La nuova tutela dei creditori contro gli atti di disposizione attuati dai debitori a titolo gratuito

di Carlo Rufo Spina

Pubblicato il 7 luglio 2015

il nuovo articolo 2729-bis del Codice Civile (se confermato in sede di conversione del recente Decreto Legge) innova sostanzialmente il diritto italiano nelle possibilità di tutela proposte ai creditori contro gli atti di disposizione dei debitori effetutati a titolo gratuito (in particolare donazioni, costituzione di fondi patrimoniali e trust): ecco le novità e le criticità della nuova normativa

 

Stiamo assistendo (sempre se arriverà una conferma in sede di conversione) ad un mutamento epocale del nostro diritto positivo: il sostanziale superamento dell’azione revocatoria ordinaria, ovvero di quell’actio pauliana introdotta in epoca classica dal pretore per tutelare il creditore dalla fraudolenta dismissione dei beni del proprio debitore.

Il 27 giugno scorso, lo stesso giorno in cui veniva pubblicato in G.U., entrava in vigore il D.L. 27.06.2015, n. 83, che all’art. 12 novella il Codice Civile con l’introduzione di una sezione e di un articolo bis, il 2929-bis per l’appunto, attraverso cui si autorizza il creditore munito di titolo esecutivo che si ritenga, fondatamente o meno, pregiudicato da un atto compiuto a titolo gratuito dal proprio debitore consistente nella costituzione di un vincolo di indisponibilità ovvero nella alienazione di diritti sopra immobili o mobili iscritti in pubblici registri, a procedere ad esecuzione forzata senza bisogno di ottenere previamente una pronuncia dichiarativa di inefficacia ex art. 2901 e ss. cod. civ., sempreché abbia trascritto il pignoramento entro il termine di un anno dalla trascrizione dell’atto considerato pregiudizievole.

 

La semplificazione è evidente e macroscopica. Il legislatore introduce una presunzione di revocabilità, rectius di vera e propria inefficacia, per una serie di atti compiuti a titolo gratuito da chiunque sia gravato da debiti certi in data anteriore rispetto all’atto dispositivo.

La finalità è altrettanto evidente: dichiarare guerra agli atti dispositivi strumentali e fraudolenti posti in essere al solo scopo di ledere a proprio vantaggio i legittimi diritti dei creditori, circostanza che (specie negli ultimi anni) ha raggiunto livelli non più tollerabili.

L’esigenza pratica crea il diritto. Ed ecco che il legislatore, molto opportunamente, viene in soccorso (sarebbe da dire, finalmente) al creditore, risparmiandogli in via preliminare tre possibili gradi di giudizio ed apprestandogli, con grande favor, una espropriazione cautelare, preventiva e sommaria, che solo in un secondo tempo e in fase di eventuale opposizione potrà recuperare quella cognizione piena onde accertare la reale sussistenza dei requisiti di revocabilità dell’atto dispositivo contestato.

 

Ma veniamo al contenuto della norma, analizzando gli atti dispositivi che vengono, con presunzione iuris tantum, considerati inefficaci verso il creditore.

Due sono le categorie:

  1. la costituzione di vincoli di indisponibilità e

  2. gli atti di alienazione, cioè a dire gli atti traslativi della titolarità di un diritto.

Per entrambi la causa della disposizione deve essere a titolo gratuito ed entrambi devono avere ad oggetto beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri, secondo il consueto parallelismo codicistico.

Tra gli atti sub 1) rientrano la costituzione del fondo patrimoniale, il trust e i vincoli di destinazi