Casse di Previdenza ed investimenti bancari… troppi dubbi e troppi rischi?

stock-exchange-641910_960_720Oltre periodo di fuoco di dichiarazioni dei redditi ed altre scadenze di agosto, i professionisti oggi si stanno preoccupando anche della destinazione dei loro contributi previdenziali. Come è noto, il Governo sta spingendo affinché anche le Casse di previdenza Private (ma sono davvero private?) investano 500 milioni di euro nella nuova versione del Fondo Atlante, cioè in un veicolo destinato a intervenire nella salvaguardia del sistema bancario.

Di primo acchito tutti abbiamo preso malissimo la richiesta del governo: utilizzare i contributi previdenziali per il salvataggio del sistema bancario sembra un’operazione discutibile e penalizzante per i partecipanti. Utilizzare i contributi previdenziali per investire nel sistema bancario, in particolare negli istituti in crisi come Monte Dei Paschi di Siena, appare un regalo a chi ha generato la crisi a danno di chi ha versato i contributi. Sicuramente un tale tipo di intervento premia l’azzardo morale di chi ha dilapidato il patrimonio gestito.

Tuttavia, dopo la prima arrabbiatura, ho provato a ragionare sull’operazione: ma siamo sicuri che sia così tragico partecipare ad un tentativo di salvataggio?

Innanzi tutto dobbiamo immaginare che spalmando il contributo richiesto sulle diverse Casse Previdenziali e sui tantissimi iscritti, il contributo pro quota diventa di importo basso. La domanda interessante diventa: ma si guadagna? Secondo quanto riportato dai giornali non si tratterebbe di un contributo a fondo perduto, ma in un investimento in un fondo che dovrà intervenire a favore del sistema bancario. L’investimento nel Fondo Atlante 2 potrebbe (condizionale più che d’obbligo) anche essere profittevole per gli investitori. Nella logica degli investimenti di una Cassa di Previdenza, giocare una fiche su questo tipo di investimento potrebbe anche essere parte normale della gestione del patrimonio. Ad oggi è difficile capire se un tale tipo d’intervento possa essere profittevole o meno per gli investitori: tutto ciò che sappiamo è che la cessione delle good bank dei 4 istituti risolti a dicembre (Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria, Cassa di Risparmio di Chieti, Cassa di Risparmio di Ferrara) sembra (al momento) comportare una perdita per gli investitori istituzionali che si sono accollati il salvataggio: il valore delle proposte di acquisto pubblicate è inferiore alla ricapitalizzazione effettuata.

Prima di fare una qualsiasi valutazione diventa fondamentale capire le regole di ingaggio del fondo Atlante 2: come verranno spesi (o investiti) i soldi raccolti, su cosa si basa l’idea di un ritorno per gli investitori, quali sono i tempi per valutare la profittabilità dell’investimento? Al momento dalla lettura dei giornali tali temi risultano dimenticati e non valutabili… La mia impressione è che si parli di investimento redditizio, ma che in realtà alla fine sia un contributo a fondo perduto.

Le ultime indiscrezioni parlano dell’acquisto di una tranche di non performing loans (cioè crediti deteriorati) ad un prezzo superiore di quello di mercato, ma che dovrebbe comunque garantire. E’ evidente che gli investitori del Fondo Atlante (fra cui le Casse di Previdenza) potrebbero accollarsi il rischio di un ritorno nullo o perdita pur di alleggerire il monte sofferenze di Mps, senza causare ulteriori perdite di bilancio alla banca. La redditività attesa da questo acquisto di NPL sarebbe il 6%.

Nonostante il mio amore per il rischio, al momento mi sembra una proposta cattiva per l’investitore.

30 luglio 2016

Gordon Gekko

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