Il recupero fiscale degli errori contabili

il reddito d’impresa viene calcolato secondo il principio di competenza economica: cosa avviene quando il contribuente sbaglia ad imputare i costi per competenza? Può, e come, il contribuente correggere le dichiarazioni errate e riportare i costi negli anni di effettiva competenza?

L’art. 109, c. 1, del TUIR, disciplina il principio della competenza temporale, che presiede la determinazione del reddito d’impresa, secondo cui i costi e ricavi proporzionali al tempo, devono confluire nel bilancio dell’esercizio in cui è compreso il loro periodo di riferimento, indipendentemente dalla data della loro valorizzazione, al fine di evitare spostamenti di elementi reddituali da un periodo ad un altro, a discrezione del contribuente.

Alla luce di questo principio, esaminiamo i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, con la circolare n.31/E del 24 settembre 2013.

 

IL RECUPERO DEGLI ERRORI CONTABILI

In presenza di un corretto trattamento contabile degli errori di qualsiasi tipologia, purché aventi riflesso su componenti negativi e positivi che concorrono alla formazione del reddito imponibile, la circolare n. 31/2013 rileva la necessità di valutare se, in linea di principio, sia consentito al contribuente il recupero del componente negativo non contabilizzato nel periodo di imposta nel quale è stato commesso l’errore ovvero la possibilità di assoggettare a tassazione il componente positivo, anch’esso non rilevato, nel periodo d’imposta corretto.

Come è noto, con circolare n. 23/E del 4 maggio 2010 l’Agenzia delle Entrate ha riconosciuto la deduzione, nel periodo di imposta di effettiva competenza, di costi oggetto di recupero per mancato rispetto del principio di competenza: “il diritto al rimborso della maggiore imposta versata con riguardo a un periodo d’imposta antecedente o successivo a quello oggetto di accertamento, decorre dalla data in cui la sentenza che ha affermato la legittimità del recupero del costo non di competenza è passata in giudicato, ovvero dalla data in cui è divenuta definitiva, anche ad altro titolo, la pretesa dell’Amministrazione finanziaria al recupero del costo oggetto di rettifica. Da tale data, infatti, si deve ritenere affermato irrevocabilmente anche il diritto del contribuente a dedurre nel periodo di imposta di effettiva competenza il componente negativo” (l’istanza di rimborso della maggiore imposta versata può essere presentata, ai sensi dell’art. 21, c. 2, del D.Lgs. n. 546 del 1992, entro due anni dal passaggio in giudicato della sentenza ovvero dalla data in cui è divenuta definitiva, anche ad altro titolo, la pretesa dell’Amministrazione finanziaria al recupero del costo oggetto di rettifica).

La posizione dell’Amministrazione finanziaria si fa forte di una serie di principi affermati dalla Corte di Cassazione, per la quale è ormai principio consolidato che il contribuente non possa essere lasciato arbitro della scelta del periodo cui imputare i componenti negativi di reddito, stanti i principi contenuti nell’art. 109 del T.U.I.R. (cass. n. 10981/2009; cass. n. 7912 del 9 giugno 2000; cass. n. 6331/2008).

Successivamente, con la circolare n. 29/E del 27 giugno 2011 le Entrate hanno affermato cheil diritto al rimborso di cui trattasi consegue a tutte le ipotesi in cui il rilievo divenga definitivo, e quindi anche nelle ipotesi di accertamento resosi definitivo per mancata impugnazione nei termini o per acquiescenza, nonché nei casi di accertamento con adesione o conciliazione giudiziale”.

Da ultimo, con la circolare n. 35/E del 20 settembre 2012, punto 1.4, l’Amministrazione finanziaria estende i principi contenuti nella citata circolare n. 23/E del 2010 “anche alla ipotesi di non corretta imputazione temporale di componenti positivi, ripresi a tassazione dall’ufficio accertatore in un periodo di imposta successivo rispetto a quello in cui gli stessi componenti hanno già concorso alla determinazione del reddito. Ciò in quanto anche in tale ipotesi si realizza un fenomeno di doppia imposizione che deve essere evitato”.

La circolare appena emanata, n. 31/2013, ritiene che i principi prima sintetizzati, finalizzati ad evitare che in capo al contribuente si verifichino fenomeni di doppia imposizione, trovino applicazione non solo nell’ipotesi di rettifica da parte…

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