I nuovi Principi Italiani di Valutazione

Nel mese di luglio 2015 sono stati emessi dall’Organismo Italiano di Valutazione (OIV) i Principi Italiani di Valutazione (PIV) che entreranno in vigore con le valutazioni a partire dall’1-1-2016; sono stati pubblicati in un volume di circa 400 pagine.

I PIV emessi dall’OIV sono frutto di circa tre anni di lavoro da parte dell’OIV, hanno richiesto due pubbliche consultazioni e hanno accolto il contributo di circa 15 fra associazioni professionali (fra cui Assirevi, e ODCEC di Milano) e professionisti vari.

I principi di valutazione colmano uno spazio vacante e possono essere un’occasione di crescita per la professione dei commercialisti. Fino ad oggi infatti l’attività di valutazione è stata prevalentemente un’attività di matrice domestica, largamente influenzata dalle norme del codice civile. Si aggiunga a ciò il fatto che la nostra professione è sempre stata condizionata dagli aspetti fiscali, lasciando poco spazio ad una cultura di tipo aziendalistico. I PIV sono un’occasione per metterci in linea con le best practices internazionali nell’area delle valutazioni e migliorare pertanto la nostra professionalità nel filone della consulenza aziendalista.

Un iter simile di maturazione e ampliamento di orizzonti per la nostra professione è avvenuto, negli anni passati, con l’introduzione dei Principi contabili internazionali IAS – IFRS, oggi obbligatori di legge per alcune categorie di società e diffusi nella pratica anche a livello volontario. Negli ultimi anni infatti il processo di internazionalizzazione ha avuto una forte accelerazione; in tale contesto è emerso il problema di rendere comparabili fra di loro imprese di differenti nazionalità. Sia gli IAS – IFRS che i PIV possono essere letti in questa chiave

I PIV sono pertanto una base per costruire una branchia di specializzazione, attraverso un miglioramento degli standard qualitativi. Elevati standard qualitativi sono peraltro una delle premesse per migliorare la fiducia da parte dei diversi utilizzatori e operatori economici nei confronti dei valutatori. Il processo di valutazione resta peraltro pur sempre un giudizio professionale, che può divergere da un esperto all’altro, ma i PIV servono a ridurre i margini di discrezionalità e quindi l’assunzione di rischi troppo elevati e/ o inutili

In questa sede non vorrei entrare nei dettagli tecnici previsti dai PIV, che sono numerosi e complessi e necessitano quindi tempo e spazio adeguati per poter essere affrontati e discussi. E’ mia intenzione, invece, cercare di illustrare l’iter di formazione, il loro significato nel contesto legale italiano, nonché la loro importanza per tutti i professionisti impegnati nell’area delle valutazioni.

Si ricorda che l’OIV (Organismo Italiano di Valutazione) è una fondazione costituita nel novembre 2011 sulla scia delle iniziative già intraprese dall’IVSC (International Valuation Standard Council); OIV è una fondazione promossa da 6 Enti fondatori: CNDCEC, AIAF, ANDAF, ASSIREVI, Borsa Italiana, Università Bocconi; esso rappresenta quindi le diverse anime che popolano il mondo delle valutazioni: commercialisti ed esperti contabili, analisti finanziari, società di revisione, mercato di borsa e mondo universitario

OIV persegue i seguenti principali obiettivi:

  1. Predisporre e mantenere aggiornati i Principi italiani di valutazione (PIV).

  2. Partecipare al dibattito internazionale degli esperti di valutazione, dando voce alle migliori professionalità del nostro Paese.

  3. Divenire un punto di riferimento per il legislatore nazionale.

I PIV si pongono pertanto sulla scia di analoghe iniziative già adottate nei principali paesi industrializzati (USA, Germania, Canada, Cina, Singapore, Hong Kong), al fine di promuovere la professione del valutatore nel mondo, sviluppando standard valutativi internazionali di alta qualità e supportando il loro utilizzo da parte della professione. Nel perseguire ciò si pone accento sulla protezione dell’interesse pubblico, a beneficio del mercato dei capitali; contribuendo pertanto ad incrementare il livello di fiducia che gli investitori pongono sulle valutazioni

A livello internazionale, come sopra indicato, opera oramai da lungo tempo IVSC (International Valuation Standard Council) è un’organizzazione non profit, indipendente a matrice privata, fondata negli USA con il quartier generale a Londra. Essa ha emesso già nel 2011 e aggiornato nel 2013 gli IVS (International Valuation Standard)

Gli obiettivi di IVSC sono di promuovere la professione del valutatore nel mondo, attraverso le seguenti azioni.

