Il restyling della sospensione cautelare delle sentenze tributarie

di Ignazio Buscema

Pubblicato il 26 agosto 2015

analisi delle norme del Decreto legislativo in fase di approvazione, che vanno a proporre un nuovo quadro delle misure cautelari possibili all'interno sistema processuale tributario (Ignazio Buscema e Maria Matteo Verdicchio)

De iure condito

L'art. 47 del decreto n. 546/1992 prevede solo la possibilità di per il contribuente di chiedere la sospensione dell'efficacia esecutiva dell'atto impugnato. L'art. 49 del citato D.lgs. 54/1992, esclude espressamente l'operatività, in ambito tributario, dell'art. 337 c.p.c.; disposizione che consente, in ambito civilistico, la richiesta sospensione dell'esecutività delle sentenze. De iure condito, non è consentito al contribuente soccombente nel primo grado di giudizio, di chiedere al giudice di seconde cure la sospensione dell'esecutività della sentenza. Il disposto dell'art. 49 del Digs. n. 546/1992, espressamente, esclude l'operatività, nell'ambito del processo tributario, dell'art. 337 c.p.c. e, correlativamente, degli artt. 283 e 373 c.p.c., in tema, rispettivamente, dell'esecutività della sentenza di primo grado e dell'esecuzione della sentenza pronunciata dal giudice dell'impugnazione. L’attuale quadro normativo, che contiene una restrizione alla struttura del processo cautelare, non è adeguato alle finalità perseguite dalla giurisdizione cautelare: garantire la effettiva e piena attuazione del dictum della emananda sentenza definitiva. Pertanto, attualmente non vi sono strumenti processuali idonei ad evitare che la situazione giuridica soggettiva dedotta in giudizio (diritto soggettivo od interesse legittimo) sia esposta al rischio di un danno irreparabile durante il tempo necessario per il suo accertamento. Peraltro, la Corte costituzionale con la sentenza 16 aprile 2012, n. 109 ha ribadito, alla luce dell’assunto secondo cui la tutela giurisdizionale, dovendo essere effettiva, non può consentire che la durata del processo (contenuta in tempi ragionevoli ai sensi dell’art. 111 della Costituzione) si risolva in vantaggio per la parte soccombente ed in danno per la parte vincitrice,che sussiste l’applicabilità, nel processo tributario:

- dell’art. 373 c.p.c., relativo alla possibilità, per il giudice di appello, di sospendere la sentenza dallo stesso emessa e impugnata mediante ricorso per Cassazione;

- dell’art. 283 c.p.c., relativo alla possibilità, per il giudice di appello, di sospendere la sentenza di primo grado.

Non è, quindi, fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 49, D.Lgs. n. 546/1992, nella parte in cui, così come erroneamente