Il rapporto di lavoro all’era dei social

di Ciro Abbondante Vincenza Salemme

Pubblicato il 11 dicembre 2018

I social network hanno cambiato notevolmente la società in cui viviamo, al punto da influenzare le nostre vite personali e lavorative, hanno invaso la nostra vita quotidiana. Accedere attraverso il nostro smartphone a Facebook, a Twitter o a Whatsapp è ormai un’azione abituale, che compiamo senza nemmeno darvi troppo peso decine di volte al giorno, in maniera spesso meccanica. E’ proprio il fatto di non dare troppo peso a quello che pubblichiamo sui social o a quello che scriviamo nelle chat che talvolta può avere delle conseguenze sullo svolgimento e sulle sorti del rapporto di lavoro. In questo contributo vediamo come il tempo dedicato ai social sul posto di lavoro possa incidere sulle sorti del rapporto di lavoro...

il rapporto di lavoro nell'era dei socialI social network hanno cambiato notevolmente la società in cui viviamo, al punto da influenzare le nostre vite personali e lavorative: facciamo amicizie tramite Facebook o Instagram condividendo le nostre giornate con i nostri contatti, troviamo lavoro attraverso Linkedin, comunichiamo attraverso Twitter o Whatsapp con amici, conoscenti e colleghi di lavoro. I Social hanno invaso la nostra vita quotidiana, forse anche in un certo senso dominandola.

Accedere attraverso il nostro smartphone a Facebook, a Twitter o a Whatsapp è ormai un’azione abituale, che compiamo senza nemmeno darvi troppo peso decine di volte al giorno, in maniera spesso meccanica.

E’ proprio il fatto di non dare troppo peso a quello che pubblichiamo sui social o a quello che scriviamo nelle chat che talvolta può avere delle conseguenze sullo svolgimento e sulle sorti del rapporto di lavoro: una offesa fatta su Facebook al datore di lavoro potrebbe avere, a determinate condizioni, conseguenze molto pesanti; accessi ripetuti ai social durante l’orario di lavoro, con interazione o condivisione di post, potrebbe far scattare adeguati provvedimenti disciplinari; postare foto su Instagram o Facebook che ritraggono il lavoratore svolgere una normale condotta di vita durante la malattia potrebbe far propendere il datore di lavoro per una procedura espulsiva nei confronti del lavoratore “malato immaginario”.

Lo scambio di informazioni e comunicazioni tra datore di lavoro e lavoratore a mezzo Whatsapp spesso può costituire, inconsapevolmente, una prova documentale in giudizio.

E’ a queste ed ad altre vicissitudini del rapporto di lavoro al tempo dei social che verrà dedicata l’attenzione nel corso di questo contributo.

Offese su Facebook al datore di lavoro

Il diritto di critica del lavoratore è sancito dalla Costituzione[1] e dallo Statuto dei Lavoratori:[2] il lavoratore può infatti esprimersi sul luogo di lavoro, discute