Interpello sui nuovi investimenti e adempimento collaborativo

Il c.d. decreto internazionalizzazione (art. 2, D.Lgs. 14.9.2015, n. 147) ha introdotto una particolare tipologia di interpello, finalizzata a dare certezza alle imprese, italiane o estere, che intendono effettuare rilevanti investimenti in Italia, in relazione ai profili fiscali del piano di investimenti e delle operazioni societarie pianificate per metterlo in atto.
L’investitore deve presentare a tal fine di un piano di investimento nel quale devono essere decritti l’ammontare dell’investimento, i tempi e le modalità di realizzazione dello stesso, l’incremento occupazionale e i riflessi, anche in termini quantitativi, che l’investimento ha sul sistema fiscale italiano.
La risposta motivata all’interpello può riguardare ogni profilo di fiscalità di competenza dell’Agenzia delle Entrate, legato al suddetto piano di investimento e al conseguente svolgimento dell’attività economica prevista, compresi quelli interpretativi, applicativi o relativi alla valutazione preventiva dell’eventuale abusività o elusività delle operazioni pianificate.
L’art. 8, comma 1, del D.M. 29.04.2016, ha chiarito che i contribuenti che si adeguano alla risposta resa in seguito all’interpello sui nuovi investimenti hanno la facoltà di accedere al regime di cooperative compliance (art. 3 e S. del D.Lgs. 05.08.2015, n. 128), a prescindere dal requisito dimensionale ordinariamente richiesto1.
Questi aspetti, insieme ad altre condizioni e precisazioni riguardanti l’interpello sui nuovi investimenti, sono stati focalizzati dall’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 25/E del 1° giugno 2016.
Interpello sui nuovi investimenti
Il parere può, ad esempio, riguardare contemporaneamente l’accesso al regime del consolidato nazionale o mondiale, la disapplicazione delle norme CFC, l’accesso all’istituto della pex sui dividendi e sulle plusvalenze, il trattamento IVA applicabile alla particolare attività esercitata dal contribuente nonché l’esistenza o meno di un’azienda, e così via.
Questo istituto si affianca a quello dell’articolo 31-ter del D.P.R. n. 600 del 1973, concernente gli accordi preventivi in materie di interesse transnazionale, per gli investitori con attività internazionale.
Per l’accesso al nuovo istituto è prevista una soglia minima per l’investimento, che deve essere documentata dal contribuente. L’investimento può consistere anche nella ristrutturazione di imprese in crisi.
L’investimento non deve necessariamente realizzarsi in un solo esercizio, poiché a tal fine fa fede quanto previsto dal business plan.
La risposta scritta e motivata dell’Agenzia delle entrate è resa entro 120 giorni, prorogabili di ulteriori 90, nel caso in cui si renda necessaria l’acquisizione di ulteriori informazioni.
II contenuto della risposta, anche se desunta a mezzo silenzio-assenso, vincola l’amministrazione finanziaria nei confronti dell’impresa richiedente e resta valido finché rimangono invariate le circostanze di fatto e di diritto sulla base delle quali è stata resa la risposta. Ogni atto emanato in difformità a detto contenuto è nullo (fatta salva l’eventualità che dette circostanze di fatto e di diritto siano variate).
Il contribuente che decida di dare attuazione al parere reso dall’Agenzia delle entrate può accedere, a prescindere dell’ammontare del suo volume d’affari o dei sui ricavi e al ricorrere degli altri requisiti previsti, al regime dell’adempimento collaborativo, attuativo dell’art. 6 della legge delega n. 23/2014.
Il rilascio della risposta all’interpello non pregiudica il diritto dell’investitore, che non intenda avvalersi delle procedure sopra indicate, di conoscere successivamente il parere dell’Agenzia delle entrate su questioni diverse da quelle oggetto dell’interpello in esame, utilizzando altri istituti del nostro ordinamento, quali quello dell’interpello.
Il D.M. 29.04.2016 ha individuato i soggetti istanti, le tipologie e i criteri di quantificazione dell’investimento, le procedure e le …

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