La motivazione della liquidazione dell'imposta di registro

Motivazione e legittimità formale
La motivazione dell’accertamento attiene alla mera dichiarazione degli elementi utilizzati dal fisco nelle sue determinazioni. La motivazione dell’atto impositivo attiene alla legittimità formale dell’avviso; essa attiene unicamente alla legittimità formale e deve essere distinta dalla prova dei fatti che concerne la fondatezza sostanziale della pretesa tributaria. La motivazione non deve convincere il contribuente della fondatezza della pretesa erariale ma deve mettere quest’ultimo in condizioni di ricostruire l’iter logico giuridico seguito dall’ufficio nella determinazione della pretesa; la natura di provocatio ad opponendum (Cass. sez. V, sent. n.12394 del 2 agosto 2002) dell’avviso d’accertamento comporta che la motivazione deve porre il contribuente in grado di conoscere la pretesa tributaria nei suoi elementi essenziali e quindi di contestare efficacemente l’an e il quantum debeatur. La valutazione delle prove presuppone superato sotto il profilo cronologico, logico e giuridico il controllo sulla legittimità formale dell’atto. La motivazione dell’atto circoscrive la latitudine delle difese del fisco in sede giurisdizionale; non è possibile che il fisco in sede giurisdizionale offra la prova di fatti costitutivi dell’obbligazione tributaria non evidenziati nell’avviso d’accertamento.

Graduazione dell’obbligo di motivazione
L’obbligo di motivazione1 va graduato in rapporto alla natura del provvedimento impositivo in cui l’Amministrazione finanziaria ha trasfuso la propria pretesa. La motivazione dovrà, quindi, essere ampia se riferita a un atto di accertamento, di rettifica e, in determinati casi, ad un avviso di liquidazione2, ai fini dell’esigenza di tutela del contribuente al fine dell’esercizio del diritto di difesa, mentre l’obbligo della motivazione è mitigato in rapporto ad una cartella di pagamento (Sentenza n. 4826 del 28 febbraio 2014 della Cassazione Civile, Sez. V).

Motivazione non corretta
L’atto impositivo inviato al contribuente deve contenere informazioni tali3 da garantire al medesimo il pieno ed immediato esercizio delle sue facoltà difensive(si pensi all’indicazione della base imponibile e dell’aliquota applicata nel calcolo dell’imposta di registro)4.In mancanza, ovvero non consentendo al contribuente di comprendere le ragioni che ne avevano determinato l’emissione, l’atto può essere oggetto di annullamento5.
L’avviso di liquidazione con cui l’ufficio impositore determini l’imposta di registro relativa alla registrazione di una sentenza, non è correttamente motivato, ai sensi dell’art. 7 legge n. 212/2000, ove si limiti ad indicare gli estremi dell’atto sottoposto a registrazione e la somma da pagare, essendo a tal fine necessaria l’indicazione di tutte quelle informazioni tali da garantire al contribuente il pieno ed immediato esercizio del diritto di difesa (Cassazione sentenza 17.04.2013 n. 9299).
Se la motivazione è insufficiente l’avviso di accertamento è nullo6(sentenza cassazione n 21564 del 20.09.2013). La motivazione dell’atto impositivo deve consentire al contribuente, a pena di nullità, di conoscere in modo compiuto e intellegibile la pretesa impositiva7, per valutare da subito sia l’impugnazione, sia, in caso positivo, la contestazione efficace di tale pretesa.

Il ricorso non sana
E’ peraltro irrilevante che il contribuente si sia comunque difeso, perché l’eventuale impugnazione non sana il vizio di motivazione.Il principio di diritto è estensibile a tutti gli atti emessi dall’amministrazione finanziaria e quindi anche agli avviso di liquidazione8. La motivazione deve essere sufficiente e comprensibile da subito, e quindi dal primo atto impositivo9; il ricorso del contribuente non sana tale …

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