Sempre in discussione i compensi agli amministratori

Con sentenza n. 2854 del 24 febbraio 2012 (ud. 8 febbraio 2012) la Corte di Cassazione ha ritenuto deducibili, per competenza, i compensi agli amministratori di società ed enti soggetti ad Ires, in contrasto con quanto previsto dall’art. 95, c. 5, del T.U. n. 917/86, secondo cui tali compensi sono deducibili “nell’esercizio in cui sono corrisposti”.

 

IL RICORSO DELLE ENTRATE

L’Amministrazione finanziaria “deduce violazione di norme di legge, in quanto il giudice di appello non considerava che il compenso corrisposto agli amministratori il 13 gennaio 2005 non poteva essere imputato all’anno in questione per la deduzione, trattandosi di costo non di competenza, posto che era stato sostenuto dopo il 12 di quel mese, e quindi a termine perentorio già scaduto, non potendosi applicare il principio della c.d. ‘cassa allargata’“.

 

I MOTIVI DELLA DECISIONE

Per la Corte, “in tema di imposte sul reddito d’impresa, la regola posta dal D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 75, secondo cui i ricavi, i costi e gli altri oneri concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza, a condizione che la loro esistenza o il loro ammontare sia determinabile in modo oggettivo (dovendo altrimenti essere calcolati nel periodo d’imposta in cui si verificano tali condizioni), mira a contemperare la necessità di computare tutte le componenti nell’esercizio di competenza con l’esigenza di non addossare al contribuente un onere troppo difficile da rispettare. Quindi essa va interpretata nel senso che il dovere di conteggiare tali componenti nell’anno di riferimento si arresta soltanto di fronte a quei ricavi ed a quei costi che non siano ancora noti all’atto della determinazione del reddito, e cioè al momento della redazione e presentazione della dichiarazione. Pertanto, l’onere di provare la sussistenza dei requisiti di certezza e determinabilità delle componenti del reddito in un determinato esercizio sociale incombe all’Amministrazione finanziaria per quelle positive, ed al contribuente per quelle negative. In particolare, nel caso in cui detti requisiti siano condizionati dall’espletamento di procedure amministrative, essi si intendono acquisiti, ai fini dell’imputazione del reddito corrispondente ad un determinato esercizio dell’impresa, solo attraverso il procedimento amministrativo che ne verifica i presupposti e ne liquida l’ammontare, mentre invece alcuna prova al riguardo era stata fornita da E.R. nella specie (cfr. anche Cass. Sentenze n. 20521 del 22/09/2006, n. 1431 del 2006)”.

 

Brevi riflessioni

Non bastavano le problematiche sulla congruità dei compensi degli amministratori; oggi si apre il fronte della deducibilità per cassa o per competenza, che normativamente appare chiaro.

Non si può parlare, infatti, di cassa allargata, nel momento in cui il dettato normativo – art. 95 c. 5 del T.U. n.918/86 – appare assolutamente chiaro. I compensi agli amministratori vanno dedotti per casso, nell’esercizio in cui sono corrisposti.

Di converso, il dibattito rimane aperto sulla congruità dei compensi. Ricordiamo che la Cassazione, con sentenza n. 24957 del 10 dicembre 2010, in un colpo solo, ha ritenuto deducibili, sempre e comunque, i compensi agli amministratori (e indipendentemente dall’importo).

Per la Corte di Cassazione nell’attuale sistema la spettanza e la deducibilità dei compensi agli amministratori è determinata dal consenso che si forma tra le parti o nell’ente sul punto, senza che all’amministrazione sia riconosciuto un potere specifico di valutazione della congruità”. Nello specifico, rilevano i giudici, “occorre anche osservare che, nell’evoluzione dei tempi, i compensi degli amministratori, specie di imprese di grosse dimensioni, ha assunto una tendenza diretta a d una crescente lievitazione degli stessi … nondimeno, neppure può affermarsi che nell’attuale ordinamento siano assenti norme antielusive in presenza di una disciplina sulla simulazione e dei negozi in frode alla legge, usufruendo delle quali sia…

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