Astensione obbligatoria del giudice e rinvio su istanza di ricusazione: cenni normativi

Secondo l’ordinamento vigente, il giudice (anche tributario) ha l’obbligo di astenersi in cinque specifici casi: una breve analisi dei casi di incompatibilità attualmente previsti dall’attuale ordinamento e le ipotesi specifiche di astensione previste per il processo tributario

astensione obbligatoria del giudicePREMESSA

L’inserimento nel D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 dell’art. 6 è la prova di un indirizzo legislativo volto a salvaguardare quella esigenza di terzietà, vale a dire di necessaria equidistanza dell’organo giudicante rispetto alle parti e agli interessi fatti valere nel processo. Tale norma prevede, al comma 1, che l’astensione e la ricusazione dei componenti delle commissioni tributarie siano disciplinate dalle disposizioni del codice di procedura civile[1] in quanto applicabili ed è indubbio che il riferimento sia a quelle espresse all’art. 51 di tale fonte.

Secondo questa norma, il giudice ha l’obbligo di astenersi nei cinque specifici casi elencati dalla norma e giova rammentare preliminarmente che la dottrina maggioritaria – contrastando qualche pensiero contrario[2] – ha concluso per la tassatività di tale elencazione[3].

Va precisato che le disposizioni relative alle “incompatibilità” previste dall’art. 8 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 545, determinano un conflitto permanente con l’esercizio della funzione di giudice presso le commissioni tributarie; nei casi previsti dalla citata norma, il soggetto in capo al quale si manifesta l’incompatibilità, prevista dalla legge, deve abbandonare definitivamente il ruolo di giudice; è quindi di palmare evidenza che ci troviamo al cospetto di una fattispecie ben diversa da quella che può comportare un caso di astensione obbligatoria dal giudizio, ove il giudice si estranea solo ed esclusivamente da quel determinato procedimento.

IPOTESI SPECIFICHE DI ASTENSIONE OBBLIGATORIA NEL PROCESSO TRIBUTARIO

Fatta questa doverosa osservazione, si può poi sottolineare che il comma 2 dell’art. 6 del D.Lgs. n. 546/1992 contempla due fattispecie di astensione obbligatoria che si aggiungono a quelle ex art. 51 del codice di procedura civile e che restano proprie del processo tributario

Secondo il citato comma dell’art. 6, “il giudice tributario ha infatti l’obbligo di astenersi e può essere ricusato anche nel caso di cui all’art. 13, comma 3, dello stesso decreto, e in ogni caso in cui abbia o abbia avuto rapporti di lavoro autonomo ovvero di collaborazione con una delle parti”[4].

L’ipotesi normativamente considerata è quella del giudice tributario che abbia già esaminato la controversia quale componente della Commissione per il gratuito patrocinio e non vi è dubbio che la “ratio” del rinvio all’art. 13, comma 3 (rectius, D.P.R. n. 115/2002), è quella di evitare che sulla lite sia chiamato a pronunciarsi un giudice che è stato già investito della stessa (proprio in sede di concessione del beneficio del gratuito patrocinio) con l’esercizio, tra l’altro, di una preliminare valutazione sulla probabilità di un esito favorevole della lite tributaria[5].

Per quel che riguarda, invece, la seconda parte del comma 2 dell’art. 6 del D.Lgs. n. 546/1992, cioè per quel che attiene l’eventualità di rapporti di lavoro autonomo e di collaborazione con una delle parti, deve rammentarsi che questi possano riguardare qualsiasi oggetto e non unicamente una prestazione di consulenza tributaria[6], nonché ogni sorta di collaborazione, non solo coordinata e continuativa, ma anche occasionale[7].

L’ambito applicativo della disposizione legislativa distingue pertanto un profilo oggettivo più ampio di quello soggettivo, giacché prende in considerazione unicamente i rapporti di lavoro fra giudice e una delle parti, non anche i rapporti fra giudice e difensore (si vedano a tal proposito l’art. 51, n. 5, e l’art. 51 n. 2 e n. 3).

Alcuni autori hanno rappresentato che i rapporti di lavoro subordinato rileverebbero solo se attuali e, secondo tale fonte di pensiero[8], la norma sarebbe inevitabilmente soggetta a tal tipo di interpretazione proprio perché finalizzata a non rendere incompatibili gli ex dipendenti delle Amministrazioni finanziarie, nominati giudici tributari.

Il Ministero delle finanze, sostenuto nei fatti da…

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