Appalti: solidarietà estesa all’Iva ed alle ritenute Irpef dipendenti

Una impresa che sottoscrive un contratto di appalto per realizzare un’opera risponde dei mancati versamenti a titolo di Iva e ritenute Irpef dipendenti dell’appaltatore e dei subappaltatori. La responsabilità solidale per il pagamento delle imposte si aggiunge a quella introdotta dal decreto legislativo n. 276/2003, in materia di contributi previdenziali e dei contributi assicurativi obbligatori per gli infortuni. Lo prevede il comma 5-bis, articolo 2, decreto legge n. 16/2012, convertito in legge n. 44/2012.

 

Responsabilità solidale

La disposizione introdotta dalla legge di conversione n. 44/2012 al testo originario del decreto legge sulle semplificazioni tributarie, in realtà, determina una evidente complicazione del sistema ed una enorme assunzione di responsabilità da parte del committente relativamente alle prestazioni oggetto dell’appalto.

In sostanza, il comma 5-bis, dell’articolo 2 del decreto legge n. 16 del 2012, modifica il comma 28 dell’articolo 35 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248.

A partire dalla data di entrata in vigore del decreto in caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, al versamento all’erario delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e dell’IVA scaturente dalle fatture inerenti le prestazioni effettuate nell’ambito dell’appalto. La suddetta responsabilità viene meno qualora il committente o datore di lavoro dimostri di avere messo in atto tutte le cautele possibili per evitare l’inadempimento.

Il tenore della norma è simile a quella già operante in materia contributiva, secondo cui, ai sensi dell’articolo 29, comma 2, decreto legislativo n. 276/2003, è prevista la responsabilità solidale del committente con l’appaltatore ed eventuali subappaltatori, entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, per le retribuzioni ed i contributi previdenziali ed assistenziali e prevenzione di infortuni e malattie professionali. In tale ottica, già da tempo, i committenti (pubblici e privati) richiedono alle ditte affidatarie degli appalti (o subappalti) copia del cd. DURC vale a dire del documento unico di regolarità contributiva rilasciato dal competente istituto di previdenza che consente di conoscere la <posizione> contributiva dell’impresa.

La responsabiltà solidale, evidentemente unicamente a livello amministrativo, vale solo per l’imposta e per i relativi interessi, ma non per le somme dovute a titolo di sanzione.

 

Esonero da responsabilità: adempimenti del committente

La stampa specializzata1 si è chiesta quali accorgimenti dovrà prendere il datore di lavoro che affida un’opera in appalto al fine di scongiurare ipotesi di responsabilità solidale nel pagamento dell’iva e/o delle ritenute fiscali gravanti sul costo del lavoro dipendente eventualmente non versate da appaltatori e subappaltatori.

In attesa degli opportuni chiarimenti ufficiali sono state formulate diverse ipotesi differenziate in base alle imposte (iva e ritenute irpef personale) dovute sulle prestazioni oggetto del contratto di appalto.

 

Ritenute irpef dipendenti

In primo luogo, l’ufficio amministrativo della committente o del datore di lavoro, dovrebbe acquisire informazioni sulla forza lavoro utilizzata dall’appaltatore o subappaltatore per la realizzazione dell’appalto, avendo cura di verificare, per singolo dipendente i giorni di lavoro impiegati nel cantiere di riferimento (proprio perché, il dipendente potrebbe essere stato impiegato, nel medesimo periodo, anche in altre opere). Ultimato questo controllo, occorrerebbe verificare, sia l’ammontare delle ritenute d’acconto applicate, che l’importo evidenziato nei modelli di versamento unificato F24. Che, tuttavia, potrebbe essere variato in funzione di posizioni a credito che l’impresa…

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