IVA: il problema della variazione del metodo di calcolo dell'acconto

La scadenza del termine di versamento del saldo dell’Iva dovuta in base alla dichiarazione annuale può rappresentare un’ottima occasione per effettuare la verifica degli importi liquidati periodicamente nell’anno.  Ad esempio potrebbe essere stato calcolato l’acconto Iva in base al metodo storico e, dopo non aver effettuato il versamento, potrebbe essere più conveniente effettuare il ricalcolo in base al metodo previsionale comunicando la variazione con la presentazione di una nuova comunicazione dei dati delle liquidazioni Iva.

Si consideri ad esempio il caso in cui il contribuente abbia calcolato l’acconto Iva applicando il metodo storico. L’importo così determinato ammonta a 22.000 euro ed è stato indicato in corrispondenza del rigo VP13 della comunicazione dei dati della liquidazione Iva relativa al periodo settembre/dicembre 2017. Il contribuente potrebbe però non aver effettuato il versamento a seguito della mancanza di risorse finanziarie.

A partire da quest’anno, però, gli omessi versamenti degli importi relativi alle liquidazioni periodiche e dell’acconto Iva non influenzano il saldo finale dovuto in base alla dichiarazione. Pertanto, anche nel caso di omesso versamento dell’acconto l’importo risultante a debito o a credito della dichiarazione annuale risulterà invariato.

Una volta predisposta la dichiarazione Iva annuale il contribuente potrà effettuare la differenza tra l’Iva a credito e l’Iva a debito del periodo ottobre/dicembre se trimestrale o relativa al periodo 1° – 31 dicembre se l’Iva viene liquidata con periodicità mensile.

Potrebbe così verificarsi che l’88 per cento calcolato sulla predetta differenza sia inferiore rispetto all’acconto dovuto in base al metodo storico e pari nell’esempio a 22.000 euro. Potrebbe anche verificarsi che l’Iva sugli acquisti sia eccedente rispetto a quella addebitata in via di rivalsa con le operazioni attive. Nella prima ipotesi sarebbe dovuto un acconto inferiore rispetto a quello indicato nella comunicazione dei dati delle liquidazioni Iva già inviata all’Agenzia delle entrate e relativa all’ultimo trimestre. Nel secondo caso non risulterebbe addirittura dovuto alcun acconto in base al metodo c.d. previsionale.

A questo punto è necessario che il contribuente rettifichi la comunicazione già effettuata. Ciò al fine di evitare la notifica di un preavviso di irregolarità che contesti l’omesso versamento dell’acconto dovuto sulla base della comunicazione precedentemente effettuata.

Il contribuente potrà a sua scelta inviare un’ulteriore comunicazione dei dati relativi alla liquidazione Iva omettendo la compilazione del rigo VP13 in quanto non risulta dovuta alcuna somma. In alternativa il contribuente potrà comunicare la mancanza dell’obbligo di versamento dell’acconto con la compilazione integrale del quadro VH. In tale ipotesi, dovrà omettere la compilazione del rigo VH17 non essendo dovuto alcun acconto.

Resta però l’incertezza se la regolarizzazione, o più correttamente la rettifica dei dati precedentemente comunicati, richieda o meno il versamento della sanzione ridotta. I dubbi sono dovuti al fatto che la rettifica è favorevole al contribuente dovendo indicare che una somma precedentemente riportata nella comunicazione non risulta più dovuta. L’Agenzia delle entrate non subisce in concreto alcun danno e la violazione dovrebbe essere più correttamente qualificata come meramente formale.

In buona sostanza, anche a seguito della rettifica, la violazione non dovrebbe essere in grado di ostacolare l’attività di controllo del Fisco. Se l’interpretazione fosse ritenuta corretta la semplice rettifica della comunicazione, anche se non seguita dal versamento della sanzione ridotta, dovrebbe essere sufficiente per regolarizzare la violazione commessa. La Risoluzione n. 104/2017 non fornisce alcuna specifica indicazione affrontando, più in generale, il tema del ravvedimento operoso. E’…

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