Studi di settore: i correttivi (quadro T) sono un flop!

di Mario Agostinelli

Pubblicato il 31 agosto 2015

manca un mese alla scadenza per l'invio del modello Unico 2015 e continuano ad emergere problematiche sulla compilazione degli studi di settore: soprattutto per i professionisti i correttivi anticrisi sembrano non adatti alla realtà economica

Studi di settore: i correttivi sono un flop!

I correttivi degli studi di settore sono un flop, non colgono la situazione reale delle imprese. Di fatto, molte imprese sono passate da una situazione di congruità a una di non congruità. Lo ha affermato il sottosegretario all'Economia Paola De Micheli rispondendo in VI commissione finanze della Camera al Q.T. n. 5-06244, invitata a spiegare i motivi per cui, nonostante le indicazioni fornite nelle note metodologiche di riferimento degli studi di settore, molti soggetti che negli anni precedenti erano risultati congrui, con l'applicazione dei correttivi 2014 hanno perso la detta congruità.



Parto da tale premessa, estratta dal puntuale aggiornamento de "Il commercialista telematico", per argomentare i passaggi della recente circolare sugli studi di settore in materia di correttivi e compilazione del quadro T, non sottraendomi dall'evidenziare quello che per gli addetti al lavoro è diventato qualcosa di più di un mal di pancia e che coincide con i diversi criteri di interpretazione adottati dall'entrate, che tendono a porre l'accento su aspetti formali piuttosto che sostanziali a secondo delle opportunità (il caso dirigenti e il caso regime premiale sono esempi interpretativi assoluti per incrociare una diversa misura degli aspetti formali e sostanziali nell'esercizio interpretativo offerto dalle entrate ) che non possono non condurre ad un rapporto tributario affatto equilibrato e privato totalmente del principio di collaborazione e del principio di legittimo affidamento.

Nella circolare 28/E/2015 del 17 luglio, con tempismo non proprio perfetto, l’agenzia delle entrate formula alcuni chiarimenti con riferimento all’applicazione dei correttivi agli studi di settore 2015.

Preliminarmente, e come si è avuto modo di argomentare nell’ambito del convegno organizzato dal Commercialista Telematico, la rilevante novità dei correttivi 2015 risiede nel cambio di criterio adottato per l’individuazione degli effetti della crisi ai fini dell’applicazione dei correttivi dell’indicatore di normalità riconducibile all’analisi delle scorte, e del correttivo congiunturale individuale.

Entrambi, infatti, si caratterizzano per l’attivazione subordinata alla verificata riduzione dell’efficienza produttiva.

Non volendo in questa sede approfondire gli sfuggenti metodi di calcolo della “efficienza produttiva” ci si limita a precisare (con parole povere) che:

L’efficienza produttiva è data da un valore che coincide con l’incidenza del costo riconducibile alle variabili dei beni strumentali e d