Il professionista sindaco amministratore e l'Irap segmentata

Con l’ordinanza n. 28988 del 4 dicembre 2017, la Corte di Cassazione torna ad occuparsi dell’Irap dei commercialisti che svolgono anche l’attività di sindaco di società o di amministratori.
Secondo i massimi giudici, la decisione del giudice regionale “ non fa buon governo dei principi regolativi ripetutamente affermati secondo cui l’attività del commercialista non è soggetta a IRAP se manca l’autonoma organizzazione, che sussiste solo se il professionista adopera beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile ovvero ricorre in modo non occasionale al lavoro di terzi. Il che accade perché la capacità produttiva aggiuntiva rispetto a quella personale del professionista sconta l’imposizione per il surplus di quanto ottenuto per via di una struttura organizzativa che sia servente rispetto all’opera intellettuale svolta con le proprie conoscenze e gli strumenti minimi indispensabili”

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Pertanto, il commercialista che sia anche amministratore, revisore e/o sindaco di società, “non è soggetto a IRAP per il reddito netto di tali attività, perché è soggetta a imposizione fiscale unicamente l’eccedenza dei compensi rispetto alla produttività auto-organizzata dell’opera individuale. Il che si verifica in quanto per la soggezione a IRAP non è sufficiente che il commercialista operi presso uno studio professionale, atteso che tale presupposto non integra di per se stesso il requisito dell’autonoma organizzazione. In conclusione, non è soggetto a imposizione quel segmento di ricavo netto consequenziale alle attività specifiche di amministratore, revisore e/o sindaco di società, purché risulti possibile, in concreto, scorporare le diverse categorie di compensi conseguiti e verificare l’esistenza dei presupposti impositivi per ciascuno dei settori interessati (Cass., sez. 6- 5, n. 11474 del 10 maggio 2017; conf. n. 7378 del 22 marzo 2017, n. 16206 del 28 giugno 2017 e n. 16372 del 3 luglio 2017)”.

Accertamento che spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, solo se adeguatamente motivato, “ il che non si verifica laddove, proprio per effetto dell’errata applicazione di principi di diritto, il giudice d’appello ometta l’esame di fatti decisivi, quali sono le fatture comprovanti che l’attività prevalentemente svolta fosse quella di sindaco o revisore di società. A ciò si aggiunga il necessario rilievo, riguardo all’eventuale residuale attività di commercialista, della dedotta assenza dipendenti e/o collaboratori, dovendosi osservare principi regolativi ora definitivamente certificati da Cass., sez. U, n. 9451 del 10 maggio 2016, laddove si afferma che il presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive”.

Brevi note

Il professionista o l’imprenditore individuale che impiega un solo collaboratore con mansioni di segreteria o meramente esecutive è escluso dall’Irap. Queste sono le conclusioni raggiunte dalle SS.UU. della Corte di Cassazione, con la sentenza n.9451/2016, peraltro richiamata nella sentenza che si annota.
In pratica la Corte di Cassazione concede l’apporto di una sola unità lavorativa e che deve comunque svolgere mansioni di segreteria o esecutive (in senso conforme Cass. Ord. 30 agosto 2016, n. 17429, che invece ha assoggettato ad Irap l’agente di commercio che impiega un familiare con mansioni e retribuzione rilevanti).

Proprio di recente, con l’ordinanza n.26654 del 10 novembre 2017, la Corte di Cassazione è tornata ad affrontare la questione Irap commercialisti. Per la Corte, la decisione della CTR non si discosta dai principi certificati da Cass., Sez. U., Sentenza n. 9451 del 10/05/2016, laddove si afferma che, «con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito…

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