Cosa sono i mini-bond? Uno strumento di finanziamento a medio-lungo termine emessi da piccole e medie imprese (PMI)


I mutamenti macroeconomici successivi allo scoppio della crisi economica hanno indotto un cambiamento anche nella finanza d’impresa sostanzialmente basata, fino ad allora, sul ruolo centrale ricoperto dalle banche. In un tessuto economico come quello italiano, in cui predominano aziende di piccole e medie dimensioni caratterizzate da sistemi di finanziamento prettamente di natura bancaria, bassa patrimonializzazione e forte reticenza ai capitali stranieri, si è sentita la necessità di porre le basi per un sistema di approvvigionamento dei capitali complementare al canale bancario, sempre  più limitato dai parametri di vigilanza di Basilea 2 e ancor di più da quelli in via di attuazione di Basilea 3. Anche le banche, d’altra parte, sono costrette a rispettare i crescenti standard di vigilanza prudenziale sui patrimoni bancari dettati da Basilea, al punto da impattare notevolmente sulla concessione di crediti, i quali andavano man mano restringendosi creando le condizioni per un vero e proprio “credit-crunch”.

Negli ultimi anni sono state create le condizioni per consentire a tutte le imprese non quotate, fra cui le PMI, di accedere direttamente al mercato dei capitali e sono stati introdotti importanti incentivi fiscali al consolidamento patrimoniale ponendosi come obbiettivi principali il voler orientare parte del risparmio nazionale direttamente verso i settori produttivi italiani e far avvicinare gli operatori italiani ed internazionali al settore corporate domestico.

I minibond sono obbligazioni o titoli di debito a medio-lungo termine emessi da piccole e medie imprese (PMI) non quotate, destinate a piani di sviluppo, ad operazioni di investimento straordinarie o di refinancing. Permettono alle PMI di aprirsi al mercato dei capitali, riducendo la dipendenza dal credito bancario.

In realtà il termine “minibond” non viene esplicitato nei riferimenti normativi, ma è un’espressione comune, quindi non tecnica, con cui si fa riferimento al carattere dimensionale sia dell’emittente che dell’emissione.

Con i due Decreti Sviluppo del 2012 (Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, recante misure urgenti per la crescita del Paese, convertito in Legge con modificazioni il 7 agosto 2012; Decreto Legge 18 ottobre 2012, n.179 convertito in Legge con modificazioni il 17 dicembre 2012) sono stati rimossi i principali ostacoli di natura civilistica e fiscale che di fatto precludevano alle PMI la possibilità di emettere obbligazioni per raccogliere risorse finanziarie, privandole di qualsiasi reale alternativa alla strada tradizionale dell’indebitamento bancario. In virtù di questi interventi le PMI non quotate possono oggi emettere minibond sul mercato obbligazionario alle medesime condizioni delle società quotate in Borsa e dei “grandi emittenti”.

Con il Decreto Destinazione Italia del 2013 (Decreto Legge 23 dicembre 2013, n. 145) sono state poi introdotte ulteriori misure per favorire l’utilizzo dei minibond da parte delle imprese italiane e la loro diffusione fra gli investitori. Nel dettaglio: è stata resa meno onerosa l’accensione di garanzie accessorie, facilitando l’emissione di obbligazioni in forma secured; è stata favorita la costituzione di fondi specializzati o di società di cartolarizzazione per sostenere l’aggregazione e la selezione professionale di portafogli di minibond su cui sollecitare il mercato dei capitali; sono state create le condizioni per incrementare strutturalmente la quota di investimenti in questa nuova asset class da parte di soggetti istituzionali come le compagnie di assicurazione, i fondi pensione e le casse di previdenza dei professionisti.

Ulteriori facilitazioni sono state introdotte dal Decreto Crescita e Competitività (Decreto legge del 24 giugno 2014, n. 91, come modificato dalla legge di conversione del 11 agosto 2014, n. 116).

Caratteristiche principali dei minibond:

  • possono essere emessi dalle piccole e medie imprese così come definite dalla raccomandazione 2003/361/CE, cioè imprese con meno di 250 dipendenti ed un fatturato annuo inferiore a € 50 milioni oppure con un totale di bilancio inferiore a €43 milioni. Restano escluse le micro-imprese.

  • durata non inferiore a 36 mesi;

  • destinati alla sottoscrizione esclusivamente tra investitori professionali (istituzionali e privati qualificati ai sensi MiFID/Consob);

  • possibilità di dematerializzazione dei titoli e di quotazione su mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione (es. ExtraMOT PRO di Borsa Italiana).

E’ stata fatta una stima secondo la quale le imprese italiane con un fatturato tra i 5 e i 250 milioni che possono accedere al mercato dei minibond sono circa 35mila, ponendo le basi, qualora la riforma raggiunga il suo obbiettivo, di creare una vera e propria asset class alternativa ai titoli di stato e alle obbligazioni corporate di grandi dimensioni.

29 ottobre 2015

Maurizio Corvino

la seconda parte di questo argomento: Le fonti di finanziamento delle imprese e i vantaggi delle emissioni dei minibond


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