  • Sviluppare standard valutativi internazionali di alta qualità, supportando il loro utilizzo da parte della professione

  • Facilitare la collaborazione e cooperazione fra i membri dell’organizzazione

  • Collaborare con tutte le organizzazioni internazionali in materia

  • Avere la funzione di voce internazionale per la professione del valutatore

IVSC è un’organizzazione internazionale aperta ad un ampio spettro di stakeholders, incluso: categorie professionali, regolatori pubblici di standard del settore, organizzazioni di esperti di valutazione, mondo accademico. Ad oggi IVSC ha 74 membri, in rappresentanza di 54 paesi

L’adesione ai PIV, redatti da OIV, da parte dei professionisti valutatori, prevista come precisato a partire dall’1-1-2016 è per il momento su base volontaria; essi si pongono pertanto su un diverso piano rispetto ai più noti principi contabili emessi da OIC, che sono oramai riconosciuti come norme tecniche che integrano le prescrizioni delle norme civilistiche sul bilancio di esercizio. E’ tuttavia auspicabile, nonché ragionevole, ritenere che in futuro sia norme di legge in determinate occasioni (fusioni, trasformazioni, conferimenti, scissioni, etc) sia i cd regulators (Consob e Banca d’Italia) contengano richiami alla tecnica come indicato dai PIV

I PIV possono tuttavia, già da oggi, costituire per l’Italia una guida di riferimento autorevole per le diverse categorie interessate, ne cito le principali:

  1. i professionisti che si occupano delle valutazioni

  2. gli utilizzatori a vario titolo delle valutazioni (imprenditori, analisti finanziari, banche, giudici, etc),

  3. Il legislatore, che a dire il vero fino ad oggi si è poco occupato dell’argomento

  4. i vari enti regolamentari (cd regulators) , quali CONSOB e Banca d’Italia

I PIV appena emessi da OIV sono articolati in 4 parti:

  1. la rete concettuale di base (88 principi)

  2. l’attività dell’esperto (30 principi)

  3. i principi di valutazione per specifiche attività (127 principi)

  4. le applicazioni particolari (49 principi)

In appendice vengono forniti inoltre: (a) un glossario di termini tecnici, indispensabile in una materia molto specialistica, (b) un elenco dei simboli matematici utilizzati nelle formule di valutazione, (c) codice dei principi etici del valutatore

Vale la pena di ricordare che gli ambiti di applicazione dei PIV nel contesto nazionale sono molteplici e intervengono nei contesti più disparati:

  1. valutazioni d’azienda o di singoli beni nell’ambito di procedure concorsuali

  2. valutazioni di aziende o quote azionarie nel contesto delle operazioni straordinarie ovvero di operazioni di M&A

  3. valutazioni richieste dal codice civile in numerose fattispecie, quali: conferimento beni per aumenti di capitale, recesso del socio, trasformazioni societarie, fusioni societarie

  4. valutazioni richiesteasupportodell’apprezzamentodiattivitàopassivitàperladefinizionedel bilancio di esercizio

  5. valutazioni a supporto dell’impairment test per le aziende che adottano gli IAS

  6. valutazioni di beni utilizzate in ambito assicurativo

  7. valutazioni in campo immobiliare e delle costruzioni

  8. valutazioni ai fini fiscali

  9. esame e valutazione di business plan aziendali

Ritengo infine utile indicare i principali concetti chiave introdotti dai PIV, che costituiscono un framework di riferimento per l’amplia platea degli operatori e degli utilizzatori nell’area delle valutazioni:

  1. Chiarezza e linguaggio comune. I PIV definiscono con una elevata dose di precisione e cercano di eliminare le possibili ambiguità nei contenuti dell’incarico e nei profili di responsabilità dell’esperto chiamato ad effettuare la valutazione. Aumentano pertanto la trasparenza delle valutazioni e obbligano a condividere un linguaggio comune, indipendentemente dagli scopi per i quali viene richiesta la valutazione stessa

  2. Valutazioni piene con range di valutazione ristretti. Tutte le valutazioni, pur costituendo un giudizio professionale, dovranno essere valutazioni piene, anche quando viene definito un range di valori possibili, il range deve essere ragionevolmente contenuto. Le cd opinioni valutative o fairness opinion sono valutazioni basate su analisi limitate quindi non sono considerate valutazioni che rientrano nella logica dei PIV

  3. Spiegazioni sufficienti e ragionevoli per stime redatte con differenti finalità. L’esperto è infatti chiamato a fornire adeguate spiegazioni delle differenze che possono esistere tra stime redatte a differenti scopi e e con differenti metodologie; quando possibile deve essere operata una riconciliazione fra i diversi valori.

  4. Innalzamento degli standard di qualità. I PIV, se adeguatamente seguiti, innalzano infatti gli standard di qualità. Soprattutto se i PIV verranno adottati e supportati dai cd regulators (Consob, Banca d’Italia, etc), nonché riconosciuti dal legislatore, essi potranno avere ampia diffusione. Gli standard di qualità sono inoltre la premessa per la creazione di una categoria di esperti specializzati e riconosciuti come tali sul mercato

2 settembre 2015

Angelo Fiori

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