Frodi contabili: limiti e ruolo dei revisori

1. FRODE

Il Principio di revisione ISA 240 ha lo scopo di stabilire regole e fornire una guida agli addetti sulle loro responsabilità nel considerare le frodi contabili nel corso della revisione contabile del bilancio.

Secondo l’ISA 240, paragr. 11, la frode è un atto “voluto”, messo in atto con inganno, da soggetti dell’amministrazione, da dipendenti o da terzi per conseguire vantaggi ingiusti od illeciti, che comporta la presenza di errori significativi in bilancio.

 

Gli errori in bilancio possono derivare:

  1. da frodi intenzionali, dolosamente posti in essere, per ottenere un vantaggio ingiusto o illecito.

  2. da comportamenti o eventi non intenzionali (inclusa l’omissione di un importo o di un’informativa adeguata, quali ad esempio:

  • un errore nel processo di raccolta o di elaborazione dei dati utilizzati nella redazione del bilancio;

  • una errata stima contabile derivante da una svista o da una non corretta interpretazione dei fatti;

  • un errore nell’applicazione di principi contabili inerenti alla misurazione, rilevazione, classificazione, presentazione e informativa dei fatti aziendali).

 

Il revisore si occupa di quelle frodi intenzionali che comportano errori significativi in bilancio, che possono essere classificati in:

 

  1. Errori derivanti da politiche di falsificazione dei bilanci da parte di soggetti della direzione e dei responsabili della governance aziendale, al fine di:

  • rappresentare una situazione economica, finanziaria e patrimoniale migliore di quella effettiva (aumentando il reddito e il capitale di funzionamento);

  • occultare la ricchezza prodotta, per evadere le imposte o per costituire fondi neri mediante creazione di costi fittizi (diminuendo il reddito e il capitale di funzionamento);

 

  1. Errori derivanti da appropriazioni illecite di beni dell’impresa da parte di soggetti interni all’azienda o esterni che incidono in modo significativo in bilancio, mediante occultamenti, come ad esempio:

  • rimanenze inventariate in misura superiore a quella effettiva e l’appropriazione riguarda beni inclusi fra le rimanenze;

  • mancanza di storno dei beni aziendali (denaro, crediti, ecc.) e delle relative Sopravvenienze passive.

Quindi, le frodi che possono comportare errori significativi in bilancio sono:

  1. le politiche di falsificazione dei bilanci, con effetti espansivi o depressivi del reddito e/o del capitale;

 

  1. le appropriazioni indebite di beni aziendali, con sovrastima delle rimanenze o mancata rilevazione delle Sopravvenienze passive.

 

1.1 Politiche di falsificazione dei bilanci.

Secondo l’ISA 240, paragr. A2, le politiche di falsificazione dei bilanci possono essere finalizzate a tre scopi:

  1. Manipolare gli utili d’esercizio al fine di ingannare gli utilizzatori del bilancio dando una rappresentazione diversa del risultato d’esercizio e della redditività dell’impresa;

  2. Ridurre i risultati d’esercizio al fine di evadere le imposte;

  3. Gonfiare i risultati d’esercizio per garantirsi finanziamenti delle banche.

Le politiche di falsificazione dei bilanci possono consistere in:

  1. Manipolazioni, falsificazioni, contraffazioni, alterazioni delle scritture contabili o della relativa documentazione di supporto;

  2. Rappresentazione di fatti amministrativi e/o informazioni fuorvianti od omissioni significative;

  3. Uso errato dei principi contabili relativi alla classificazione delle voci e alle modalità di rappresentazione e informativa in bilancio.

 

1.2 L’appropriazione indebita di beni aziendali.

L’appropriazione indebita di beni aziendali (supportata da scritture e/o documenti falsi) può essere perpetrata mediante:

  1. Distrazione di incassi;

  2. Furto di beni;

  3. Pagamenti riconducibili ad operazioni inesistenti;

  4. Utilizzo di beni aziendali per fini personali.

 

1.3 Sintomi e indizi delle frodi contabili.

Fra quelli ipotizzati dall’ISA 240, Appendice 3, possono essere:

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