Il valore probatorio della stima UTE e della stima di parte in fase di contenzioso sul valore di un immobile

 
Prassi
È noto che, in materia di imposta di registro, il Fisco spesso provvede a rettificare i prezzi di vendita dichiarati negli atti, sulla base di risultanze scaturenti da apposite stime elaborate dall’Agenzia del Territorio.
Valenza probatoria di perizia di parte
Poiché dinanzi al giudice tributario l’amministrazione finanziaria è sullo stesso piano del contribuente, la relazione di stima di un immobile, redatta dall’Ufficio tecnico erariale, prodotta dall’amministrazione finanziaria costituisce una semplice perizia di parte1, alla quale, pertanto, può essere attribuito il valore di atto pubblico soltanto per quel che concerne la provenienza, ma non anche per quel che riguarda il contenuto (Cass., Sez. V Civile Tributaria, Sentenza 13/04/2007, n. 8890)2.
La relazione di stima di un’immobile, redatta dall’ufficio tecnico erariale e prodotta dall’Amministrazione finanziaria, costituisce una semplice perizia di parte3, alla quale, pertanto, può essere attribuito il valore di atto pubblico soltanto per quel che concerne la provenienza, ma non anche per quel che riguarda il contenuto propriamente valutativo. stime elaborate dall’Agenzia del Territorio.
Motivazione e prova
Il riferimento alla stima di un immobile operata dall’Agenzia del Territorio costituisce un elemento sufficiente ad integrare il requisito di motivazione per la validità di un avviso di accertamento, ma in caso di impugnazione dell’avviso da parte del contribuente il giudice4 è tenuto a verificare, esplicitando le ragioni del suo convincimento, se la predetta stima risulti o meno idonea a superare le contestazioni dell’interessato ed a fornire la prova dei più alti valori pretesi dall’ufficio (Cass., Sez. V Civile Tributaria, Sentenza 26/10/2001, n. 13213).
 
In tema di accertamenti tributari, qualora la rettifica del valore di immobili si fondi sulla stima effettuata dall’UTE, o da altro ufficio tecnico, il giudice investito dalla relativa impugnazione non può ritenere la suddetta stima “istituzionalmente” inattendibile, poiché proveniente da un soggetto costituente un’articolazione dell’Amministrazione finanziaria, né considerarla di per sé attendibile e sufficiente a supportare l’atto impositivo, ma è tenuto a verificare se la stima stessa sia o meno idonea a superare le contestazioni dell’interessato ed a fornire la prova dei più alti valori pretesi, esplicitando le ragioni del proprio convincimento. Dinnanzi al giudice tributario, l’Amministrazione finanziaria si pone sullo stesso piano del contribuente, sicché la relazione di stima da essa prodotta altro non costituisce che una perizia di parte. Detta stima può dunque costituire la principale fonte di convincimento del giudice, purché quest’ultimo spieghi le ragioni per le quali la ritenga corretta e convincente. Pertanto, se da una parte la stima dell’Ute per determinare il maggior valore degli immobili, non può essere di per sé ritenuta inattendibile (solo perché proveniente da un Ufficio che costituisce un’articolazione della stessa Amministrazione finanziaria) dall’altra non può essere considerata nemmeno di per sé attendibile e sufficiente a supportare l’atto impositivo, senza che (come esattamente avvenuto nel caso di specie) sia verificata e spiegata in motivazione  la sua idoneità a dimostrare i più alti valori riscontrati ed a superare le contestazioni sollevate dal contribuente (Cassazione Sentenza 8 maggio 2015, n. 9357).
La stima dell’Agenzia del Territorio, provenendo da un ente che non è al di sopra delle parti, ma è un ufficio della stessa Amministrazione Finanziaria, non può costituire di per sé sola, e se non fondata su oggettivi e certi elementi di …

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