Notificazione fallita per causa non imputabile al notificante e rinnovazione della notifica nel termine di 30 giorni

Nella prassi operativa sussistono vicende in cui la notificazione di un gravame, tempestivamente attivato sotto il profilo decadenziale, non va a buon fine – nel senso che l’atto viene restituito con esito “non notificato” – per fatto non imputabile al notificante. Per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria il notificante deve riattivare il processo notificatorio con immediatezza e svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento, ossia senza superare il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325 c.p.c., salvo circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa (CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 20 luglio 2018, n. 19359)

Rinnovazione della notifica nel termine di 30 giorni

In caso di notifica di atti processuali non andata a buon fine per ragioni non imputabili al notificante, questi, appreso dell’esito negativo, per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria deve riattivare il processo notificatorio con immediatezza e svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento, ossia senza superare il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325 c.p.c., salvo circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa”.

Va consentito al notificante di rinnovare la procedura che, dopo la consegna dell’atto all’agente notificatore, non sia stata portata a compimento per circostanze a lui non imputabili, così soltanto potendosi realizzare il contemperamento degli interessi in gioco – del notificante e del destinatario dell’atto medesimo – presidiati entrambi dalla garanzia del diritto di difesa. La rinnovazione della notifica costituisce un onere ineludibile in capo al notificante[1]

La rinnovazione della notifica si sostanzia in un vero e proprio onere, al cui mancato assolvimento non può porsi rimedio con una successiva richiesta di rimessione in termini, laddove l’interessato risulti in possesso di tutte le indicazioni per poter riattivare il procedimento notificatorio, senza necessità di preventiva autorizzazione da parte del giudice; lo strumento per completare il procedimento notificatorio non consiste nella presentazione [2]al giudice adito di un’istanza di rimessione in termini ex articolo 153, secondo comma, c.p.c., per la fissazione di un termine perentorio per ripetere la notifica.

La parte che ha richiesto la notifica, nell’ipotesi in cui non sia andata a buon fine per ragioni a lei non imputabili[3], appreso dell’esito negativo, per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria, deve attivarsi con immediatezza per riprendere il processo notificatorio e deve svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento.

Questi requisiti di immediatezza e tempestività non possono ritenersi sussistenti qualora sia stato superato il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325, c.p.c.[4], salvo circostanze eccezionali di cui sia data rigorosa prova.

Sussiste un limite tendenzialmente insuperabile per la riattivazione, una volta avuta notizia dell’esito negativo della prima richiesta,ossia un lasso temporale “pari alla metà del tempo indicato per ciascun tipo di atto di impugnazione dall’art. 325, c.p.c.”.[5]

La ratio di tale indicazione deve riscontrarsi nella logica su cui si fonda detta disposizione: se infatti il legislatore ha ritenuto i termini previsti dall’art. 325 c.p.c. congrui per svolgere un ben più complesso e impegnativo insieme di attività (per concepire, redigere, e notificare un atto di impugnazione) a decorrere dal momento in cui sia stato pubblicato il provvedimento da impugnare, può ragionevolmente desumersi che lo spazio temporale relativo alla soluzione dei soli problemi derivanti da difficoltà nella notifica, non possa andare oltre la metà degli stessi, salvo una rigorosa prova in senso contrario.

Il notificante “incolpevole” non incorre in decadenza ove provveda con sollecita diligenza a rinnovare[6],…

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