Cartelle di pagamento e procedure concorsuali: insinuazione al passivo

La Commissione Tributaria Provinciale di Firenze, con la sentenza n. 1448/5/16 del 27.10.2016, ha affermato considerazioni che meritano di essere poste in evidenza.
Nel caso di specie una società in liquidazione e concordato preventivo ricorreva avverso l’iscrizione a ruolo eseguita dalla Agenzia delle Entrate e contro la successiva cartella di pagamento emessa da Equitalia, relativa all’anno d’imposta 2013.
Con tale atto veniva richiesto il pagamento di sanzioni per ritardato pagamento IVA, oltre a sanzioni su ritenute, interessi e compensi di riscossione, per un totale di più di 300.000,00 Euro.
La società aveva presentato la richiesta di concordato preventivo in data 11 dicembre 2013 e, a questa data, il debito IVA, scaturente da fatture antecedenti alla richiesta di concordato, ammontava ad € 403.002,00, da pagarsi in acconto entro il 27 dicembre 2016 ed a saldo entro il 16 gennaio 2014.
In base alle norme della procedura concorsuale la Società riteneva di non poter effettuare il relativo pagamento.
Premesso quanto sopra il la Società, nella persona del liquidatore, eccepiva quindi:

nullità della Cartella di pagamento per carenza dei requisiti essenziali;
illegittimità dell’irrogazione delle sanzioni sul debito IVA di dicembre 2013, in quanto, ai sensi del Titolo III del R.D. 267/42 (legge fallimentare), la società non poteva effettuare alcun pagamento per debiti sorti antecedentemente all’apertura di concordato preventivo, o scadenti comunque dopo tale data;
illegittimità degli interessi iscritti a ruolo maturati in corso di procedura concorsuale e carenza di motivazione; anche considerato che l’art 54 e 55 della legge fallimentare sospendono il decorrere degli interessi, salvo gli interessi nella misura del tasso legale, per i crediti privilegiati e pertanto non era dato stabilire a quale voce e per quali importi fossero stati calcolati gli interessi;
illegittimità dell’iscrizione a ruolo di sanzioni su ritenute e di cedole su locazioni, dato che, analogamente a quanto sopra, doveva considerarsi illegittima l’iscrizione a ruolo di sanzioni per omesso versamento di ritenute la cui scadenza era successiva alla richiesta di concordato;
illegittimità dei compensi di riscossione, sempre in base a quanto disposto dall’art. 161/168 della legge fallimentare, in base al quale ” .. dalla data della presentazione del ricorso e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, i creditori per titolo o causa anteriore al decreto non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore” (cfr Corte d’Appello di Milano del1’8 luglio 2014).

Concludeva quindi il contribuente, chiedendo che la CTP dichiarasse l’illegittimità dell’iscrizione a ruolo delle somme contestate ed il conseguente annullamento parziale del ruolo e della cartella.
L’Agenzia delle Entrate, costituitasi in giudizio, evidenziava che la parte non aveva confutata l’iscrizione a ruolo per la debenza delle imposte e la cartella per gli importi relativi agli omessi versamenti scadenti prima della apertura della procedura, i cui importi quindi dovevano ritenersi consolidati-.
Per quanto riguardava le eccezioni sollevate con il ricorso l’Ufficio rilevava invece, da parte sua, che:

la cartella di pagamento conteneva tutti gli elementi indicati dai decreti ministeriali;
nel ruolo vengono indicati tutti gli elementi ex DPR 602/73 e soprattutto la data in cui il ruolo diviene esecutivo, oltre al riferimento al precedente atto di accertamento, essendo quindi ben determinabili le relative somme dovute; inoltre l’Agenzia evidenziava che l’ammissione del debitore alla procedura non determina comunque, con riguardo alle somme dovute dall’imprenditore a titolo di Iva e non versate, la sospensione della decorrenza degli interessi a far tempo dalla data di ammissione alla procedura stessa (anche Cassazione a 22881/2005). L’ammissione al …

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