Fatturazione beni significativi, IVA e contratto d’appalto, distruzione di beni con consegna a terzi, minimi e continuazione dell’attività, definizione lite e soccombenza parziale

di Antonio Gigliotti

Pubblicato il 16 gennaio 2012



i casi pratici della vita professionale risolti dal dott. Antonio Gigliotti

QUESITO N. 1: Fatturazione beni significativi

Il decreto Sviluppo ha previsto che le imprese che eseguono i lavori di ristrutturazione edilizia (detraibili dall'Irpef al 36%) non devono più indicare il costo della manodopera impiegata nelle fatture emesse. Questo comporta delle modifiche per la cessione di beni significativi?

 

RISPOSTA

L’articolo 7, comma 1, lettera b della legge 23 dicembre 1999, n. 488 prevede l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta al 10% per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata.

La Circolare n. 36 del 31 maggio 2007 dell’Agenzia delle Entrate, al paragrafo 9, ha chiarito che l’agevolazione in esame si applica soltanto alle prestazioni di servizi mentre le cessioni di beni sono sottoposte all’aliquota ridotta “solo se la relativa fornitura è posta in essere nell’ambito di un contratto d’appalto”.

A questa regola, il legislatore, ha, però, previsto una eccezione nell'ipotesi in cui, nella realizzazione dell'intervento, siano impiegati beni di "valore significativo" la cui individuazione è stata effettuata con Decreto del Ministro delle Finanze del 29/12/1999.

L'aliquota IVA del 10 % si può applicare ai beni, precedentemente elencati, soltanto fino a concorrenza dell'ammontare della prestazione, considerata al netto del valore dei beni stessi. Questo meccanismo comporta, di fatto, che, se il valore del bene “significativo” non supera il 50 % di quello complessivo dell'intervento, quest'ultimo risulta interamente agevolato.

 

Se nell'ambito degli interventi di manutenzione si utilizzano beni di valore significativo, nella fattura si indicano, distintamente:

  • il corrispettivo del servizio, al netto del valore dei beni significativi;

  • la parte del valore dei beni stessi cui è applicabile l'aliquota Iva ridotta (10%);

  • l'eventuale parte residua del valore dei beni stessi soggetta all'aliquota del 21%.

 

Il Decreto sviluppo ha modificato la fatturazione circa le opere di ristrutturazione che usufruiscono dell’agevolazione del 36%. Al contrario per la fatturazione dei beni significati non è stata apportata alcuna modifica l'impresa deve continuare a evidenziare in fattura la descrizione e il valore degli eventuali beni significativi forniti per l'esecuzione dell'intervento.

 

QUESITO N. 2: Iva e contratto di appalto

Una società che svolge attività edile ha emesso delle fatture relative ad un contratto di appalto. Le opere relative a tale contratto sono state effettuate prima del 17 settembre, ma il pagamento è avvenuto dopo. Quale aliquota Iva si applica?

 

RISPOSTA

Quando sono poste in essere sia prestazioni di servizi che cessioni di beni, occorre “fare riferimento alla volontà contrattualmente espressa dalle parti per stabilire se sia prevalente l'obbligazione di dare o quella di fare” (risoluzione 220/E/2007).

Il contratto si può qualificare come cessione di beni (cessione con posa in opera) se il programma negoziale ha quale “scopo principale la cessione di un bene”, mentre l'esecuzione dell'opera è diretta esclusivamente ad “adattare il bene alle esigenze del cliente, o a consentirne la fruizione, senza modificarne la natura”. Nei contratti di fornitura con posa in opera, la posa effettuata “direttamente dal cedente o prestatore ovvero per suo conto e a sue spese”, non è soggetta autonomamente all'imposta nei rapporti fra le parti dell'operazione principale (articolo 12, comma 1, Dpr 633/72), ma ha “una funzione accessoria rispetto alla cessione del bene”.

Al contrario, il contratto si considera prestazione di servizi (appalto) se la volontà contrattuale è quella di “addivenire a un risultato diverso e nuovo rispetto al complesso dei beni utilizzati per l'esecuzione dell'opera”.

