Studi di settore: la prova spetta all’ufficio

di Enzo Di Giacomo

Pubblicato il 10 febbraio 2014

è il Fisco che deve provare l’applicabilità dello standard prescelto con lo studio di settore al caso concreto anche se il giudice può tener conto degli elementi forniti dal contribuente

L’ufficio deve provare l’applicabilità dello standard prescelto con lo studio di settore al caso concreto anche se il giudice può tener conto degli elementi forniti dal contribuente.

Quanto precede è contenuto nella sent. n. 480/9/13 del 13 dicembre u.s. emanata dalla CTR di Roma da cui emerge che il meccanismo presuntivo degli studi di settore deve dimostrare una effettiva capacità contributiva diversa rispetto ai dati dichiarati.

L’art. 12, comma 5, del dl n. 69/1989, prevede che i coefficienti di congruita' dei ricavi, compensi e corrispettivi nonche' di riscontro degli elementi positivi e negativi di reddito possono, essere utilizzati, in quanto applicabili, ai fini delle presunzioni di cui all'art. 39, primo comma, lettera d), del Dpr n. 600/73, e 54, comma 2, del decreto del Dpr 633/72.

I parametri elaborati con gli studi di settoreconsentono, inoltre, di valutare i ricavi o i compensi che possono imputarsi al contribuente attraverso analisi economiche e tecniche statistico-matematiche. In sostanza, consentono di tracciare i rapporti che possono originarsi tra le variabili strutturali e contabili delle società costituite da lavoratori autonomi con riferim