Il rischio del rimborso della TARSU

di Federico Gavioli

Pubblicato il 20 maggio 2014

nel caso in cui il Consiglio di Stato annulli la delibera comunale che prevede aumenti della TARSU il contribuente ha due anni di tempo per chiedere il rimborso dell’imposta versata in eccedenza

Nel caso in cui il Consiglio di Stato annulli la delibera comunale che prevede aumenti della TARSU il contribuente ha due anni di tempo per chiedere il rimborso dell’imposta versata in eccedenza. Con la sentenza n. 6900, del 24 marzo 2014, la Corte di Cassazione si è espressa in merito al caso di una delibera comunale di incremento della TARSU che è stata annullata dal Consiglio di Stato; per i giudici di legittimità la pronuncia di annullamento del Consiglio di Stato non può che dare luogo ad un caso di applicazione dell’articolo 75, del D.Lgs. 507/1993 il quale al terzo comma prevede che, in ipotesi di tributo “riconosciuto non dovuto”, il rimborso si effettua a seguito di espressa domanda di rimborso del contribuente, da presentarsi entro due anni dalla data di avvenuto pagamento; nel caso in esame non può , quindi, trovare applicazione la disciplina generale in materia di ripetizione di indebito ex art. 2033 del c.c..



La nascita del contenzioso

La Corte di Appello ha respinto l’appello di una società in accomandita semplice, proposto contro la sentenza del dicembre 2006 del Tribunale, che aveva respinto la domanda della medesima società volta ad ottenere la condanna del Comune alla restituzione degli importi differenziali pagati titolo di TARSU negli anni dal 1989 al 1999, secondo gli importi determinati in virtù della delibera comunale che era stata poi annullata dal Consiglio di Stato, con la sentenza n.1546 del 1998; la restituzione era stata fatta oggetto di istanza di rimborso nel novembre del 2011.

La Corte di Appello ha fatto applicazione della disciplina dei comma 3 e 4, dell’articoli 75 del D.Lgs. 507/1993, secondo la quale, in tutti i casi diversi da qu