Beni in godimento ai soci: un breve ripasso


L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 24/E, ha chiarito i dubbi sulla nuova disciplina fiscale volte a contrastare il fenomeno della concessione in godimento di beni relativi all’impresa a soci o familiari dell’imprenditore per fini privati a condizioni più favorevoli rispetto a quelle che caratterizzano il mercato. Un piccolo ripasso dei soggetti interessati a tale disciplina, che può comportare un ricalcolo degli acconti d’imposta dovuti per l’anno 2012.

 

I soggetti concedenti sono:

  • l’imprenditore individuale;

  • le società di persone (società in nome collettivo e società in accomandita semplice);

  • le società di capitali (società per azioni, società a responsabilità limitata, società in accomandita per azioni);

  • le società cooperative;

  • le stabili organizzazioni di società non residenti;

  • gli enti privati di tipo associativo limitatamente ai beni relativi alla sfera commerciale.

 

I soggetti utilizzatori sono:

  • i soci, residenti e non residenti nel territorio dello Stato, di società e di enti privati di tipo associativo residenti che svolgono attività commerciale;

  • i familiari, residenti e non residenti nel territorio dello Stato, dell’imprenditore individuale residente nel territorio dello Stato.

I beni dell’impresa oggetto della disciplina in esame sono quelli strumentali, i beni-merce e gli immobili-patrimonio:

  • per l’imprenditore individuale, si considerano relativi all’impresa, quelli di cui all’art. 65 del TUIR, vale a dire i beni indicati nell’inventario;

  • Per le società, sia di persone che di capitali, tutti i beni ad esse appartenenti;

  • Per le società di fatto assumono rilevanza i beni-merce e i beni strumentali, compresi quelli iscritti in pubblici registri a nome dei soci ed utilizzati esclusivamente come strumentali per l’esercizio dell’impresa.

 

Il soggetto utilizzatore deve tassare la differenza tra il valore di mercato del diritto di godimento e il corrispettivo annuo relativo al godimento del bene.

Per il soggetto concedente saranno indeducibili i costi sostenuti per l’acquisto dei beni concessi in godimento, le eventuali altre spese e componenti negativi relativi agli stessi beni quali, ad esempio, le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, le spese di gestione e tutte le altre spese ad essi relative.

Queste disposizioni si applicano a partire dal periodo d’imposta 2012.

Nel caso di omesso versamento del primo acconto, a seguito delle obiettive incertezze normative, il contribuente potrà sanare la sua posizione in sede di secondo acconto, senza l’applicazione delle sanzioni per ritardato pagamento e maggiorato degli interessi nella misura del 4% annuo prevista per i pagamenti rateali.

 

21 giugno 2012

Anna Maria Pia Chionna


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