L’obbligo dei comuni della riduzione della spesa per beni e servizi: alcune criticità

Vediamo da vicino alcune problematiche relative al contenimento delle spese per beni e servizi disposte dal D.L.66/2014 (Spending Review 2014) per gli Enti locali. In particolare l’art.8 prevede un taglio del fondo di solidarietà da trasferire ai Comuni e che gli stessi dovranno compensare con obbligo di riduzione delle spese. La normativa prevede, in particolare, due possibilità:

La prima prevista dalla lettera a) del comma 8, a mente della quale le Amministrazioni Pubbliche sono autorizzate, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, a ridurre gli importi dei contratti in essere aventi ad oggetto acquisto o fornitura di beni e servizi, nella misura del 5 per cento, per tutta la durata residua dei contratti medesimi. Le parti hanno facoltà di rinegoziare il contenuto dei contratti, in funzione della suddetta riduzione. E’ fatta salva la facoltà del prestatore dei beni e dei servizi di recedere dal contratto entro 30 giorni dalla comunicazione della manifestazione di volontà di operare la riduzione senza alcuna penalità da recesso verso l’amministrazione. Il recesso è comunicato all’Amministrazione e ha effetto decorsi trenta giorni dal ricevimento della relativa comunicazione da parte di quest’ultima. In caso di recesso, le Amministrazioni di cui al comma 1, nelle more dell’espletamento delle procedure per nuovi affidamenti, possono, al fine di assicurare comunque la disponibilità di beni e servizi necessari alla loro attività, stipulare nuovi contratti accedendo a convenzioni-quadro di Consip S.p.A., a quelle di centrali di committenza regionale o tramite affidamento diretto nel rispetto della disciplina europea e nazionale sui contratti pubblici;

La seconda contenuta nella lettera b) del citato comma 8 dove è previsto che le citate amministrazioni pubbliche sono “tenute ad assicurare che gli importi e i prezzi dei contratti aventi ad oggetto acquisto o fornitura di beni e servizi stipulati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto non siano superiori a quelli derivati, o derivabili, dalle riduzioni di cui alla lettera a), e comunque non siano superiori ai prezzi di riferimento, ove esistenti, o ai prezzi dei beni e servizi previsti nelle convenzioni quadro stipulate da Consip S.p.A., ai sensi dell’articolo 26 della legge 23 dicembre 1999, n. 488”.

Vediamo nel dettaglio le problematiche evidenziante dal Senato nella relazione illustrativa alla conversione in legge del Decreto IRPEF.

COMMENTI DEL SERVIZIO BILANCIO DEL SENATO

Nella relazione illustrativa del provvedimento, il servizio bilancio del Senato mette in guardia il Governo e il Parlamento sugli effetti di tali norme, ed in particolare precisa quanto segue.

CONTRATTI DI BENI E SERVIZI DA STIPULARE

Evidenziano gli esperti del Senato, come le disposizioni indicate alla lettera b) non presentano particolari profili di problematicità, essendo la stessa rivolta ad assicurare maggiore “economicità” alle spese per l’acquisto di beni e servizi a far data dai contratti di appalto e fornitura, in relazione agli obiettivi di risparmio di cui ai commi precedenti.

CONTRATTI DA STIPULARE

La preoccupazione degli esperti è essenzialmente rivolta ai contratti che saranno stipulati dall’entrata in vigore del presente decreto-legge, così come prevista nel contenuto di cui alla lettera a) che interviene sui rapporti contrattuali in essere con i fornitori. Si evidenzia, a tal fine, come in merito alla prevista riduzione dei contratti vigenti, dal tenore della norma, tale intervento non sembrando prefigurare una mera facoltà in capo alle amministrazioni, la norma appare rivestire portata generale e tassativa, rispetto alla spesa sostenuta a legislazione vigente dalle amministrazioni di tutti i comparti della PA, e ciò per tutti i contratti di fornitura già stipulati. Precisato quanto in premessa, i tecnici di Palazzo Madama sottolineano quanto di seguito:

Il primo dubbio nasce da un punto di vista squisitamente giuridico,…

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