Si ha un contratto di appalto ogni qualvolta l'assuntore si impegni a consegnare prodotti con caratteristiche completamente diverse da quelli fabbricati in serie. A differenza della compravendita o della fornitura con posa in opera, nei contratti di appalto l'obbligazione di “fare” prevale su quella di “dare”, con conseguente prevalenza del lavoro sui beni consegnati.

Dato che il contratto di appalto viene considerato una prestazione di servizi bisogna applicare la regola prevista dall’art. 6 D.p.r. 633/72 secondo cui le prestazioni di servizi si considerano effettuate all’atto del pagamento (e nella misura in cui esso avviene). Alle opere indicate nel quesito si dovrà quindi applicare l’aliquota del 21%.

 

QUESITO N. 3: Distruzione beni con consegna a terzi

Un commerciante di materiale edile detiene in magazzino una quantità di beni obsoleti che intende eliminare mediante consegna a terzi autorizzati. E’ necessaria una procedura specifica?

 

RISPOSTA

Il D.P.R. 441/1997 detta dei criteri di accertamento, prevedendo che i verificatori se non rinvengono, presso i luoghi di svolgimento dell'attività d'impresa, dei beni la cui esistenza è desumibile da idonea documentazione, possono presumere che tali beni siano stati ceduti. L’art. 1, c. 2, D.P.R. 441/1997 prevede la non operatività della presunzione se il contribuente dimostra che i beni non sono presenti nel luogo di esercizio dell'attività poiché sono stati impiegati nella produzione. Di conseguenza si dovranno dimostrare: le modalità di trasformazione; se sono andati perduti o sono stati distrutti; se sono stati consegnati a terzi in base a un titolo non traslativo della proprietà. In relazione alla seconda ipotesi elencata (cioè la distruzione volontaria), è previsto che la distruzione ovvero la trasformazione debbano essere provate seguendo una procedura che si articola in diverse fasi.In particolare, la distruzione dei beni deve essere provata da: una comunicazione; la redazione di un verbale; la redazione del documento di trasporto.Al contrario, nel caso di consegna a soggetti autorizzati, la prova di distruzione dei beni è data semplicemente dall’annotazione sul formulario di identificazione previsto dalla normativa per lo smaltimento dei rifiuti. In tale ipotesi il DPR 441/97 non prevede alcun ulteriore adempimento. In sostanza, con la consegna a terzi autorizzati si è esonerati dalla particolare procedura prevista dal D.p.r. 441/97 a condizione che sia documentata dal formulario di identificazione dei rifiuti di cui all’art. 15 del D.Lgs 22/1997. In tal modo, si supera la presunzione di cessione di cui all’art. 1 d.p.r. 441/97 non sorgendo alcun obbligo impositivo.

 

QUESITO N. 4: Minimi e continuazione dell’attività

Un consulente del lavoro abilitato e iscritto all’ordine dal 2006 svolgeva la priopria attività presso altri studi con contratti di co.co.pro. Dal 2008 il consulente del lavoro ha aperto la partita Iva optando per il regime dei minimi e prestato la propria attività emettendo fattura sempre presso gli stessi studi. E’ possibile continuare ad esercitare l’attività come contribuente minimo anche dopo il 1 gennaio 2012?

 

RISPOSTA

Tra le nuove condizioni che devono essere rispettate per usufruire del regime dei contribuenti minimi a partire dal 1.1.2012 figura anche quella che l'attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l'attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell'esercizio di arti o professioni.

Sia la C.M. 26.1.2001, n. 8/E sia la C.M. 59/E/2001 avevano chiarito che il carattere di mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta si desume dalla circostanza che la nuova attività e quella svolta in precedenza presentino il medesimo contenuto economico e si fondino sulla stessa organizzazione di mezzi necessari al loro svolgimento.

