Il problema della cancellazione dei crediti di dubbia e difficile esazione (prima parte)

Mentre i responsabili sono alle prese con la fase di riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi, particolare problema in tale fase viene rappresentato dalla possibilità di stralciare i crediti di dubbia esigibilità in considerazione della loro vetustà. Il vantaggio della cancellazione definitiva di tali crediti attivi e duplice, da un alto sarà possibile beneficiare della facoltà riconosciuta ai nuovi enti non sperimentatori, di spalmare l’eventuale disavanzo ottenuto dalla loro cancellazione fino a trent’anni, e dall’altro la riduzione della massa dei residui attivi creerà meno problemi di eventuali disavanzi in occasione del calcolo del Fondo crediti di Dubbia Esigibilità nel successivo conto consuntivo dell’anno 2015. Proprio al fine di evitare tali comportamenti opportunistici, la Corte dei Conti, Sezione delle Autonomie, nella deliberazione n.4/2015 avverte le Sezioni regionali di controllo, di procedere alla puntuale verifica delle operazioni condotte dai Comuni in merito proprio allo stralcio dai loro bilanci dei residui attivi vetusti.

La preoccupazione della nomofilachia è quella non solo del comportamento opportunistico che spingerebbe i Comuni all’eliminazione dei propri residui attivi per beneficiare della possibile distribuzione in 30 anni del disavanzo ottenuto, ma soprattutto nell’abbandonare la stessa possibilità delle azioni di recupero che verrebbero frustrate dalla loro cancellazione.

Sulla preoccupazione da parte degli enti locali riguardanti le disposizioni della legge finanziaria 2015, sul difficile recupero dei ruoli presso Equitalia per importi di tasse e tributi inferiori ai 300 Euro, con comunicato del 03/03/2015 la stessa Equitalia rassicurava gli enti locali precisando che “L’articolo 1, comma 688, della legge di Stabilità (legge 23 dicembre 2014, n.190) prevede che gli Enti creditori (Erario, Inps, Comuni, Enti territoriali) non debbano controllare le azioni svolte dagli Agenti della riscossione per recuperare le partite, di valore inferiore o pari a 300 euro, dichiarate non più esigibili. La norma si riferisce pertanto esclusivamente ai rapporti tra gli Enti pubblici creditori ed Equitalia, ma non ha alcun effetto sui debiti dei contribuenti e non esenta gli Agenti della riscossione dall’applicazione delle ordinarie procedure di legge.

Diventa, allora, interessante verificare quello che è consentito e quello che non lo è, ripercorrendo il principio contabile applicato concernente la contabilità finanziaria (allegato 4/2 al d.lgs.118/2011).

RIACCERTAMENTO DEI RESIDUI ATTIVI

Secondo il principio contabile della competenza finanziaria potenziata, i responsabili delle entrate avranno cura di verificare in modo puntuale individuando formalmente le seguenti categorie di crediti:

  • i crediti di dubbia e difficile esazione;

  • i crediti riconosciuti assolutamente inesigibili;

  • i crediti riconosciuti insussistenti, per l’avvenuta legale estinzione o per indebito o erroneo accertamento del credito;

  • i crediti non imputati correttamente in bilancio a seguito di errori materiali o di revisione della classificazione del bilancio, per i quali è necessario procedere ad una loro riclassificazione;

  • i crediti imputati all’esercizio di riferimento che non risultano di competenza finanziaria di tale esercizio, per i quali è necessario procedere alla reimputazione contabile all’esercizio in cui il credito o il debito è esigibile.

CREDITI DI DUBBIA E DIFFICILE ESAZIONE

In riferimento ai crediti di dubbia e difficile esazione, il principio contabile precisa che sulla base della ricognizione effettuata, il responsabile dell’entrata dovrà procede all’accantonamento al fondo di crediti, di dubbia e difficile esigibilità vincolando a tal fine una quota dell’avanzo di amministrazione.

Trascorsi tre anni dalla scadenza di un credito di dubbia e difficile esazione non riscosso, il responsabile del servizio competente alla gestione dell’entrata valuta l’opportunità di…

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