Le consulenze tecniche d’ufficio

Pubblicato il 10 gennaio 2017

la consulenza tecnica è uno degli aspetti della professione di commercialista che può essere estremamente interessante (anche dal punto di vista remunerativo) ma che spesso è misconosciuto in quanto si tratta di attività strettamente collegata ad attività del Tribunale; proponiamo un'introduzione di 11 pagine al mondo delle consulenze tecniche

ctu1.1 Le consulenze tecniche

1.1.1 Natura e funzioni del consulente tecnico

La consulenza tecnica svolta nell’ambito di procedimenti giudiziari è prevista dal codice di procedura civile agli artt. da 61 a 64 per i quali il giudice può farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica. La scelta dei consulenti tecnici deve essere formalmente fatta tra le persone iscritte in albi speciali. Il consulente compie le indagini che gli sono commissionate dal giudice e fornisce, in udienza e in camera di consiglio, i chiarimenti che il giudice gli richiede. Si ricorda che il procedimento civile è informato al c.d. “principio dispositivo” per il quale sono le parti a fornire al giudice gli elementi necessari per la soluzione della lite: la consulenza tecnica, nell’ambito dell’attività istruttoria, non rappresenta un mezzo di prova ma è soltanto un ausilio con il quale il giudice affida ad un esperto la valutazione di atti per i quali è richiesta, appunto, una specifica competenza scientifica. La consulenza tecnica è pertanto un mezzo di valutazione di atti già acquisiti che non rientra nella libera disponibilità delle parti ma nei poteri discrezionali del giudice, che può decidere in ordine alla sua necessità o opportunità. Il consulente nominato dal giudice ha l’obbligo, penalmente sanzionato, di prestare la sua opera, salvo che non ricorra un giusto motivo di astensione. Il C.T.U. deve esaminare soltanto gli atti e i documenti prodotti in causa; con il consenso di tutte le parti può essere autorizzato all’esame anche di documenti non prodotti in cau- sa. A miglior precisazione di tale precetto si osserva che il C.T.U. può utilizzare, anche senza specifica autorizzazione del giudice, tutti gli elementi necessari per rispondere ai quesiti posti purché gli stessi siano configurabili quali dati accessori rientranti nell’ambito strettamente tecnico della consulenza. Particolare attenzione deve essere posta al momento della formulazione dei quesiti per i quali sarebbe sempre opportuno coinvolgere lo stesso C.T.U., poiché talvolta le parti chiedono di rivolgere al consulente domande generiche o non rilevanti o addirittura in- dagini su fatti che le stesse hanno l’onere di provare. In linea di principio il quesito dovrebbe essere formulato in modo specifico delimitando esattamente il campo di indagine che viene affidato al consulente nominato. Si ricorda che la Corte di Cassazione, intervenuta più volte sull’argomento, ha di volta in volta precisato che al consulente tecnico non si possono attribuire: a) incarichi che si risolvono nella determinazione in concreto della volontà normativa, in relazione al rapporto dedotto in giudizio; b) compiti di valutazione e definizione di situazioni giuridiche che integrano, quale giu- dizio, l’indefettibile natura della funzione giurisdizionale;

c) l’individuazione delle norme che disciplinano le singole fattispecie dedotte in giudizio;

