Rimborsi per spese di vitto e alloggio: in arrivo semplificazioni?

Come è noto, la deducibilità delle spese di vitto e alloggio, per evidenti ragioni di cautela fiscale, è stata da sempre oggetto di ampio dibattito, anche per l‘interpretazione, naturalmente ancorata al dettato normativo, offerta dalle Entrate e che oggi il DDL Semplificazioni n.10 approvato il 19 giugno 2013 va sostanzialmente a rivedere.

 

Norma e posizione delle Entrate

Ai sensi dell’art. 54, c. 1, del TUIR, i componenti positivi del reddito di lavoro autonomo sono costituiti, tipicamente, dai “compensi indenaro o in natura percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma dipartecipazione agli utili”.

L’Amministrazione finanziaria, sin dalla circolare n. 1 del 15 dicembre 1977, parte 8, ha sostenuto che la determinazione della base imponibile “sulla quale applicare la ritenuta … non può che essere costituita dall’ammontare dei compensi percepiti per la prestazione di lavoro autonomo al lordo delle spese sostenute…Vanno invece escluse dalla ritenuta soltanto le somme ricevute dall’esercente arti e professioni a titolo di rimborso di spese da questi anticipate per conto del cliente, a condizione che non costituiscono, secondo quanto innanzi chiarito, spese inerenti alla produzione del reddito di lavoro autonomo e a condizione che siano debitamente e analiticamente documentate”.

Tale posizione è stata ribadita con la risoluzione n.20 del 20 marzo 1998 con la quale l’Amministrazione finanziaria ha affermato che “anche sulla parte rappresentata dai rimborsi delle spese di viaggio, vitto e alloggio, nonché dalla eventuale diaria”, in quanto compensi, “deve essere applicata la ritenuta d’acconto di cui all’art.25 del D.P.R.n.600 del 1973”.

In pratica, la prassi dell’Amministrazione finanziaria ha tradizionalmente ricondotto alla nozione fiscale di “compenso”, sia le somme ed i valori espressamente conseguiti dal lavoratore autonomo a titolo di remunerazione per l’opera svolta sia le somme da questi percepite a titolo di rimborso delle spese sostenute per conto del cliente o comunque a questi forfetariamente riaddebitate.

La posizione è stata, più di recente, ribadita dall’Agenzia delle Entrate, con la R.M. n. 69/E del 21 marzo 2003, che ha esplicitato che “i compensi per lavoroautonomo sono computati al netto solamente dei contributi previdenziali eassistenziali”, per cui devono ricondursi nella nozione di compenso “anche irimborsi di spese inerenti alla produzione del reddito di lavoro autonomo”, ivi comprese le somme corrisposte all’esercente arte o professione a titolo di rimborso delle spese per viaggio, vitto e alloggio da questi sostenute e documentate. La Direzione Centrale Normativa e Contenzioso dell’Agenzia delle Entrate, nel rispondere, infatti, ad un’istanza d’interpello che chiedeva di sapere “se la ritenuta alla fonte a titolo d’imposta debba essere operata anche sulle somme corrisposte a titolo di rimborso spese di viaggio, vitto e alloggio sostenute e documentate dagli scienziati stranieri”, ha ribadito che “le somme corrisposte dall’Istituto devono essere assoggettate ad imposizione secondo la disciplina tributaria riservata in Italia ai redditi di lavoro autonomo occasionale corrisposti ai non residenti”. L’Agenzia delle Entrate, dopo aver richiamato preliminarmente l’art. 25, c. 1, per. 1, del D.P.R. n. 600/73 (norma che si riferisce sia ai compensi per lavoro autonomo professionale sia ai compensi per lavoro autonomo occasionale) afferma che al fine di individuare quali somme sono da ricomprendere tra i “compensi comunque denominati” deve farsi riferimento al dettato normativo di riferimento.Secondo l’interpretazione delle Entrate, dalla lettura delle norme, “ nella nozione di compenso devono ricondursi anche i rimborsi di spese inerenti alla produzione del reddito” e conclude, pertanto, per l’assoggettamento a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta nella misura del 30%1su tutte le somme corrisposte agli scienziati residenti in Paesi con cui non sono state stipulate convenzioni, a fronte…

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