Imponibilità ai fini I.V.A. dei compensi percepiti dal direttore sanitario

I compensi percepiti dal Direttore sanitario di una Casa di cura accreditata sono imponibili ai fini IVA, non essendo applicabile il regime di esenzione e stante l’impossibilità di ricondurre l’attività professionale svolta dallo stesso nell’ambito oggettivo della fattispecie normativa di esenzione. Il presupposto risiede nel fatto che la direzione sanitaria in quanto tale non svolge funzioni di erogazione diretta di prestazioni sanitarie

Il medico con Direzione sanitaria di una Casa di cura accreditata (in libera professione che effettua fattura) deve pagare l’IVA. I compensi percepiti dal Direttore sanitario di una Casa di cura accreditata sono imponibili ai fini I.V.A., non essendo applicabile il regime di esenzione previsto dall’ art. 10, n. 18), del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633. Infatti l’attività di un Direttore sanitario o tecnico, con partita iva attribuita[1] (es. per SERVIZI DEGLI STUDI MEDICI DI MEDICINA GENERALE), che risponde personalmente dell’organizzazione tecnica e funzionale dei servizi e del possesso dei prescritti titoli professionali da parte del personale che ivi opera, sebbene sia finalizzata a garantire le migliori condizioni per l’espletamento delle prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione, non può ricondursi, propriamente, all’espletamento di tali attività nei confronti del paziente, come individuate dall’art. 10, n. 18), del d.P.R. 633/72, a fondamento dell’applicazione del relativo regime di esenzione. 

La direzione sanitaria in quanto tale (per le sue funzioni di coordinamento generale) non svolge quelle funzioni di erogazione diretta alla persona di prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione nell’esercizio delle professioni sanitarie, esenti da IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18 del DPR 26 ottobre 1972, n. 633. Sussiste l’imponibilità ai fini I.V.A. dei compensi percepiti dal Direttore sanitario non essendo applicabile il regime di  esenzione I.V.A. previsto dall’art.10, n. 18), del d.P.R. 633/72, stante l’impossibilità di ricondurre l’attività professionale svolta dagli stessi nell’ambito oggettivo della fattispecie normativa di esenzione ivi delineata.

Tale assunto trova ulteriore conforto nelle seguenti argomentazioni.

Perché una operazione possa ricadere nell’ambito applicativo dell’Iva deve soddisfare i tre fondamentali requisiti: soggettivo, oggettivo e territoriale. Pertanto, l’operazione deve essere messa in essere nell’esercizio di impresa, oppure di arte o professione, e deve riguardare la cessione di un bene o una prestazione di servizio, oltre che svolgersi sul territorio nazionale. Tuttavia, ve ne sono alcune che, benché possiedano i suddetti requisiti, sono state sottratte all’ambito applicativo dell’imposta per pura previsione da parte del legislatore.

Le suddette operazioni sono definite esenti e sono esattamente individuate nell’articolo 10 del DPR 633/72. Fra queste, di particolare rilevanza, a causa dell’ovvio risvolto sociale, sono quelle individuate al n. 18 del predetto articolo, ovvero “le prestazioni sanitarie [2]di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell’esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza, ai sensi dell’articolo 99 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, e successive modificazioni, ovvero individuate con decreto del Ministro della sanità, di concerto con il Ministro delle finanze“. Le prestazioni devono essere destinate direttamente alla cura della persona ;le medesime devono essere riconosciute come appartenenti all’elenco delle attività rientranti nel concetto di “professione ed arte sanitaria”[3].

Le operazioni esenti sono le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell’esercizio di professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza. L’esenzione Iva riguarda le prestazioni sanitarie il cui scopo principale è quello di tutelare, mantenere o ristabilire la salute delle persone, compresi quei trattamenti o esami clinici effettuati nei confronti di persone sane. L’esenzione Iva ha carattere oggettivo, essendo correlata alla natura sanitaria delle prestazioni. Per questo tipo di operazioni deve comunque essere emessa una fattura ove andrà indicata la norma di esenzione. La fattura deve riportare il titolo di esenzione IVA ai sensi dell’articolo 10, comma 1, n. 18 del DPR n. 633/1972 e successive…

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