Unioni civili e detrazioni fiscali

Le unioni civili sono ormai completamente equiparate, dal punto di vista fiscale, al matrimonio. Ciò dopo l’approvazione della legge Cirinnà (legge 20 maggio 2016, n. 76). L’equiparazione vale anche per le detrazioni di imposta per carichi di famiglia e per gli oneri deducibili ex art. 10 del TUIR.
L’equiparazione trova origine nell’art. 1, c. 20 della legge in rassegna il quale prevede che “… le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole “coniuge”, “coniugi” o termini equivalenti, ovunque ricorrano nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”.
A seguito delle tecnica utilizzata dal legislatore, l’art. 12, comma 1 del TUIR, contenente la parola coniuge, deve essere applicato ad ognuna delle parti dell’unione civile. L’Agenzia delle entrate deve riconoscere in favore delle unioni civili, la detrazione per il coniuge a carico prevista dal predetto art. 12, c. 1, lett. a – b del TUIR.
I limiti quantitativi sono coincidenti con quelli applicabili nel caso di matrimonio. Pertanto la detrazione può essere fatta valere a condizione che il “congiunto” (avente lo stesso sesso) abbia un reddito lordo annuo complessivo non superiore a 2.840,51 euro (cfr il successivo comma 2). Il sostituto di imposta dovrà riconoscere la predetta detrazione nell’ambito dei rapporti di lavoro dipendente con riferimento ai redditi erogati nell’anno. Ciò a condizione che il soggetto parte dell’unione civile ne faccia esplicita richiesta, indichi le condizioni di spettanza ed indichi altresì il codice fiscale del soggetto per cui usufruisce della detrazione.
L’art. 12, c. 2, del TUIR ammette la detrazione per talune categorie di oneri anche nel caso in cui siano stati sostenuti nell’interesse delle persone fiscalmente a carico. …

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