Il privilegio del credito artigiano in caso di procedura concorsuale

Cassazione Sezioni Unite 20/03/2015 n.5685
Massima: “Non ha effetto retroattivo la nuova versione dell’articolo 2351 bis n. 5 c.c. a seguito della modifica operata dall’articolo 36 del DL 9/2/2012 n. 5 entrata in vigore il 10/2/12, laddove accorda il privilegio ai crediti d’impresa artigiana definita ai sensi di disposizioni legislative vigenti”.
“Riguardo al periodo anteriore all’entrata in vigore della novella resta fermo che l’iscrizione all’albo degli artigiani ex articolo 5 L. 443/1985, non spiega alcuna influenza sul riconoscimento del privilegio, dovendosi ricavare la nozione di impresa artigiana dai criteri generali dell’articolo 2083 c.c.”
“L’articolo 1, secondo comma r.d. 16 marzo 1942 n 267 nel testo modificato dal d. lgs. 12 settembre 2007 n169 che stabilisce, ai fini della dichiarazione di fallimento, la necessità del superamento di alcuni parametri dimensionali, esclude la possibilità di ricorrere al criterio sancito nella norma sostanziale contenuta nell’articolo 2083 c.c. che ormai, ai fini della fallibilità, non spiega alcuna rilevanza”.
 
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Il caso da cui prende spunto la sentenza Cassazione Sezioni Unite 20/3/2015 n. 5685 è quello del Tribunale di Verona che escludeva il privilegio artigiano al piccolo imprenditore sulla base del fatto che questi aveva superato, negli anni 2007 e 2009, il limite previsto dall’articolo 1 comma 2 lettera b) della legge fallimentare, avendo avuto un giro d’affari superiore ai 200.000.
Secondo la ricorrente la natura artigiana si sarebbe dovuta ricavare direttamente dall’iscrizione all’albo delle imprese artigiane che ai sensi l’articolo 5 della L. 443/1985 “è costitutiva e condizione per la concessione di agevolazioni favore di imprese artigiane”.
La Corte di Cassazione nell’escludere la retroattività all’articolo 2751 bis c.c. di nuovo conio, coglie l’occasione per fare chiarezza sulla nozione di imprenditore artigiano e dei criteri che debbono essere tenuti in considerazione per il riconoscimento del privilegio generale ex articolo 2751 bis numero 5) c.c.
Il Tribunale, nel provvedimento cassato, era caduto nell’equivoco generato dall’apparente contrasto tra l’articolo 2221 c.c., che esclude dal fallimento il piccolo imprenditore, e l’articolo 1 secondo comma L.F. che allarga il perimetro dei soggetti fallibili alle imprese con un volume d’affari superiore ai € 200.000, giungendo alla conclusione che, in ragione del superamento della soglie di fallibilità, in capo al piccolo imprenditore che rivendicava il privilegio ex art 2751 bis n 5 c.c. veniva a cadere la natura artigiana e conseguentemente anche il diritto al privilegio sui crediti.
La Cassazione a Sezione Unite sul punto ha invece chiarito come il collegamento effettuato tra la condizione di piccolo imprenditore / imprenditore artigiano e i criteri di cui all’articolo 1 L.F. appare del tutto improprio non sussistendo più alcun rapporto fra la condizione di piccolo imprenditore e la condizione di fallibilità; a maggior ragione deve essere escluso il rapporto fra le disposizioni in tema di requisiti di fallibilità con la sussistenza della natura artigiana desumibile in ragione dei criteri stabiliti (ante riforma) per l’individuazione del piccolo imprenditore ex art 2083 c.c.
Pertanto il piccolo imprenditore ben può essere, nel stesso tempo, soggetto fallibile (se supera le soglie di cui all’articolo 1 L.F.) e ciò nondimeno mantenere la sua natura artigiana ai fini del riconoscimento del privilegio di cui all’articolo 2651 bis c.c.; infatti afferma la S.C. “l’artigiano va considerato un normale imprenditore commerciale e come tale sottoposto alle procedure concorsuali allorché abbia iniziato la sua attività in guisa da costituire una base di intermediazione speculativa e da far assumere al suo guadagno i connotati del profitto”.
Ai fini del riconoscimento della …

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