Processo tributario: la rimessione della causa alla Commissione di primo grado

La causa è decisa nel merito1 dal giudice d’appello salvo i casi, tassativamente2 previsti dall’articolo 59 del D.Lgs. 546/92, di rimessione alla CT Provinciale, al fine di rispettare il principio del doppio grado ed il principio del contraddittorio.

 

La Commissione tributaria regionale rimette la causa alla Commissione tributaria provinciale che ha emesso la sentenza impugnata, quando dichiara la competenza «declinata» (perché la Commissione tributaria provinciale era effettivamente competente per territorio) o la giurisdizione «negata» (perché la materia controversa effettivamente rientrava nella giurisdizione delle Commissioni tributarie) dal primo giudice; si evita, in tal modo, di perdere un grado di giudizio riconosce che nel giudizio di 1′ grado il contraddittorio3 non è stato regolarmente costituito o integrato: a condizione, però, che “sia stato dal contribuente correttamente individuato l’Ufficio della Amministrazione cui spetta la legittimazione passiva al giudizio, non nel caso in cui sia stato evocato in giudizio un Ufficio non legittimato a contraddire, essendo mancata in radice, in tal caso, la rituale instaurazione del rapporto processuale e non essendosi determinata una mera irregolarità del contraddittorio, cui porre rimedio con la regolarizzazione dello stesso innanzi al primo giudice; né tale fattispecie si verifica nel caso di omessa comunicazione dell’avviso di trattazione da parte della segreteria della Commissione tributaria provinciale, che “costituisce causa di nullità della sentenza, ma non legittima il rinvio della causa, da parte del giudice di appello, alla suddetta Commissione, non rientrando in alcuna delle tassative ipotesi elencate nel D. Lgs. n. 546 del 1992, art. 59; ed in particolare della lettera b) che fa esclusivo riferimento alla mancata costituzione o integrazione del contraddittorio4.

 

Per gli stessi motivi (nel caso di mancata fissazione, da parte del giudice di primo grado, del termine per consentire al ricorrente di munirsi della assistenza tecnica obbligatoria) la riforma della sentenza di prime cure dichiarativa della inammissibilità del ricorso ad opera della Commissione tributaria regionale non consente a quest’ultima di procedere direttamente all’esame del merito, ma impone la rimessione della causa alla Commissione la cui Sentenza viene appellata, affinché inviti il contribuente a munirsi della prescritta assistenza tecnica e, nel caso di inottemperanza all’invito, dichiari l’inammissibilità del ricorso riconosce che la sentenza impugnata, erroneamente giudicando, ha dichiarato estinto il processo (in sede di reclamo contro il provvedimento presidenziale); riconosce che il collegio della Commissione tributaria provinciale non era legittimamente composto; manca la sottoscrizione della sentenza da parte del giudice di primo grado.

 

Se si verificano fattispecie diverse (da quelle appena indicate), la Commissione tributaria regionale non può rinviare la causa al giudice di primo grado, ma deve decidere nel merito, ordinando, se occorre, la rinnovazione degli atti nulli. La rimessione della causa alla Commissione provinciale è prevista dalla legge solo per ipotesi tassative ed eccezionali, al di fuori delle quali la CTR (qualora accolga l’appello) è tenuta a decidere la causa nel merito, trattandosi di mezzo di impugnazione a carattere sostitutivo, e non ostandovi il principio del doppio grado di giurisdizione che, oltre a non trovare garanzia costituzionale nel nostro ordinamento, postula solo che una questione venga successivamente proposta a due giudici di grado diverso e non anche che venga decisa da entrambi. Se accoglie l’appello, la CTR deve decidere la causa nel merito; la rimessione della causa alla Commissione tributaria provinciale vale solo per ipotesi tassative ed eccezionali.

 

L’art. 59, D.Lgs. n. 546/1992, nel prevedere i casi di rimessione alla Commissione provinciale che ha emesso la sentenza impugnata da parte della commissione tributaria…

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