Ricorso cartaceo - controdeduzioni telematiche legittime

Nel processo tributario telematico l’opzione di una parte per la presentazione del ricorso cartaceo o telematico non può vincolare l’altra parte.

La facoltatività che connota l’utilizzo delle tecnologie del PTT non può essere vanificata unilateralmente dalla scelta operata dal ricorrente in favore dell’atto analogico tradizionale ma denota un regime proprio di ciascuna delle parti processuali (CTR Emila Romagna n. 1908/2018).

La giurisprudenza di merito si pronuncia ancora una volta sul tema del processo tributario telematico ossia sulla possibilità del ricorrente di presentare il ricorso cartaceo o telematico e la parte resistente a non essere vincolata da tale scelta.

Il Processo Tributario Telematico (in seguito PTT), le cui regole sono contenute nel decreto ministeriale D.D. 4 agosto 2015 (G.U. n. 184 del 18/08/2015) ed esteso a tutto il territorio nazionale dal 15 luglio 2017, è al momento connotato dalla natura facoltativa.

In particolare, tale decreto stabilisce le regole tecnico-operative circa la registrazione al Sigit (sistema informativo della giustizia tributaria), le notificazioni e comunicazioni, la costituzione in giudizio, formazione e consultazione del fascicolo, il deposito degli atti e il pagamento del CUT, da eseguirsi secondo le norme contenute nel DPR n. 115/2002.

In seguito alla registrazione sul portale della giustizia tributaria, il contribuente trasmette il ricorso telematico mediante il Sigit, ricevendo la ricevuta PEC attestante l’avvenuta notifica dello stesso, la procura alle liti, nonché la documentazione comprovante il pagamento del contributo unificato tributario e gli eventuali allegati, previo inserimento dei dati richiesti dal sistema per l’iscrizione a ruolo. Con le medesime modalità dovranno essere trasmessi gli atti successivi alla costituzione in giudizio (art. 7 D.D.). Per la parte resistente la costituzione in giudizio viene operata con la trasmissione degli atti e dei documenti al Sigit da parte del professionista; il sistema informativo, in seguito alla trasmissione, rilascia la ricevuta di accettazione contenente il numero, data e ora della trasmissione (art 8 D.D.).

Nella fattispecie in esame la società contribuente ha impugnato l’avviso di accertamento rettificativo ai fini Iva e delle imposte dirette. L’amministrazione finanziaria ha prodotto appello alla sentenza di primo grado favorevole al contribuente, eccependo in primis la nullità del procedimento per violazione del principio del contraddittorio per avere ritenuto illegittima la costituzione in giudizio dell’ufficio. In particolare, l’Agenzia lamentava che la Commissione avesse dichiarato di non aver potuto prendere visione delle controdeduzioni attesa la mancanza del collegamento con i sistemi informatici per accedere al Sigit, ritenendo, quindi, nulla costituzione dell’ufficio.

La Commissione di secondo grado ha ritenuto preliminarmente che solo nel caso di notifica del ricorso a mezzo Pec, la costituzione della controparte possa avvenire in modo telematico, ossia attraverso il sistema informatico della giustizia tributaria (Sigit) (art.3 DM n. 163/2013; nel caso opposto, ossia se il ricorrente abbia impugnato l’atto impositivo attraverso le modalità ordinarie, la costituzione in giudizio deve avvenire nelle forma ordinarie senza possibilità di ricorrere al Sigit, mediante deposito di copia del ricorso presso l’ufficio di segreteria della Commissione adita.

I giudici di appello, non accogliendo le motivazioni del primo grado, hanno affermato che la normativa contenuta nel D.M. n. 163/2013 che all’art. 2, comma 3, impone alla parte (ricorrente o resistente) che in primo grado abbia fatto ricorso alle modalità telematiche, di dare continuità informatica alla propria difesa, a prescindere se abbia instaurato il giudizio o sia sta convenuta.

La natura facoltativa del giudizio telematico tributario per entrambe la parti processuali, non può essere vanificata dalla scelta fatta…

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