Studi di settore: i correttivi (quadro T) sono un flop!

Studi di settore: i correttivi sono un flop!
I correttivi degli studi di settore sono un flop, non colgono la situazione reale delle imprese. Di fatto, molte imprese sono passate da una situazione di congruità a una di non congruità. Lo ha affermato il sottosegretario all’Economia Paola De Micheli rispondendo in VI commissione finanze della Camera al Q.T. n. 5-06244, invitata a spiegare i motivi per cui, nonostante le indicazioni fornite nelle note metodologiche di riferimento degli studi di settore, molti soggetti che negli anni precedenti erano risultati congrui, con l’applicazione dei correttivi 2014 hanno perso la detta congruità.

Parto da tale premessa, estratta dal puntuale aggiornamento de “Il commercialista telematico”, per argomentare i passaggi della recente circolare sugli studi di settore in materia di correttivi e compilazione del quadro T, non sottraendomi dall’evidenziare quello che per gli addetti al lavoro è diventato qualcosa di più di un mal di pancia e che coincide con i diversi criteri di interpretazione adottati dall’entrate, che tendono a porre l’accento su aspetti formali piuttosto che sostanziali a secondo delle opportunità (il caso dirigenti e il caso regime premiale sono esempi interpretativi assoluti per incrociare una diversa misura degli aspetti formali e sostanziali nell’esercizio interpretativo offerto dalle entrate ) che non possono non condurre ad un rapporto tributario affatto equilibrato e privato totalmente del principio di collaborazione e del principio di legittimo affidamento.
Nella circolare 28/E/2015 del 17 luglio, con tempismo non proprio perfetto, l’agenzia delle entrate formula alcuni chiarimenti con riferimento all’applicazione dei correttivi agli studi di settore 2015.
Preliminarmente, e come si è avuto modo di argomentare nell’ambito del convegno organizzato dal Commercialista Telematico, la rilevante novità dei correttivi 2015 risiede nel cambio di criterio adottato per l’individuazione degli effetti della crisi ai fini dell’applicazione dei correttivi dell’indicatore di normalità riconducibile all’analisi delle scorte, e del correttivo congiunturale individuale.
Entrambi, infatti, si caratterizzano per l’attivazione subordinata alla verificata riduzione dell’efficienza produttiva.
Non volendo in questa sede approfondire gli sfuggenti metodi di calcolo della “efficienza produttiva” ci si limita a precisare (con parole povere) che:
L’efficienza produttiva è data da un valore che coincide con l’incidenza del costo riconducibile alle variabili dei beni strumentali e del personale impiegato sui ricavi dichiarati ai fini degli studi di settore.
Si ha riduzione dell’efficienza produttiva se il valore dell’efficienza produttiva dell’anno 2014 risulta essere inferiore al maggiore valore di efficienza produttiva calcolato per l’anno 2011, 2012, 2013.

DIFFERENZA RISPETTO AI CORRETTIVI CONGIUNTURALI PRECEDENTI

In altri termini mentre fino all’anno 2013 il correttivo congiunturale individuale operava in relazione ad una contrazione dei costi variabili espressione di una riduzione dell’attività produttiva, a decorrere dal 2014, i correttivi congiunturali operano se l’incidenza del valore dei beni strumentali e delle variabili riconducibili ai dipendenti sui ricavi è aumentata.

REQUISITO DELL’OMOGENEITA’ NELL’ATTIVITA’ ESERCITATA
L’applicazione dei correttivi in trattativa (analisi delle scorte e correttivo congiunturale individuale) è subordinata alla corretta compilazione del quadro T del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore che devono consentire la verifica della contrazione dell’efficienza produttiva.
Le istruzioni, parte generale, …

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