L'adesione al condono non pemette di salvare i crediti d'imposta

la Corte di Cassazione ha confermato che l’adesione al condono non salva il credito d’imposta illegittimamente utilizzato

 

Con la sentenza n. 13037 del 24 giugno 2015 (ud. 5 maggio 2015) la Corte di Cassazione ha confermato che l’adesione al condono non salva il credito d’imposta illegittimamente utilizzato.

La sentenza

I giudici supremi confermano che la definizione agevolata di cui all’art. 9, della L. n. 289/2002 non modifica “gli importi di rimborsi e crediti derivanti da dichiarazioni presentate, il che comporta che nessuna modifica di tali importi può essere determinata da tale definizione e non sottrae all’amministrazione il potere di contestare il credito, atteso che il condono elide in tutto o in parte, per sua natura, il debito fiscale, ma non opera sui crediti che il contribuente possa vantare nei confronti del fisco, i quali restano soggetti all’eventuale contestazione da parte dell’ufficio (cfr., in tema di IVA, Cassazione civile sez. trib., 12 gennaio 2009, n. 375; conf. n. 18942 del 2010 e n. 5586 del 2010). Inoltre, è costante affermazione, sempre di questa Corte, che il condono mira a risolvere le controversie pendenti e a prevenire eventuali future vertenze a condizioni di particolare favore per il contribuente, in relazione ai tributi non ancora pagati; mentre del tutto estranea alla ratio di detta disciplina è la pretesa consolidazione di crediti d’imposta dichiarati dal contribuente, ma non sottoposti al vaglio dell’amministrazione finanziaria e che diventerebbero incontestabili, ancorchè in tutto o in parte insussistenti, per il solo fatto che il contribuente abbia ritenuto di usufruire del più favorevole trattamento, attivando la procedura di sanatoria, pagando gli importi dovuti in base alle disposizioni della legge di sanatoria e così definendo il rapporto per il periodo d’imposta cui la domanda stessa si riferisce (Cassazione civile sez. 1, 16 luglio 1996, n. 6429, e 16 novembre 1994, n. 9646)”.

Inoltre, rilevano i giudici, che la Corte costituzionale, nell’ordinanza n. 340 del 2005, ha precisato che l’art. 9, c. 10, lett. a, della stessa legge “preclude sì l’accertamento dei debiti tributari dei contribuenti che hanno ottenuto il condono, ma non impedisce di accertare l’inesistenza dei crediti, data la natura propria dei condono, che incide sui debiti tributari dei contribuenti e non sui loro crediti”.

 

Più in generale, la stessa Corte costituzionale, nella sentenza n. 416 del 2000, afferma che “l’amministrazione può procedere, nelle ipotesi tanto dell’art. 9 (commi 9 e 10) quanto dell’art. 15 della legge finanziaria 2003, all’accertamento diretto a dimostrare l’inesistenza di un diritto a un credito verso l’erario, proprio perchè il condono elide in tutto o in parte, per sua natura, il debito fiscale, ma non opera sui crediti che il contribuente possa vantare nei confronti del fisco, i quali restano soggetti all’eventuale contestazione da parte dell’ufficio (Cassazione civile sez. trib., 26 settembre 2014, n. 20433)”.

In applicazione di tale principio, la giurisprudenza di legittimità ha ripetutamente ritenuto essere legittimi gli atti impositivi, emessi dall’amministrazione finanziaria, successivamente al condono, per il recupero di crediti per II.DD. e IVA, derivanti da indebite deduzioni o detrazioni (i.e. ultimo Cassazione civile sez. trib., 8 aprile 2015, n. 6966).

Nota

In ordine al condono, l’Amministrazione finanziaria, con la circolare n. 22/E del 28 aprile 2003 (al punto 6.2) ha precisato che la definizione prevista dall’articolo 9 della legge n. 289/2002 (condono tombale) non spiega effetti sui crediti d’imposta utilizzati dai contribuenti in quanto “commisurati a presupposti che non hanno alcuna relazione con la base imponibile. Tali crediti di imposta hanno, infatti, funzioni incentivanti che si connettono al fenomeno tributario solo al momento del loro utilizzo in diminuzione delle imposte dovute”.

 

Pertanto, il controllo e l’accertamento della esistenza dei presupposti che ne legittimano la fruizione prescinde da ogni relazione con la base imponibile dichiarata o accertabile nei…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it