Modello EAS: presentazione tardiva sanabile o no

Il D.L. n. 185/2008, che ha istituito la comunicazione EAS, comunicazione dei dati e notizie rilevanti ai fini fiscali degli Enti associativi non commerciali e delle Associazioni Sportive Dilettantistiche (salvo particolati esclusioni), convertito con modifiche dalla Legge n. 2/2009, è stato emanato al fine di poter effettuare gli opportuni controlli, da parte degli organi dell’Amministrazione Finanziaria, nei confronti degli Enti associativi che, avendone i requisiti, si avvalgono delle disposizioni agevolative previste dall’articolo 148 del TUIR e del D.P.R. n. 633/1972 imponendo l’obbligo della presentazione di tale modello pena il non riconoscimento di tali agevolazioni e benefici configurando quindi tutte le attività svolte dall’Ente attività commerciale.
In tal senso l’articolo 148 del TUIR al comma 1 recita che non è considerata commerciale l’attività svolta nei confronti degli associati o partecipanti, in conformità alle finalità istituzionali, dalle associazioni, dai consorzi e dagli Eltri enti non commerciali di tipo associativo.
Le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo.
Il D.L. n. 185/2008 è stato oggetto di diverse Circolari e Risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate (Circolari n. 12/E del 9 aprile 2009, n. 45/E del 29 ottobre 2009, e n. 51/E del 1° dicembre 2009, Risoluzione n. 125/E del 6 dicembre 2010 e Circolare n. 6/E del 24.02.2011) dovute ad una non chiara scrittura ed interpretazione dello stesso con conseguenti proroghe tanto da portare l’ennesima e ultima presentazione al 31 marzo 2011 termine ultimo per l’invio. A supporto, infatti, il Decreto “Milleproroghe” varato a fine 2010 aveva infatti riaperto i termini per la trasmissione del modello, scaduti ormai da più di un anno (il 31 dicembre 2009).
Ciò premesso come si può comportare un’associazione che non avesse presentato tale comunicazione all’Agenzia delle Entrate? Si può sanare tale dimenticanza?
Si ribadisce che l’omessa presentazione del modello EAS entro i termini previsti, comporta l’inapplicabilità dei regimi fiscali agevolati e le conseguenze che ne derivano sono particolarmente gravi. Infatti, continuando a svolgere la sola attività istituzionale, tra la quale anche il semplice incasso delle quote sociali, tale attività si trasformerà automaticamente in attività commerciale, con la conseguente tassazione di tali introiti.
Ricordando che i termini di presentazione del modello EAS, sono diversi a seconda che si tratti di:

Enti di nuova costituzione, il modello va presentato entro 60 giorni dalla costituzione;

Enti che perdono i requisiti qualificanti, il modello va presentato entro 60 giorni dalla data in cui si perdono i requisiti;

Enti in essere, nei quali nel corso dell’anno sono intervenute variazioni di alcuni tipi di dati precedentemente comunicati, il modello va presentato entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la variazione.

Ricordando che con la Risoluzione n. 125/E del 2010 dell’Agenzia delle Entrate, è stato precisato che, in caso di variazione dei dati contenuti nelle sezioni “Dati relativi all’Ente” e “Rappresentante legale” del modello EAS, gli Enti non commerciali non sono tenuti alla presentazione di un nuovo modello, in quanto informazioni già in possesso dell’Amministrazione Finanziaria tramite comunicazioni avvenute con altri modelli.
Tutto ciò ricordato si può sanare tale omissione se commessa nell’annualità pregressa attraverso la “remissione in bonis” (D.L. n. 16/2012), istituto che riguarda i soggetti che intendono fruire di benefici di carattere fiscale o di accesso a regimi fiscali opzionali, ma che non hanno adempiuto, tempestivamente, all’obbligo di comunicazione preventiva ovvero ad altri adempimenti di carattere formale. Tale istituto, infatti, consente di sanare l’irregolarità od …

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