La fiscalità europea: arriverà l'armonizzazione?

La Commissione Europea il giorno 8 ottobre 2013 ha reso noto il documento Tax Reforms in EU Member States, report sulle riforme fiscali degli Stati membri dell’Unione Europea.

Il Report, analizzando le riforme fiscali operanti negli Stati membri, si prefigge l’obiettivo di analizzare la politica fiscale dell’UE attraverso la delineazione di tutte le strategie politiche concretizzate dagli Stati al fine di rafforzare i sistemi tributari europei.

Il documento pubblicato dalla Commissione diventa un importante contributo al cd semestre europeo tendente a perseguire un livello di governo economico comprendente tutta l’aria europea.

 

All’interno dell’Annual Growth Survey 2013 e del semestre europeo 2013 per l’economic governance, la Commissione europea presenta una serie di Raccomandazioni agli Stati membri.

 

La finalità persistente è quella di voler creare riforme in ambito fiscale che possano dare crescita economica e consolidamento delle finanze pubbliche: il documento annuale diventa mezzo di monitoraggio del livello di sviluppo delle Raccomandazioni fornite dalla Commissione.

In particolare, il Report si compone in due parti:

  • la prima offre l’insieme delle riforme fiscali degli Stati dell’Unione Europea nel 2012 e nei primi sei mesi del 2013. Questa parte sottolinea quanto di comune c’è tra le scelte politiche fiscali degli Stati Membri classificando le misure tributarie corrispondenti alle più rilevanti aree del semestre europeo. La Commissione opera una vera e propria catalogazione delle riforme evidenziando i trend europei del momento, anche grazie alle precisazioni fornite dalla Commissione nell’Annual Growth Survey 2013 che hanno indirizzato parte delle riforme.

In vero si sottolinea che,

    • relativamente alla fattispecie della tassazione delle persone fisiche, personal income tax, PIT, c’è stato un aumento delle aliquote nominali e la creazione dei contributi di solidarietà da parte dei contribuenti di reddito più elevato, circostanza che ha portato il sistema fiscale verso una maggiore progressività;

    • relativamente alla fattispecie di fiscalità societaria, corporate income taxation, CIT, si è osservato una riduzione della base imponibile al fine di contrastare gli effetti del calo degli investimenti privati.

 

Negli Stati Membri si è avuto un aumento della tassazione IVA e delle altre imposte indirette a livello ambientale così come le Raccomandazioni date dalla Commissione per la quale le imposte sui consumi devono essere compatibili con la crescita economica: si precisa, altresì, che tale incremento si è verificato non grazie ad un allargamento della base imponibile ma grazie all’aumento delle aliquote nominali;

  • la seconda offre spunti per una discussione di politica fiscale atta a garantire un miglioramento dei regimi fiscali europei. Si compone a sua volta di due capitoli, l’uno basato su domande relative alla modalità di risanamento della finanza pubblica e della spesa attraverso la tassazione, l’altro incentrato sui percorsi economici da seguire per la tassazione individuale.

 

La seconda parte, dunque, esamina le scelte di politica fiscale che potrebbero avere effetti positivi al fine del consolidamento dei conti pubblici, delle performance del prodotto interno lordo e delle politiche di occupazione.

Si analizzano le scelte di politica fiscale che potrebbero garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche nel rispetto della crescita economica: osserva la Commissione che un terzo degli Stati membri, a tal fine, potrebbe trasferire il carico fiscale su tassazioni che non cozzano con la ripresa economica (imposte sui consumi, la tassazione sulla proprietà degli immobili e le imposte ambientali).

Ancora si definiscono critiche all’impianto delle singole imposte e alla costruzione dei sistemi di tax compliance: nella definizione della CIT, corporate income taxation, parte degli Stati UE ha introdotto il debt bias, sistema che porta alla deduzione fiscale dei…

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