Make or Buy: è solo una questione di costi?

La scelta Make or Buy non è solo una questione di costi: molti altri elementi devono e possono essere presi in considerazione. Certamente è anche una questione di costi, che deve essere affrontata valutando le risorse specifiche che sarà possibile risparmiare con l’eventuale scelta Buy, tenuto conto dell’orizzonte temporale di riferimento e del momento a partire dal quale un’eventuale riorganizzazione dell’azienda sarà in grado di garantire vantaggi concreti e non solo potenziali.

 

Consulenza aziendale scelta make or buyTradizionalmente ogni discussione sul problema del Make or Buy comincia da una prospettiva “interna” all’azienda.

Si parte dai costi che si ritiene di poter attribuire al prodotto o al servizio in questione (in una logica più moderna ci si potrebbe riferire all’insieme dei costi attribuibili ai processi o alle attività legate a quel prodotto o a quel servizio) e si tenta di determinare la convenienza economica per l’azienda a produrre internamente o a comprare sul mercato un prodotto finito o, comunque, un semilavorato.

Questa analisi è certamente interessante e imprescindibile ma non è completa se non ci si sofferma su aspetti strategici più ampi.

La crescente complessità dello scenario economico, la possibilità di configurare in modo diverso la vita produttiva dell’azienda e la dimensione globale che la concorrenza sta assumendo impongono, infatti, di valutare con sempre maggiore attenzione quali implicazioni siano conseguenti l’una o l’altra scelta (appunto Make or Buy).

Non si tratta solo di massimizzare il margine di contribuzione di primo o di secondo livello, si tratta di comprendere quali ulteriori implicazioni derivino per l’azienda e per i suoi interlocutori (clienti, fornitori, soci, collaboratori, lavoratori dipendenti, partner commerciali) e quale scelta sia più confacente alla strategia aziendale.

La crescente attenzione alle performances attese in termini economici e finanziari (anche sul recente tema della valutazione permanente della continuità aziendale) non ha realmente senso se non si valutino anche tutta una serie di aspetti che influenzeranno la percezione dell’azienda da parte del mercato e, più in generale, da parte di tutti i portatori di interesse (i famosi “stakeholder”).

 

Un caso estremo di scelta Buy: una struttura a rete

 

In un’azienda che ipoteticamente adottasse una struttura a rete, il che va oltre l’essere semplicemente un’azienda “commerciale” che rivende prodotti o servizi già pronti, la scelta “Buy” sarebbe totalizzante per definizione.

In un’azienda di questo tipo le attività e i processi aziendali sono in larga parte, se non del tutto, affidati a fornitori esterni che cedono i loro servizi all’azienda secondo le sue specifiche e le sue indicazioni.

Prima ancora di valutare se economicamente sarebbe più conveniente produrre internamente, o forse insieme a tale valutazione, si sarà probabilmente valutato che si avranno quali vantaggi:

  • il poter operare su scala potenzialmente globale senza scontare il peso economico e finanziario di una struttura aziendale tradizionale,
  • una grande flessibilità,

e, quali svantaggi:

  • un ridotto controllo sulle attività aziendali (saranno “in mano” ai fornitori),
  • un dispendio di risorse per il coordinamento di tutti i partner,
  • un ridotto coinvolgimento degli eventuali dipendenti che avranno la percezione di poter essere anche loro sostituiti da servizi esterni,
  • la potenziale concorrenza da parte dei fornitori di beni e servizi che, nel corso del tempo, potrebbero puntare a sostituirsi nel rapporto con il cliente finale.

In questa breve e incompleta panoramica sul modello organizzativo a rete non può sfuggire il fatto che la scelta di Make or Buy va ben oltre un calcolo (necessario) di convenienza economica se è vero che lo scopo ultimo dell’azienda non è massimizzare il profitto nel singolo esercizio ma creare valore nel medio e lungo periodo.

 

Un problema legato alla scelta Buy: gestione del rischio aziendale

 

La versione 2015 della norma ISO 9001 ha puntato forte sul concetto di rischio aziendale.

Il nuovo standard pone l’accento sul “risk-based thinking”, un approccio basato su di una visione globale dei rischi dell’attività aziendale.

L’esternalizzazione di una o più fasi della produzione pone problemi non banali legati al rispetto di standard qualitativi che il cliente si attende e, a volte, pretende.

Il problema della conformità e…

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