli importi provenienti da detta imposta erano totalmente destinati al finanziamento di spese sanitarie mentre la parte di risorse, derivante dalle aliquote d’imposta stabilite dalle Comunità autonome, poteva essere destinata al finanziamento di interventi nel settore dell’ambiente.

Gli olii minerali che rientravano nel campo di applicazione dell’IVMDH erano le benzine, il gasolio, l’olio combustibile e il cherosene non utilizzato come combustibile per riscaldamento mentre ed il presupposto impositivo era costituito dalle vendite al dettaglio definite dalla legge n. 24/2001 come:

a) le vendite o le forniture di prodotti annoverati nell’ambito di applicazione oggettivo destinati al consumo diretto degli acquirenti. In ogni caso, sono considerate “vendite al dettaglio” le vendite effettuate in esercizi di vendita al dettaglio al pubblico di cui al punto 2, lettera a), infra, a prescindere dalla destinazione data dagli acquirenti ai prodotti acquistati;

b) le importazioni e gli acquisti intracomunitari di prodotti annoverati nell’ambito di applicazione oggettivo quando sono direttamente destinati al consumo da parte dell’importatore o dell’acquirente in un impianto per autoconsumo.

L’esigibilità dell’imposta era legata al momento della messa a disposizione dei prodotti nei confronti degli acquirenti o, se del caso, all’atto del loro autoconsumo, purché fosse stato appurato il regime di sospensione di cui all’articolo 4, paragrafo 20, della legge 38/1992, del 28 dicembre 1992, relativa alle accise.

Nel caso di importazioni, l’imposta era esigibile allorquando i prodotti venivano messi a disposizione degli importatori e purché l’importazione, finalizzata al consumo dei menzionati prodotti, ed il regime il regime di sospensione di cui all’articolo 4, paragrafo 20, della legge 38/1992 fossero stati appurati.

La base imponibile dell’imposta era costituita dal volume dei prodotti soggetti ad imposizione e l’aliquota era data dalla somma delle aliquota statale e da quella stabilita dalla Comunità autonoma corrispondente.

Quanto ai fatti della causa, nel 2009 una società di trasporto chiedeva all’ufficio delle accise il rimborso dell’IVMDH pagata negli esercizi fiscali del periodo 20052008 in