d) compiti di interpretazione e valutazione della prova documentale, assumendo conclusioni sull’esistenza o meno di obbligazioni a carico dell’una o dell’altra parte. All’udienza fissata per il conferimento dell’incarico il consulente giura di “bene e fedelmente adempiere le funzioni affidategli al solo scopo di far conoscere al giudice la verità”, secondo la formula di cui all’art. 193 c.p.c. Il giudice formula quindi il quesito precisando le modalità e il termine assegnato per lo svolgimento dell’incarico. Il C.T.U. deve indicare il luogo e la data di inizio delle operazioni peritali e l’inserimento nel ver- bale di udienza di tali indicazioni evita di dover nuovamente avvertire le parti e i loro eventuali consulenti di parte. Il termine per il deposito della relazione è di tipo ordinatorio e l’eventuale mancato rispetto, anche di eventuali proroghe concesse, non provoca la nullità della consulenza tecnica. Nel conferire l’incarico il giudice può autorizzare il C.T.U. a domandare chiarimenti alle parti e ad assumere informazioni da terzi, ai sensi dell’art. 194, primo comma, c.p.c.. Al riguardo la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha precisato che il consulente tecnico può chiedere informazioni a terzi per l’accertamento dei fatti collegati con l’og- getto dell’incarico senza bisogno di una preventiva autorizzazione del giudice e queste informazioni, quando ne siano indicate le fonti in modo da permettere il controllo delle parti, possono concorrere con le altre risultanze di causa alla formazione del convincimento del giudice. Nei rapporti con eventuali consulenti tecnici nominati dalle parti il C.T.U. è tenuto a garantire la più ampia partecipazione allo svolgimento delle operazioni peritali per con- sentire il corretto esercizio del diritto di difesa e del contraddittorio tra le parti in ordine alle modalità con le quali il C.T.U. riterrà di svolgere l’incarico. È importante che il C.T.U. espliciti sempre nella maniera più chiara le motivazioni delle sue scelte, soprattutto quando i criteri e le metodologie di risoluzione dei quesiti non sono condivisi dai consulenti di parte. Alle sessioni peritali possono partecipare le parti direttamente o per mezzo dei loro difensori o consulenti di parte. Il C.T.U. deve pertanto garantire la tempestiva informazione in ordine ad ogni sessione: per la prima riunione solitamente si inserisce nel verbale di udienza del conferimento dell’incarico l’inizio delle operazioni; successivamente ilC.T.U. può inserire nel verbale degli incontri le date di nuova convocazione. Se invece le operazioni peritali vengono rinviate a data da destinarsi dovrà provvedere nuovamente a convocazione a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento. A questo proposito si osserva che le attività del C.T.U. meramente acquisitive di elementi emergenti da pubblici registri e accessibili a chiunque (atti di pubblici registri) non costituiscono vere e proprie operazioni tecniche così come lo svolgimento di elaborazioni contabili e conteggi che possono in linea di massima essere eseguiti senza dare avviso alle parti. Il C.T.U., per tali operazioni svolte senza la presenza dei consulenti di parte, dovrà trasmetterne copia agli stessi per consentirgli di far pervenire le loro osservazioni alle quali lo stesso consulente d’ufficio potrà replicare allegando osservazioni alla relazione di consulenza tecnica. Alla relazione dovranno altresì essere allegate copie dei verbali delle operazioni peritali. Si ricorda che, per le controversie di natura contabile, l’art. 198 c.p.c. prevede espressamente che il giudice istruttore possa dare incarico al C.T.U. di tentare la conciliazione tra le parti: si ritiene al riguardo che, anche in assenza di disposizione del giudice, il consulente d’ufficio possa comunque proporre la conciliazione. Riguardo alla liquidazione del compenso al C.T.U. la normativa di riferimento è attualmente costituita dalla legge 8 luglio 1980, n. 319, dal d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 e dal decreto ministeriale 30 maggio 2002. Per determinare il valore della controversia il riferimento è all’oggetto dei quesiti e se gli stessi si articolano in più richieste per le quali vengono attuati distinti accertamenti per ognuno degli stessi sarà autonomamente liquidabile un compenso: qualora la perizia o consulenza tecnica riguardi più annualità o più soggetti, o più oggetti costituenti il que- sito o i quesiti, il compenso complessivo è costituito dalla somma dell’onorario relativo a ciascun soggetto, a ciascun oggetto di quesito e a ciascun anno dell’oggetto del quesito (Cass. civ., sez. I, n. 10299 dell’8 settembre 1992). Nell’ambito dei procedimenti penali la consulenza tecnica può essere disposta dal giudice, in base all’art. 220 c.p.p., per il quale la perizia è ammessa quando occorre svolgere indagini o acquisi