Lavoro notturno: limiti giornalieri e condizioni per considerarlo usurante

Si avvicina il termine per l’invio della comunicazione del lavoro usurante (fissata normalmente per il 31 marzo, che slitta però a lunedì 1° aprile 2019), e a tal proposito è necessario fare un piccolo approfondimento sul lavoro notturno, interessato anch’esso da tale comunicazione in quanto rientrante – in alcuni casi – tra le tipologie di lavori definiti “usuranti”. Il tema ritorna ad essere interessante anche a seguito della Nota INL che chiarisce alcune particolarità sui limiti del lavoro notturno

Lavoro notturno: limiti giornalieri e condizioni per considerarlo usuranteSi avvicina il termine per l’invio della comunicazione del lavoro usurante (fissata normalmente per il 31 marzo, che slitta però a lunedì 1° aprile 2019), e a tal proposito è necessario fare un piccolo approfondimento sul lavoro notturno, interessato anch’esso da tale comunicazione in quanto rientrante – in alcuni casi – tra le tipologie di lavori definiti “usuranti”. Il tema ritorna ad essere interessante anche a seguito della Nota INL che chiarisce alcune particolarità sui limiti del lavoro notturno.

Limiti al lavoro notturno

Sul lavoro notturno è intervenuto nelle scorse settimane l’Ispettorato del lavoro, in particolare con la Nota n. 1438/2019 dello scorso 14 febbraio, con la quale – in relazione alla richiesta formulata dalla sede territoriale dell’Ispettorato di Bella-Vercelli – si chiedeva all’INL di pronunciarsi in merito alla corretta modalità di individuazione dell’arco temporale di riferimento su cui calcolare il rispetto del limite della media di ore notturne lavorate, il quale, ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 66/2003, è pari ad otto ore nelle ventiquattro.

Le disposizioni sul lavoro notturno nel D.Lgs. n. 66/2003

Come noto, la definizione di lavoro notturno è contenuta nel D.Lgs. n. 66/2003 – concernente proprio alcuni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro – il quale nel Capo IV, con gli artt. 11-15 prevede la specifica disciplina del lavoro notturno.  

L’art. 11 fornisce innanzitutto delle limitazioni al lavoro notturno, prevedendo che:

  • le competenti strutture sanitarie pubbliche possono accertare l’inidoneità al lavoro notturno;
  • è vietato adibire le donne al lavoro, dalle ore 24 alle ore 6, dall’accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino;
  • è compito dei contratti collettivi l’individuazione dei requisiti dei lavoratori che possono restare esclusi dall’obbligo di effettuare lavoro notturno.

Inoltre, non sono obbligati a prestare lavoro notturno:

  1. la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa;
  2. la lavoratrice o il lavoratore che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a 12 anni;
  3. la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ex L. n. 104/1992.

I lavoratori notturni godono anche di una particolare tutela riservata dal Legislatore, prevedendo che la valutazione dello stato di salute dei lavoratori notturni debba avvenire a cura e a spese del datore di lavoro attraverso controlli preventivi e periodici, almeno ogni due anni, e che comunque il datore deve garantire un livello di servizi e mezzi di protezione per il lavoro notturno non solo adeguato ma anche equivalente a quello garantito durante le prestazioni eseguite di giorno.

Esistono casi in cui è possibile che sopraggiungano condizioni di salute che comportino l’inidoneità alla prestazione di lavoro notturno: in tal caso, previo accertamento del medico competente o delle strutture sanitarie pubbliche, il lavoratore verrà assegnato al lavoro diurno.

La durata del lavoro notturno

Andiamo così a trattare il tema che più concerne tale lavoro, ossia la durata del lavoro notturno, disciplinato dall’art. 13 del D.Lgs. n. 66/2003, e sul quale sono stati chiesti chiarimenti all’INL.

Si specifica innanzitutto quanto prevede l’art. 13 citato, ossia che:

  1. l’orario di lavoro notturno non può superare le otto ore in media nelle ventiquattro ore, salva l’individuazione da parte dei contratti collettivi, anche aziendali, di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare come media il suddetto limite;
  2. spetta alla contrattazione collettiva l’eventuale definizione delle riduzioni dell’orario di lavoro o dei trattamenti economici indennitari nei confronti dei lavoratori notturni;
  3. il periodo minimo di riposo settimanale non viene preso in considerazione per il computo…
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