Imponibilità delle somme corrisposte al socio recedente da società di persone: analisi di un caso pratico

In presenza del recesso di un socio di società di persone è necessario procedere a determinare l’entità imponibile sottraendo, da quanto attribuito, sia le somme dallo stesso corrisposte a titolo di conferimenti, sia quelle già tassate in quanto riserve di utili.

La differenza, individuabile nell’avviamento, nei plusvalori latenti e negli utili in corso di formazione, costituisce interamente la base imponibile nell’anno di competenza, cioè nel periodo d’imposta in cui sorge il diritto alla sua percezione.

Inoltre, secondo quanto stabilito dall’art. 17, comma 1, lett. l), del Tuir, i redditi conseguiti in occasione del recesso dalla società di persone sono soggetti a tassazione separata se il periodo intercorso tra la costituzione della società e la comunicazione del recesso risulta superiore a cinque anni.

Approfondiamo il tema in questo articolo. 

imponibilità somme socio recedenteImponibilità delle somme corrisposte al socio recedente da società di persone: generalità
 

Nel caso di scioglimento del rapporto sociale limitatamente a un socio nelle società di persone, l’art. 2289 del codice civile stabilisce che il recedente dal rapporto societario ha diritto “ad una somma di denaro che rappresenti il valore della quota” determinato in base a una situazione patrimoniale redatta al giorno in cui si è verificato lo scioglimento del rapporto sociale.

Se vi sono operazioni in corso, inoltre, il socio e i suoi eredi partecipano agli utili e alle perdite inerenti alle operazioni medesime.

 

Come si determina il valore della quota spettante al socio recedente

 

Per la determinazione del valore della quota spettante al socio in sede di recesso è necessario procedere alla redazione di una situazione contabile che evidenzi l’effettivo valore economico del complesso aziendale comprensivo anche della quota parte degli utili in corso di formazione al momento del recesso.

L’importo della quota così determinato, corrispondente ad una frazione del capitale economico della società, risulta solitamente superiore al valore della corrispondente quota del patrimonio netto contabile.

A seguito della liquidazione della quota detenuta dal socio uscente, la società deve necessariamente procedere, per la parte afferente al rimborso del valore nominale della partecipazione, all’annullamento della quota di capitale sociale detenuta dal socio ed alla corrispondente riduzione delle eventuali riserve sia di utili, sia di capitale spettanti al socio.

Tali operazioni, di natura esclusivamente patrimoniale, non hanno, ovviamente, alcuna rilevanza sulla determinazione del reddito imponibile della società.

Per quanto attiene, invece, alla quota da corrispondere al socio receduto corrispondente alla cosiddetta “differenza da recesso”, si ritiene che la medesima concretizzi un componente negativo rilevante ai fini della determinazione del reddito della società.

Al riguardo, infatti, infatti è necessario considerare che tale differenza, come detto, trova origine da plusvalenze latenti del complesso aziendale, che rimangono insite nel patrimonio sociale anche dopo il recesso del socio.

 

In particolare:

  • le plusvalenze e l’avviamento (derivante dalla effettiva valorizzazione economica della società rispetto ai valori storici indicati in bilancio), quando realizzati, costituiranno componenti positivi di reddito e saranno assoggettati a tassazione, in base al principio di trasparenza, in capo ai soci rimanenti;
     
  • gli utili in corso di formazione alla data del recesso, unitamente a quelli conseguiti nella restante parte dell’esercizio, saranno invece, tassati per trasparenza in capo ai soci superstiti alla fine dell’esercizio stesso.

 

 

Modalità impositive in capo al socio recedente

 

Per quanto attiene alle somme che vengono percepite dal socio della società di persone nell’ipotesi di recesso dalla società sono impropriamente qualificate come appartenenti al “reddito di partecipazione”.

In merito, l’art. 20-bis del Tuir pone in evidenza che:

ai fini della determinazione dei redditi di partecipazione compresi nelle somme attribuite o nei beni assegnati ai soci o agli eredi, di cui all’articolo 17, comma 1, lettera l), si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell’art. 47, comma 7, indipendentemente dall’applicabilità della tassazione separata”.

 

Ne deriva, conseguentemente, che per quanto attiene alla sfera personale del socio (o dei suoi eredi) è necessario tenere in considerazione che:
 

  • l’art. 47, comma 7, del Tuir, stabilisce che le somme o il valore normale dei beni ricevuti dai soci in caso di:
    • recesso;
    • esclusione;
    • riscatto;
    • riduzione del capitale esuberante;
    • liquidazione anche concorsuale delle società;

    costituiscono utile per la parte che eccede il prezzo pagato per l’acquisto o la sottoscrizione…

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