Al via i rimborsi sull’IVA per la Tariffa rifiuti

di Valeria Fusconi

Pubblicato il 19 marzo 2012

con una recente sentenza la Corte di Cassazione ha sancito che non era soggetta ad IVA la TIA1 (tariffa rifiuti ex art. 49 DLGS 22/1997), riaprendo le chance di richiesta di rimborso per i contribuenti

La Cassazione, con la sentenza n. 3756 del 9 marzo scorso, conferma la non assoggettabilità ad IVA della Tariffa rifiuti e boccia la tesi sostenuta dal Dipartimento delle politiche fiscali che, con la circ. n. 3 del 2010, aveva cercato (per la verità, un po’ forzatamente) di bloccare le numerose istanze di rimborso avanzate dai contribuenti.

 

In effetti, la problematica dell’applicabilità o meno dell’IVA alla Tariffa di Igiene Ambientale, introdotta dall’art. 49 del D.Lgs. n. 22/1997 (cosiddetta TIA1, per distinguerla dalla TIA2, di cui all’art. 238 del D. Lgs. n. 152/2006) sembrava essere stata definitivamente risolta dall’importante intervento della Corte Costituzionale che, con la sentenza n. 238 del 24 luglio 2009, ne aveva autorevolmente sancito la natura tributaria, con due significative conseguenze:

a) della devoluzione delle controversie alla cognizione delle Commissioni tributarie;

b) della mancata soggezione della TIA1 all’IVA, considerata l’inesistenza di un nesso diretto (sinallagma) tra il servizio svolto e l’entità del prelievo.

 

A tale conclusione il giudice delle leggi era pervenuto sottolineando, fra l’altro, le evidenti analogie fra la TARSU (artt. da 58 a 80 del D. Lgs. n. 507/1992) e la TIA1, così sintetizzabili:

  • in relazione al fatto generatore dell’obbligo di pagamento: muovono entrambi dallo stesso presupposto, individuato dall’art. 49 del D.lgs. 22/1997 in “chiunque occupi oppure conduca locali o aree scoperte a uso privato, non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale”; eguale è anche l’ambito soggettivo, considerato che la TIA si applica ai medesimi utenti già individuati come soggetti passivi della TARSU. In ogni caso, precisa la Corte Costituzionale che “il fatto generatore dell’obbligo d