La tracciabilità dell’oro tra normativa vigente e prospettive di modifica

di Vincenzo Mirra

Pubblicato il 27 settembre 2014

il recente successo dei negozi 'compro-oro' mette in primo piano le problematiche relative alla tracciabilità del materiale immesso sul mercato dei beni preziosi usati: analisi della normativa vigente e possibili evoluzioni
  1. Premessa.

Il fenomeno dei negozi che esercitano attività di compravendita di oro, i c.d. “compro-oro”, complice una situazione economica di forte contrazione dei redditi, si è andato fortemente sviluppando negli ultimi anni, si tratta di vendite strettamente correlate alla necessità di monetizzare velocemente i propri beni in oro o preziosi per compensare il minor reddito di periodo piuttosto che in un’ottica di reinvestimento del valore del bene stesso; insomma si vende oro per necessità e non per finalità speculative.

Il business sta, intuitivamente, nell’acquistare l’oro usato ad un prezzo chiaramente inferiore a quello praticato dalle fonderie per acquisti di grosse quantità.

Secondo stime delle associazioni nazionali di categoria del settore orafo-argentiero, i “compro-oro” sarebbero tra i 5.000 e gli 8.000, per un giro di affari di circa 14 miliardi derivanti dalla movimentazione di circa 300 tonnellate di oro e di materiali preziosi (dati 2011-12). Il fenomeno è essenzialmente italiano ed ha generato un mercato sommerso che non di rado finisce con l’alimentare i fenomeni della ricettazione e del riciclaggio, anche se ovviamente non tutti gli operatori del settore alimentano questo mercato occulto, esistono imprese di tutto rispetto, trasparenti e fondate sulla serietà professionale, ma si calcola che queste siano solo il 30-40 per cento del totale delle imprese del settore”1.

E’ di tutta evidenza, quindi, come il settore necessiti di una rigorosa regolamentazione, con particolare riguardo alla tracciabilità dei prodotti a garanzia della regolarità del mercato, della tutela degli operatori e con finalità antiriciclaggio.



Lo stesso Presidente della Associazione Nazionale “Tutela I Compro” (ANTICO) così si esprime, nel corso dell’audizione alla 10^ Commissione del Senato del 30 gennaio 2014, con riguardo ai disegni di legge di iniziativa parlamentare di regolamentazione del settore:

Un settore ed una attività specifica quella del ”Compro Oro” (acquisto da privati di oggetti preziosi usati e/o avariati - sotto forma di rottami - e successiva rivendita a fonderie) che sta operando da più di un decennio senza regole ben precise ai fini operativi, amministrativi e fiscali, la cui assenza, ha causato e sta ancora causando non pochi problemi (sanzioni amministrative, verifiche fiscali, accertamenti e contenziosi tributari) a cominciare dagli operatori di settore, per finire a tutti gli Organi di Stato (corretta interpretazione di leggi e disposizioni sul commercio dell’oro e degli oggetti preziosi usati) su cui cade l’obbligo di effettuare controlli, verifiche e ispezioni al fine di garantire il corretto svolgimento dell’attività di impresa nel rispetto delle norme, non proprio appropriate e di riferimento, vigenti in materia, nonché nel contenere fenomeni criminosi e reati di natura penale…. Siamo consapevoli che il settore è stato invaso da sgradevoli e ripudianti intrusioni criminali, molto spesso sovrastimate (rif. AIRA –ANOPO, ecc. “...uno su due è della mafia…”), ma diciamo con forza, NO ad una campagna di generalizzazioni e colpi indiscriminati; lo ha dimostrato anche il rapporto emesso dal Comando Generale della Guardia di Finanza dal titolo: ATTIVITÀ A CONTRASTO DELL’EVASIONE FISCALE NEL SETTORE DEI “COMPRO ORO”. OPERAZIONE “GOLD SCRAP”… sono emersi dati su reati, anche fiscali penalmente perseguibili, che si attestano intorno al 20% dei casi; cioè, due su dieci, dei soggetti su cui sono stati esercitati i controlli, sono stati ritenuti responsabili di aver violato le leggi che sfociano in materia penale. Percentuale quella del 20%, certamente, molto distante da quelle del 50% - 60% diffuse, erroneamente, da altre associazioni in modo superficiale ed inattendibile in prima battuta, e che successivamente furono puntualmente smentite”.

Esaminiamo di seguito la normativa vigente, con particolare riguardo alla tracciabilità dell’oro e le prospettive di modifica attualmente all’attenzione del Legislatore fiscale.



  1. La normativa vigente.

La regolamentazione del commercio di oro trova il suo fondamento nella Legge n. 7/2000, recante “Nuova disciplina del mercato dell’oro, in attuazione della direttiva 98/80/CE del Consiglio, del 12 ottobre 1998”; con tale provvedimento si specifica cosa deve intendersi per oro e i requisiti richiesti per effettuare tale commercio in via professionale.

Secondo quanto prescrive l’art. 1, comma 3, della citata legge, la Banca d’Italia autorizza lo svolgimento del commercio di oro in via professionale, da parte delle banche o, previa comunicazione alla stessa Banca d’Italia, di soggetti in possesso dei seguenti specifici requisiti:

  • le s.p.a., s.a.p.a., s.r.l. e società cooperative devono possedere un capitale sociale interamente versato non inferiore a quello minimo previsto per le società per azioni;

  • un oggetto sociale che comporti il commercio di oro;

  • requisiti di onorabilità previsti dagli artt. 25, 26 e 161, comma 3, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al D. Lgs n. 385/1993.

Sempre la Banca d’Italia, con un documento datato 28 maggio 2010, chiarisce un aspetto rilevante sul commercio dell’oro.

Questo è legittimamente consentito, senza la comunicazione di avvio dell’attività, e quindi il possesso dei requisiti prima richiamati, per quei soggetti che limitino la propria attività al commercio di “oro da gioielleria”.

Ne consegue che l’attività dei “compro-oro”, limitata all’acquisto di oggetti preziosi usati o avariati e rivenduti al pubblico, a fonderie o ad altri operatori, si configura come commercio di prodotti finiti e quindi esclusa dall’ambito di applicazione dell’articolo 1, comma 1, della legge n. 7/2000.

Allo stesso tempo però, i “compro-oro” non possono acquistare oro da gioielleria usato o avariato, fonderlo (per proprio conto o con incarico a terzi) e cedere l’oro fino ottenuto.

L’acquisto di oggetti preziosi da privati e la loro successiva cessione è regolamentato dall’art. 128 del T.U.L.P.S., di cui al R.D. n. 773/1931 e dagli artt. 16 e 247 del relativo regolamento per l’esecuzione, di cui al R.D. n. 635/1940.

Premesso che ogni oggetto prezioso acquistato da privati è da considerare «usato», la norma prevede, per tali tipi di transazione, l’annotazione sul registro di chi fa commercio di cose antiche:

  • del cedente tramite documento d’identità o altro rilasciato dall’amministrazione dello Stato munito di foto, la registrazione delle generalità e il domicilio;

  • della data