Spese di lite, compensazione con motivazione

Le spese di lite compensate dal giudice tributario per le quali si richiamano le gravi ed eccezionali ragioni, devono essere sempre motivate altrimenti si configura il vizio di violazione di legge.

L’ufficio finanziario deve richiedere la documentazione mancante per la liquidazione delle spese prima e non dopo l’instaurazione della controversia (Cass. n. 6438/2018).

Quadro normativo

Nel processo tributario la parte soccombente è condannata a rimborsare le spese del giudizio che sono liquidate con la sentenza, nel rispetto del principio della soccombenza presente. La disciplina giuridica delle spese di lite è stata rivista recentemente con la nuova formulazione dell’art. 15 del D. Lgs n. 546/1992, alla luce del D. Lgs n. 156/2015, in vigore dal 01/01/2016, prevedendo, in particolare, la compensazione delle spese che il giudice deve espressamente motivare.

Il legislatore ha introdotto nel processo tributario la c.d. responsabilità aggravata per lite temeraria, che si richiama all’evoluzione della giurisprudenza di legittimità. In tal senso il comma 2-bis del citato art. 15 ha previsto l’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 96, commi primo e terzo, del codice di procedura civile che sotto il titolo di responsabilità aggravata disciplina due ipotesi per aver agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave.

Il criterio della soccombenza per la imputazione delle spese ed il relativo potere del giudice di compensarle, pertanto, sono improntati ad un preciso compito spettante allo stesso giudice in quanto dovrà “specificamente motivarle”, risultando, dopo le modifiche apportate, notevolmente limitato l’ambito della compensazione per il giudizio.

Le spese sono a carico del rinunciante nel caso di estinzione del processo per “rinuncia al ricorso” (art. 44 D. Lgs n. 546/92), salvo diverso accordo tra le parti; nel caso di estinzione del giudizio per “inattività della parte” (art. 45 D. Lgs n. 546/92) che le spese siano a carico del soggetto che le ha anticipate; infine se è dichiarata l’estinzione del giudizio per “cessata materia del contendere” (art. 46 D. Lgs n. 546/92).

Le spese di giudizio comprendono, oltre al contributo unificato, gli onorari e i diritti del difensore, le spese generali nonché i versamenti sostenuti per imposta sul valore e contributi previdenziali se dovuti (comma 2-ter).

La commissione tributaria quando decide con ordinanza sulle istanze cautelari provvede anche sulle spese della relativa fase; tale pronuncia conserva efficacia anche dopo il provvedimento che definisce il giudizio, salvo diversa statuizione contenuta nella sentenza di merito (art. 15, comma 2-quater).

In tema di liquidazione delle spese processuali, il giudice non può limitarsi a rideterminare le spese esposte dall’avvocato ma deve fornirne una adeguata motivazione. La modifica o la riduzione di voci esposte devono essere motivate al fine di consentite l’accertamento della conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti e alle tariffe vigenti (cfr. Cass. n. 27274/2017).

Compensazione delle spese

L’art. 15, comma 2, prevede che le spese di giudizio possono essere compensate in tutto o in parte dalla Commissione tributaria, solo nel caso di soccombenza reciproca e allorché vi siano “gravi ed eccezionali ragioni” che devono essere espressamente motivate. Nella precedente versione della norma, richiamando il disposto dell’art. 92, comma 2, del Cpc, ai fini della compensazione dovevano ricorrere “i giusti motivi”, rimessi al potere discrezionale del giudice; in tal caso non era richiesta una specifica motivazione ossia l’indicazione nella sentenza di una causa di giustificazione della compensazione.

Pertanto il legislatore ha inteso riformulare tale disposizione con confini ben delimitati, atteso che le gravi ragioni devono riguardare aspetti specifici e ben individuati della lite, non essendo sufficiente il riferimento a generiche ragioni di…

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