Presunzione di distribuzione utili extracontabili per società a ristretta base societaria

La situazione economica e finanziaria di una società, insufficiente a ritenere veritiera l’operazione di restituzione dei finanziamenti infruttiferi a sua volta fatta da soci non solvibili, è idonea a sostenere la presunzione di evasione per derivazione extracontabile di utili sottratti all’imposizione fiscale e versati in conto aumento capitale di altra società.

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 24319 del 30/09/2019, ha risolto un contenzioso in tema di accertamento di utili extracontabili a carico dei soci di una società a ristretta base societaria.

 

 

Il caso: società ricorre contro l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate

Nel caso di specie, una società, esercente attività di vendita di bevande, proponeva ricorso avverso l’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate, con recupero a tassazione del versamento di 360.000 euro effettuato dai soci nel 2006.

La Commissione Tributaria Provinciale accoglieva il ricorso, mentre la Commissione Tributaria Regionale riformava la decisione accogliendo l’appello dell’Amministrazione finanziaria.

Avverso tale decisione la società proponeva infine ricorso per Cassazione, deducendo, tra le altre, la violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 e 2727 e seguenti c.c. e degli artt. 40, comma 1, e 39, comma 1, lett. d. del Dpr. n. 600/1973, lamentando il fatto che la CTR aveva dedotto dalla presunta incapacità reddituale dei soci la natura di ricavi non contabilizzati delle somme versate in contanti sul conto della società.

I giudici di merito, secondo la ricorrente, avevano dunque del tutto omesso l’esame e la valutazione della presunzione posta dall’Ufficio alla base del provvedimento di accertamento, ritenendo semplicemente che una dichiarazione di redditi irrisori di una persona fisica fosse idonea a rappresentare la effettiva “capacità economica-patrimoniale” della persona fisica stessa; presunzione da cui sarebbe poi derivata l’ulteriore presunzione della produzione di utili non contabilizzati da parte della società.

 

 

La Cassazione sulla presunzione di distribuzione di utili extracontabili

Secondo la Suprema Corte il ricorso era infondato.

Evidenziano infatti i giudici di legittimità che le doglianze della società ricorrente apparivano inammissibili nella parte in cui censuravano le valutazioni di merito della CTR, che aveva ritenuto la inattendibilità delle giustificazioni fornite dai soci in ordine alla disponibilità della somma di 356.000 euro, asseritamente versati in contanti nelle casse della società in conto futuro aumento di capitale, ritenendo conseguentemente fondata la tesi dell’Ufficio secondo cui detta somma era costituita da ricavi occulti della società stessa sottratti a tassazione.

Le censure della società ricorrente, secondo la Corte, apparivano comunque prive di fondamento, avendo la sentenza impugnata dato ampia contezza delle ragioni della decisione, disattendendo la tesi della società secondo cui i soci, pur non avendo entrate reddituali tali da giustificare il versamento della significativa somma di 356.000 euro, avevano documentato in modo inequivoco la provenienza di tale denaro, frutto di finanziamenti infruttiferi restituiti da altra società in liquidazione, di cui erano soci.

Il giudice di appello aveva quindi ritenuto non smentite le affermazioni dell’Ufficio, secondo cui la situazione economica e finanziaria della società non consentiva di ritenere veritiera l’operazione di restituzione dei finanziamenti infruttiferi, così corroborando la presunzione di evasione per derivazione extracontabile di utili sottratti all’imposizione fiscale.

E la tesi dell’Ufficio, ritenuta dalla CTR assolutamente convincente e suffragata da concreti dati contabili, dai quali emergeva la sostanziale incongruità della restituzione dei finanziamenti rispetto alla situazione patrimoniale ed economica della società, secondo la Corte, afferendo al merito della questione, non era comunque suscettibile di censura in sede di legittimità, laddove, peraltro, la presunzione di sottrazione dei utili in caso di versamento da parte di soci non solvibili – lungi dall’essere fondata sul mero dato della incapacità reddituale dei soci – appariva comunque supportata da una congrua istruttoria, dalla quale emergevano elementi concreti a sostegno della valutazione…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it