L’IRAP ed il medico pediatra convenzionato con il SSN che utilizza lavoro altrui

fra i tanti casi di esclusione dall’IRAP, quello del medico di base convenzionato col Servizio Sanitatario Nazionale è quello che presenta gli aspetti più complessi e che da più chance al contribuente di vedere accolte le proprie richieste

Premessa.

Con la sentenza della CTP. di Venezia sez. 13 sent. n. 21 del 12/12/2012, la 13′ sezione della Commissione tributaria provinciale di Venezia ha negato la soggezione ad IRAP di un pediatra convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che aveva aderito ad una delle forme associative previste dall’Accordo Collettivo Nazionale della Pediatria1, e aveva alle proprie dipendenze una segretaria part-time ed un’infermiera.

Com’è intuibile l’Agenzia delle Entrate aveva sostenuto che ciascuna delle due suddette circostanze dimostrava di per sé la ricorrenza del presupposto impositivo IRAP, citando a supporto della propria tesi varie pronunce della Corte di Cassazione2.

Esaminiamo quindi di seguito i motivi in base ai quali i giudici, pur in presenza delle due suddette circostanze, hanno escluso il presupposto IRAP nel caso di specie.

 

L’esercizio in forma associata dell’attività professionale svolta in regime di convenzione con il SSN e la sua inidoneità a produrre “valore aggiunto”.

Nella sentenza in commento i giudici, sottolineando che “…non è la forma organizzativa adottata dal professionista che incide sulla capacità di produrre reddito, ma precisi canoni convenzionali che stabiliscono in modo puntuale il numero massimo di assistiti per ciascun professionista (indipendentemente dalla forma organizzativa)…”, hanno ritenuto che l’esercizio associato dell’attività convenzionata non permette di qualificare l’attività stessa come “autonomamente organizzata”, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2 D.Lgs. 446/1997.

Pertanto l’adozione di una simile modalità organizzativa da parte del medico convenzionato, lasciando invariato il c.d. massimale di scelte di cui lo stesso può essere titolare3 e con esso la potenzialità reddittuale dell’attività svolta in regime di convenzione, non è a priori idonea a produrre valore aggiunto, ossia a creare il fatto economico, indice di capacità contributiva, colpito dall’IRAP4.

Per comprendere appieno simile affermazione bisogna tener presente che il c.d. massimale di scelte, in virtù dei criteri fissati dall’ACN Pediatria5, segna in buona sostanza il limite della potenzialità reddittuale/economica dell’attività convenzionata dato che quest’ultima dipende in larga misura dal numero di utenti del SSN che il pediatra convenzionato ha effettivamente in carico6.

E se detto numero non può mai superare un certo limite prestabilito7, che rimane invariato anche nell’ipotesi in cui il libero professionista aderisca ad una delle forme associative previste dall’ACN Pediatria, è chiaro che non si può ravvisare in ciò una circostanza idonea a qualificare l’attività convenzionata come “autonomamente organizzata”, ossia produttiva di valore aggiunto.

Una volta chiariti tali aspetti, appare piuttosto evidente che le sentenze della Corte di Cassazione citate dall’Agenzia delle Entrate a sostegno della propria tesi8, essendo relative ad attività professionali diverse da quella svolta nell’ambito della convenzione con il SSN e pertanto non caratterizzate da quel limite alla reddittività che è insito in quest’ultima, non risultano conferenti rispetto al caso di specie.

Le argomentazioni esplicitate nella sentenza in commento per negare il presupposto impositivo IRAP con riferimento all’esercizio associato dell’attività convenzionata si presentano molto simili a quelle oggi utilizzate da una parte della giurisprudenza di merito per negare la possibilità stessa di ravvisare il presupposto impositivo IRAP nell’attività professionale svolta in regime di convenzione con il SSN9.

Tale orientamento, ad oggi minoritario, sottolinea in buona sostanza il fatto che per effetto della peculiare disciplina dettata dall’ACN Pediatria la reddittività/potenzialità economica dell’attività libero-professionale svolta in regime di convenzione con il SSN non dipende, come di regola accade per le attività libero-professionali, dalla quantità e qualità delle risorse impiegate dal professionista: si…

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