Le partite IVA dopo la Riforma Fornero

Vale iniziare il nostro viaggio nel mondo delle nuove Partite Iva con una premessa di carattere generale: l’apertura della Partita Iva dovrebbe essere l’adempimento propedeutico per l’avvio di una nuova attività imprenditoriale o libero professionale, senza vincoli di subordinazione, con propria struttura organizzativa autonoma, rivolta ad una pluralità di Committenti e/o Centri di interesse.
L’articolo 2222 del Codice Civile ci aiuta nell’individuazione del lavoro autonomo: “… Quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivo un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente, si applicano le norme del lavoro autonomo”.
Le principali figure di lavoratori autonomi sono rappresentate dai commercianti ed artigiani, dagli imprenditori agricoli, dai professionisti.
Fatte queste opportune e necessarie considerazioni possiamo ora analizzare la situazione attuale di questo particolare mondo, che per molti versi, affascina ma anche sgretola certezze.
Partiamo da un recente studio condotto dalla Cgia di Mestre sulla base dei dati forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze, che ha evidenziato come nel 2012 vi sia stato un forte incremento dell’apertura di nuove Partite Iva, così riassumibili in termini numerici:
+ 549.000 senza distinzione di età di cui + 211.500 tra gli under 35.
Dall’analisi della categoria dei nuovi imprenditori è emerso che più del 38,5% delle nuove richieste di partita Iva hanno riguardato appunto gli under 35 (imprenditoria giovanile), le donne, le attività di agenti di commercio, di libere professioni e dell’edilizia.
Un più recente esame dell’Osservatorio del Ministero dell’Economia e della Finanza monitorando i dati dei primi mesi del 2013 ha evidenziato un calo delle domande di attribuzione delle partite iva seppure comunque, per quelle presentate, gli under 35 e le persone fisiche sono quelli che hanno contribuito maggiormente.
Il primo segnale, quello del 2012, apparentemente poteva essere interpretato come un positivo segnale di ripresa economica, di rinnovata fiducia nel mercato e nel mondo del lavoro, tale da consentire, seppur prudentemente, l’avvio di nuove attività ed in alcuni casi anche nuovi investimenti.
In realtà, anche alla luce delle informazioni elaborate per i primi due mesi del 2013, il dato può consentire anche un’analisi diversa, ovvero quello stesso approfondimento che ha indotto la recente Riforma Fornero a dedicare parte delle proprie modifiche proprio al mondo dei lavoratori autonomi e delle partite Iva.
Infatti entrambi gli studi individuano nelle nuove attività soggetti che, seppure collocati quali lavoratori autonomi, hanno prevalentemente un solo committente; in tal senso si è infatti espresso proprio Giuseppe Bortolussi, segretario generale della Cgia di Mestre il quale dichiara: “ L’aumento del numero di partite Iva in capo ai giovani lascia presagire, nonostante le misure restrittive introdotte dalla Riforma del Ministro Fornero, che questi nuovi autonomi stiano lavorando prevalentemente per un solo committente. Visto che questo boom di nuove iscrizioni ha interessato in particolare modo gli agenti di commercio/intermediari presenti nel settore del commercio all’ingrosso, le libere professioni e l’edilizia riteniamo che la nostra chiave di lettura non di discosti moltissimo dalla realtà”.
Ecco quindi che laddove vi è comunque una evidente contrazione dell’offerta di posti di lavoro dipendenti, una precarietà sempre più dilagante, a farla da padrone sono le aperture delle Partite Iva, unica ancora di salvezza per poter in molti casi lavorare.
Se questa è la situazione attuale, …

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