Il Piano Nazionale Anticorruzione: uno strumento per il recupero della competitività

di Vincenzo Mirra

Pubblicato il 29 gennaio 2015

La corruzione, come noto, costituisce un “costo” economico e sociale che incide fortemente sulla rete imprenditoriale compromettendo la competitività nazionale; tra gli strumenti messi in campo dal Legislatore vi è l’Autorità Anticorruzione ed il Piano Nazionale Anticorruzione alle quali tutti i soggetti portatori di interessi pubblici (come gli enti locali territoriali) devono adeguarsi



  1. Premessa.

Il Piano Nazionale di Prevenzione della Corruzione è il documento previsto dall'art. 2 della legge 6 novembre 2012, n. 190, recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”, che prevede le modalità attraverso le quali le Amministrazioni Pubbliche definiscono e comunicano alla Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche (CIVIT), all’Autorità Nazionale Anticorruzione e per la valutazione e la trasparenza delle Amministrazioni Pubbliche (A.N.AC.), ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione Pubblica la valutazione del diverso livello di esposizione degli uffici a rischio di corruzione, indicando gli interventi organizzativi volti a prevenire il medesimo rischio (art. 1, comma 5).

La strategia di prevenzione del fenomeno è articolato su due livelli:

  • nazionale, laddove il Dipartimento della Funzione Pubblica predispone, sulla base di linee di indirizzo adottate da un Comitato interministeriale, il Piano Nazionale Anticorruzione, successivamente approvato dalla menzionata Commissione Indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle Amministrazioni Pubbliche;

  • decentrato, laddove ogni pubblica amministrazione definisce un Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione, che, sulla base delle prescrizioni contenute nel Piano Nazionale, effettua l’analisi e la valutazione dei rischi specifici di corruzione, conseguentemente individua gli interventi destinati a prevenirli.

La struttura del piano - così articolata - risponde alla necessità di conciliare una precipua esigenza: la coerenza del sistema a livello nazionale con l’autonoma attività delle singole amministrazioni per l’efficacia e l’efficienza delle soluzioni.

Il Piano Nazionale Anticorruzione è nato con il precipuo scopo di attuare una strategia di prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione, elaborata a livello nazionale ed internazionale.

Ovviamente il sistema non può essere ermetico, ma deve svilupparsi e modificarsi a seconda delle esigenze e del feedback ricevuto dalle singole amministrazioni, in modo da poter disporre, proprio in relazione al predetto feedback ottenuto, di strumenti di prevenzione che nel tempo possono essere modificati o sostituiti in modo da essere sempre più efficaci e mirati.

Inoltre, l’adozione del Piano Nazionale Anticorruzione tiene conto della necessità di uno sviluppo crescente e progressivo del sistema di prevenzione, consci che il positivo esito degli interventi dipende in gran parte dal consenso sulle politiche di prevenzione, dalla loro accettazione e dalla loro concreta promozione da parte di tutti i soggetti coinvolti.

Per tali motivi il Piano Nazionale Anticorruzione ha la funzione principale di agevolare la piena attuazione delle misure legali ovvero quegli strumenti di prevenzione della corruzione che sono disciplinati dalla legge.



  1. Organizzazione e contenuti del Piano Nazionale Anticorruzione.

  1. Elaborazione.

Al fine di poter procedere all’elaborazione del Piano Nazionale Anticorruzione, è stata predisposta una procedura di consultazione indirizzata non solo ai membri del Governo e delle Autorità istituzionali in materia, ma anche a quelli della Scuola Nazionale di Amministrazione, della World Bank e, infine, dell’Organizzazione Non Governativa Trasparency-It.

Molti dei soggetti coinvolti ha formulato pareri e suggerimenti di cui si è tenuto conto nell’elaborazione della proposta del Piano in questione.

  1. Struttura del Piano.

I contenuti del Piano sono strutturati in tre sezioni:

  • obiettivi strategici e azioni previste, da implementare a livello nazionale nel triennio 2013-2015;

  • indicazioni circa le comunicazioni dei dati e delle informazioni da fornire al Dipartimento della Funzione Pubblica;

  • strategie di prevenzione e direttive impartite ad ogni singola Pubblica Amministrazione per l’applicazione delle misure di prevenzione.

Il Piano si completa, infine, con gli Allegati e le Tavole sintetiche ove sono indicate le misure che le singole amministrazioni debbono applicare con la relativa tempistica.

  1. Destinatari.

I destinatari sono tutte le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ma anche:

  • le regioni, gli enti del Servizio Sanitario Nazionale, gli enti locali e gli enti ad essi collegati;

  • il personale delle Forze armate, Forze di polizia ad ordinamento civile e militare, della carriera diplomatica e prefettizia, i professori e ricercatori universitari, disciplinati dai propri ordinamenti, ai sensi dell’art. 3 del Decreto Legislativo appena menzionato, per i quali le competenti amministrazioni dovranno assicurare l’adozione di iniziative e misure di prevenzione analoghe a quelle previste per il personale c.d. contrattualizzato, con gli adattamenti necessari e tenendo conto delle specificità di ciascun ordinamento;

  • gli enti pubblici economici (ivi comprese l’Agenzia del demanio e le autorità portuali), gli enti di diritto privato in controllo pubblico1, le società partecipate e quelle da esse controllate.

Pur se non specificatamente previsto, il Piano invita le Autorità amministrative indipendenti, le amministrazioni della Camera e del Senato, della Corte costituzionale, della Presidenza della Repubblica, e degli organi di autogoverno della Magistratura e dell’Avvocatura dello Stato di valutare l’adozione di analoghe iniziative, con lo scopo di attuare un’adeguata politica di prevenzione del rischio di corruzione.

  1. Obiettivi.

La strategia adottata è finalizzata al perseguimento de