Secondo il documento di prassi, la prosecuzione si realizza allorché l'attività presenta il carattere di novità unicamente sotto l'aspetto formale, ma nella sostanza viene svolta utilizzando gli stessi beni dell'attività precedente, nel medesimo luogo e nei confronti degli stessi clienti. La disposizione, la cui concreta applicazione va verificata caso per caso, ha carattere antielusivo ed è finalizzata ad evitare gli abusi dei contribuenti, i quali, al solo fine di godere delle agevolazioni tributarie previste dal nuovo regime, potrebbero di fatto continuare ad esercitare l'attività in precedenza svolta, modificando solamente la veste giuridica di impresa o lavoro autonomo. In tempi recenti è stato chiarito che è possibile fruire del regime agevolato in caso di precedente svolgimento di un'attività di lavoro autonomo occasionale (R.M. 26.8.2009, n. 239/E).

Dato che il contribuente indicato nel quesito svolge la propria attività nei confronti degli stessi clienti con i quali aveva un rapporto di co.co.pro., l’attività esercitata costituisce la prosecuzione dell’attività di lavoratore dipendente (o collaborazione a progetto), pertanto dal 1.1.2012 dovrà uscire dal regime dei minimi.

 

QUESITO N. 5: Definizione lite e soccombenza parziale

Si chiede se è possibile aderire al condono Lite Pendente al 01/05/2011 di un ricorso tributario in 2° grado di giudizio. La Commissione Tributaria regionale si è pronunciata il 04/04/2011 depositando la sentenza il 04/05/2011, accogliendo parzialmente il Ricorso del Contribuente. Qualora risulti pendente, qual è la percentuale da applicare ai fini del calcolo dell'importo dovuto?

 

RISPOSTA

La circolare n. 48/E del 24 ottobre 2011, chiarisce che possono essere definite anche le controversie interessate da sentenza già emessa alla data in cui si intende chiedere la definizione, purché i relativi termini di impugnazione – anche per effetto di sospensione – alla stessa data non siano scaduti.

Stando così le cose, occorrerà riscontrare volta per volta, che – alla predetta data – non siano decorsi i termini per impugnare la sentenza emessa dalle Commissioni tributarie provinciali, regionali, centrale, dai Tribunali o dalle Corti d’Appello.

La medesima circolare (punto 6.2), inoltre, precisa che in caso di soccombenza parziale – che si verifica quando, con l’ultima o unica pronuncia resa alla data di presentazione della domanda di definizione, la parte non ottiene l’integrale accoglimento delle proprie richieste - troveranno applicazione, sia la percentuale del 10% che quella del 50%. Più precisamente, le suddette percentuali andranno applicate partitamente sul valore della lite, in base alle seguenti modalità:

  • il 10% sulla parte del valore della lite per la quale l’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare resa, sul merito o sull’ammissibilità, ha statuito la soccombenza dell’Agenzia delle Entrate;

  • il 50% sulla parte del valore della lite per la quale l’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare, sul merito o sull’ammissibilità, ha statuito la soccombenza del contribuente.

A tal proposito, l’amministrazione offre il seguente esempio: “un contribuente ha integralmente impugnato un avviso di accertamento recante maggiore imposta per 10.000 euro (con conseguenti sanzioni collegate all’imposta e relativi interessi, non rilevanti ai fini della determinazione del valore della lite). La sentenza di primo grado ha annullato parzialmente l’avviso di accertamento, con conferma della legittimità e fondatezza della pretesa limitatamente ad un’imposta pari a 6.000 euro (più sanzioni e interessi relativi). Il valore della lite è pari all'importo del tributo contestato con l’atto introduttivo in primo grado, vale a dire 10.000 euro. Il contribuente, per definire la lite, dovrà versare il 10 per cento di 4.000 euro (imposta annullata dalla sentenza) nonché il 50 per cento di 6.000 euro (imposta confermata dalla sentenza). Pertanto, verserà complessivamente 3.400 euro (400 + 3.000)”.

Alla luce di quanto sopra, quindi, la controversia oggetto del quesito sarà definibile, se alla data di presentazione della domanda (entro e non oltre il 2 aprile 2012) essa sia ancora pendente, ovvero non vi sia stato il passaggio in giudicato della sentenza emessa dalla CTR. Inoltre, ai fini dell’eventuale definizione, bisognerà applicare partitamente, secondo le modalità appena specificate, sia quella del 10% che quella del 50%.

 

16 gennaio 2012

Antonio Gigliotti