La nuova IVA per cassa: si parte già dal prossimo 1 dicembre 2012

L’art. 32-bis del D.L. n. 83/2012 ha introdotto un nuovo regime dell’Iva per cassa – accanto a quello già previsto dall’art. 6, c. 5, del D.P.R. n. 633/1972, per le operazioni con i soggetti “istituzionali” – sostitutivo di quello sinora applicabile, contemplato dall’art. 7 del D.L. n. 185/2008.
Le disposizioni attuative della novità normativa, sono state successivamente emanate dal Ministro dell’economia e delle finanze, con il D.M. 11 ottobre 2012, che ha ribadito i principi già contenuti nell’art. 32-bis del D.L. n. 83/2012, introducendo altresì alcune utili indicazioni di natura operativa.
Il primo profilo ha riguardato, in particolare, i presupposti di applicazione della nuova Iva per cassa, riservato ai soggetti passivi Iva che, nell’anno solare precedente, hanno conseguito un volume d’affari non eccedente l’importo di 2 milioni (rispetto a quello di euro 200.000 previsto dall’art. 7 del D.L. n. 185/2008), oppure – nel caso di nuova attività – presumono, nel primo esercizio di non superare tale soglia. A questo proposito, il Decreto attuativo, ha precisato che – ai fini della verifica della sussistenza di tale requisito – devono essere considerate sia le operazioni rientranti nel campo di applicazione dell’Iva per cassa che quelle escluse.
L’accesso al regime della nuova Iva per cassa è, tuttavia, subordinato ad un’ulteriore condizione, ovvero che la cessione di beni o prestazioni di servizi sia posta in essere dai predetti contribuenti nei confronti di cessionari e committenti anch’essi soggetti passivi Iva, ovvero agenti nell’esercizio di imprese, arti o professioni. Al ricorrere di tale ipotesi, per il cedente/prestatore l’Iva diviene esigibile al momento del pagamento del corrispettivo – in deroga al principio generale del momento di effettuazione dell’operazione (art. 6 del D.P.R. n. 633/1972) – e, in ogni caso, dopo il decorso di un anno dall’effettuazione dell’operazione, salvo il caso del sopravvenuto assoggettamento, prima della scadenza di questo termine, del cessionario/committente ad una procedura concorsuale (e non più anche esecutiva, come, invece, stabilito dall’art. 7 del D.L. n. 185/2008): il medesimo principio opera, inoltre, con riferimento alla detrazione dell’imposta sul valore aggiunto relativa agli acquisti effettuati dal soggetto passivo che ha optato per l’Iva di cassa, il cui diritto è esercitabile soltanto per effetto del pagamento del corrispettivo, oppure dopo il decorso di un anno dall’effettuazione dell’operazione.
A livello operativo, l’applicazione del regime in parola impone, a carico del cedente/prestatore, l’obbligo di esporre in fattura la dicitura “Operazione soggetta ad Iva per cassa (o ad esigibilità differita), ai sensi dell’art. 32-bis del D.L. n. 83/2012”, coerentemente con quanto previsto dall’art. 7 del D.L. n. 185/2008: la differenza rispetto al previgente sistema è, tuttavia, rappresentata dal fatto che la controparte detrae l’Iva indicata nel documento in base ai principi generali del momento di effettuazione dell’operazione, a prescindere da quello del pagamento (salvo il caso in cui tale soggetto abbia esso stesso optato per l’Iva di cassa).
In altre parole, diviene sostanzialmente irrilevante per il cessionario/committente sapere che l’operazione a lui fatturata sia o meno soggetta al nuovo regime dell’Iva per cassa: tale circostanza ha, pertanto, indotto la relazione illustrativa al D.M. 11 ottobre 2012 a sostenere che la mancata indicazione della predetta dicitura costituirà una mera violazione formale, senza incidere sull’efficacia dell’opzione esercitata.
In ogni caso, il regime dell’Iva per cassa …

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