Relazione dei sindaci revisori e falso in bilancio


Il bilancio di esercizio è il documento con cui si rappresenta, al termine di un periodo amministrativo,  che nella generalità dei casi viene fatto coincidere con l’anno solare, la situazione patrimoniale e finanziaria ed il risultato economico dell’esercizio di una azienda in uno stato di normale funzionamento.


 


La formazione del bilancio è sottoposta a disposizioni normative e regolamentari che tendono a  ridurre eventuali  caratterizzazioni  del documento, al fine di renderlo veritiero e corretto e tale da essere uno strumento informativo per le diverse classi di interessi che convergono nell’azienda.


 


Il procedimento di formazione  del bilancio  di esercizio di una società di capitali è scandito da una serie di atti preparativi  alla sua approvazione da parte dell’assemblea generale dei soci.


 


Nelle società di capitali in cui è presente il collegio sindacale , sia con funzioni di controllo contabile sia senza,  il bilancio di esercizio,  composto dallo stato patrimoniale, dal conto economico , dalla nota integrativa e , del caso,  della relazione della gestione, viene consegnato dagli amministratori, che lo hanno compilato, ai sindaci  almeno trenta giorni della data prevista per la sua approvazione – art. 2429, 1°comma – affinchè questo organo possa riferire sullo stesso alla  assemblea dei soci  convocata annualmente in seduta ordinaria per questo importante funzione. I sindaci , nella loro relazione che deve essere depositata presso la sede della società almeno 15 giorni prima dell’assemblea, devono riferire sui risultati dell’esercizio sociale e sull’attività svolta e devono  fare le osservazioni e le proposte in ordine al bilancio e alla sua approvazione – art. 2429 2°, 3° comma – .


 


La relazione dei sindaci al bilancio , viene letta all’assemblea dei soci, che non la discute trattandosi del resoconto dell’attività di vigilanza e di controllo svolta dai sindaci durante l’esercizio,  e ad oggetto il rispetto nell’attività di gestione della società dello statuto e delle norme civili , fiscali , previdenziali ed amministrative nonché del controllo della  gestione finanziaria e di quella economica.


 


Il legislatore ha ritenuto, con gli articoli 2621 e 2622 del c.c., che anche la relazione del collegio sindacale al bilancio di esercizio possa integrare il reato di falso in bilancio, quando con dolo e per conseguire un ingiusto profitto i sindaci, vadano a  licenziarla ( la relazione) in guisa di ingannare  i destinatari, non rappresentando la verità gestionale e organizzativa della società.


 


Il reato di  false comunicazioni sociali è disciplinato dagli articoli  2621 e 2622 del codice civile. Più in particolare l’art.2621 è dedicato alle false comunicazioni che non generano danni ai soci e ai creditori , tema invece di cui il legislatore ha investito, anche nel titolo, l’art.2622.


 


A mente dell’art. 2621 c.c. si configura il reato di falsa comunicazione sociale quando gli amministratori  o chi svolga di fatto queste funzioni, i sindaci e i liquidatori, con l’intenzione di  ingannare i soci o il pubblico,  e al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto:


a)      espongano,  nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, fatti non rispondenti al vero ;


b)     omettono informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo , in modo da indurre in errore i destinatari.


 


Il reato di false comunicazioni sociali “che non hanno cagionato danni a terzi”  ai sensi del primo comma dell’art. 2621 c.c., è  punito con l’arresto fino a un anno e sei mesi. Contro questo reato si procede di ufficio.  La punibilità è esclusa se le falsità e le omissioni non alterano in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la società appartiene. La punibilità è comunque esclusa se le falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5 per cento o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1 per cento.


 


Non è punibile, inoltre, la falsa rappresentazione che si è originata da una errata valutazione estimativa che differisce in misura non superiore al 10 per cento a quella corretta.


 


Con l’art.2622 il legislatore intende perseguire i reati di false comunicazioni sociali in danno dei soci e dei creditori , i quali  su querela vanno ad attivare la procedura penale. I destinatari delle pene sono sempre, come nell’art.2621, coloro i quali hanno posto in essere gli atti che hanno ingannato i soci ed i terzi creditori e quindi gli amministratori, i sindaci e i liquidatori. Il reato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni se relativo a società non quotate e da un anno a quattro anni se relativo a società quotate.


 


I reati di cui all’art.2621 “falso senza danno” si prescrivono in tre anni , quelli di cui all’art.2622 “ falso con danno” in cinque anni, se non interrotti .


 


Giugno  2005                                                           


                                                                                     Marcello Mazza

                                                                    


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