La legittimità delle verifiche delle Direzioni Regionali

le Direzioni Regionali delle Entrate hanno un autonomo potere di verifica sui contribuenti? La giurisprudenza di merito non è ancora giunta ad una posizione univoca

Attraverso due recenti sentenze di merito continua ad essere aperto il dibattito sulla titolarità o meno del potere di verifica per le Direzioni regionali.

Partendo proprio da tali sentenze – e dai precedenti – vediamo di fare il punto della situazione.

 

La sentenza di Treviso

La CTP di Treviso, sez. VIII, con sentenza n. 82 del 31 agosto 2011, ha dichiarato illegittimo l’avviso di accertamento impugnato, in quanto fondato su un Pvc “redatto direttamente dai funzionari della Direzione Regionale delle Entrate, … in quanto alla Direzione Regionale delle Entrate sono state attribuite fondamentalmente le sole funzioni di programmazione…, mentre il tredicesimo comma del citato art. 7 della legge n. 358/1991 ha specificato che le attività di verifica e d’ispezione nei confronti dei contribuenti sono attribuite all’esclusiva competenza degli uffici indicati nel precedente decimo comma dello stesso articolo e dei reparti della guardia di finanza, di talchè tutti gli atti successivi che abbiano tratto origine dal suddetto illegittimo comportamento sono nulli e improduttivi di qualsiasi effetto giuridico nei confronti del contribuente, ivi incluso il conclusivo avviso di accertamento”.

 

La sentenza di Padova

La CTP di Padova, sez. IX, con sentenza n. 72 del 20 ottobre 2011 ha affermato la legittimità del Pvc redatto dall’Ufficio Antifrode della direzione regionale, in quanto l’art. 27, c. 15, del D.L. 185/2008, convertito con legge 2/2009, assegna all’Agenzia delle Entrate la riorganizzazione per far fronte ai controlli ed accertamenti nei confronti dei grandi contribuenti, e proprio per questo motivo, attraverso atti regolamentari di normazione cd. secondaria, ha predisposto appositi uffici.

 

I precedenti

La sentenza di Milano

Con sentenza n. 80 del 2 marzo 2001, la XXXVI sezione della CTP di Milano ha annullato l’avviso di accertamento emesso sulla base di un processo verbale di constatazione redatto da funzionari della Direzione regionale. I giudici milanesi prendono le mosse dalla Costituzione, in particolare dall’art. 14, che prevede una riserva di legge con riguardo ai casi e modi secondo cui si possono eseguire ispezioni domiciliari, che in particolare stabilisce che “Gli accertamenti e ispezioni … a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali”. Ne consegue che gli uffici preposti ai fini suddetti non possono non derivare il loro potere di verifica direttamente da norme di legge che li individuino con precisione e ne specifichino le attribuzioni. Orbene, a seguito dell’istituzione delle Agenzie delle Entrate, avvenuto con D.Lgs. 30/07/1999 n. 300, l’art. 23 del D.P.R. 26/03/2001 n. 107 (Regolamento di organizzazione del Ministero delle finanze) ha abrogato tutte le norme relative all’Amministrazione finanziaria che presentavano caratteri d’incompatibilità con le disposizioni del D.Lgs. n. 300/1999, con le disposizioni del suddetto Regolamento e con quelle indicate dallo stesso decreto. Fra le disposizioni abrogate vi è l’art. 62-sexies, c. 2, del D.L. 30/08/1993 n. 331 (convertito con L. 29/10/1993 n. 427), che espressamente prevedeva il potere delle Direzioni regionali di eseguire verifiche fiscali e comunicare i relativi risultati agli Uffici competenti ai quali era poi devoluta la fase dell’accertamento. Né – secondo gli estensori della sentenza – il potere di verifica può derivare dall’art. 2, c. 4, del regolamento di amministrazione del 30 novembre 2000, n.4, che rimette al direttore dell’agenzia l’organizzazione delle strutture di vertice e ai relativi provvedimenti emessi. “La citata imprescindibilità che il potere di effettuare verifiche fiscali si fondi su una normativa statale speciale rende evidente l’impossibilità che tale potere possa trovare la sua fonte in normative di rango inferiore quali sono quelle citate dall’ufficio”. Per altro verso la suddetta esclusione – per i giudici milanesi – è confermata dall’art. 27 del D.L. 29/11/2008 n. 185 (convertito dalla Legge 28/1/2009 n. 2)…

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