Il Piano Nazionale Anticorruzione: uno strumento per il recupero della competitività

  1. Premessa.

Il Piano Nazionale di Prevenzione della Corruzione è il documento previsto dall’art. 2 della legge 6 novembre 2012, n. 190, recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”, che prevede le modalità attraverso le quali le Amministrazioni Pubbliche definiscono e comunicano alla Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche (CIVIT), all’Autorità Nazionale Anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza delle Amministrazioni Pubbliche (A.N.AC.), ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica la valutazione del diverso livello di esposizione degli uffici a rischio di corruzione, indicando gli interventi organizzativi volti a prevenire il medesimo rischio (art. 1, comma 5).

La strategia di prevenzione del fenomeno è articolato su due livelli:

  • nazionale, laddove il Dipartimento della Funzione Pubblica predispone, sulla base di linee di indirizzo adottate da un Comitato interministeriale, il Piano Nazionale Anticorruzione, successivamente approvato dalla menzionata Commissione Indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle Amministrazioni Pubbliche;

  • decentrato, laddove ogni pubblica amministrazione definisce un Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione, che, sulla base delle prescrizioni contenute nel Piano Nazionale, effettua l’analisi e la valutazione dei rischi specifici di corruzione, conseguentemente individua gli interventi destinati a prevenirli.

La struttura del piano – così articolata – risponde alla necessità di conciliare una precipua esigenza: la coerenza del sistema a livello nazionale con l’autonoma attività delle singole amministrazioni per l’efficacia e l’efficienza delle soluzioni.

Il Piano Nazionale Anticorruzione è nato con il precipuo scopo di attuare una strategia di prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione, elaborata a livello nazionale ed internazionale.

Ovviamente il sistema non può essere ermetico, ma deve svilupparsi e modificarsi a seconda delle esigenze e del feedback ricevuto dalle singole amministrazioni, in modo da poter disporre, proprio in relazione al predetto feedback ottenuto, di strumenti di prevenzione che nel tempo possono essere modificati o sostituiti in modo da essere sempre più efficaci e mirati.

Inoltre, l’adozione del Piano Nazionale Anticorruzione tiene conto della necessità di uno sviluppo crescente e progressivo del sistema di prevenzione, consci che il positivo esito degli interventi dipende in gran parte dal consenso sulle politiche di prevenzione, dalla loro accettazione e dalla loro concreta promozione da parte di tutti i soggetti coinvolti.

Per tali motivi il Piano Nazionale Anticorruzione ha la funzione principale di agevolare la piena attuazione delle misure legali ovvero quegli strumenti di prevenzione della corruzione che sono disciplinati dalla legge.

  1. Organizzazione e contenuti del Piano Nazionale Anticorruzione.

  1. Elaborazione.

Al fine di poter procedere all’elaborazione del Piano Nazionale Anticorruzione, è stata predisposta una procedura di consultazione indirizzata non solo ai membri del Governo e delle Autorità istituzionali in materia, ma anche a quelli della Scuola Nazionale di Amministrazione, della World Bank e, infine, dell’Organizzazione Non Governativa Trasparency-It.

Molti dei soggetti coinvolti ha formulato pareri e suggerimenti di cui si è tenuto conto nell’elaborazione della proposta del Piano in questione.

  1. Struttura del Piano.

I contenuti del Piano sono strutturati in tre sezioni:

  • obiettivi strategici e azioni previste, da implementare a livello nazionale nel triennio 2013-2015;

  • indicazioni circa le comunicazioni dei dati e delle informazioni da fornire al Dipartimento della Funzione Pubblica;

  • strategie di prevenzione e direttive impartite ad ogni singola Pubblica…

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